La qualità dell’aria è una delle dimensioni più concrete attraverso cui la crisi ambientale entra nella vita quotidiana delle persone. E per tutelarla servono misure concrete, come una drastica riduzione delle emissioni di inquinanti atmosferici e di gas serra e l’aumento degli spazi verdi in città. Il WWF Italia commenta così i dati presentati oggi dal Copernicus Atmosphere Monitoring Service (CAMS), che mostrano quanto il problema delle emissioni inquinanti sia globale e quanto il cambiamento climatico possa contribuire a modificarne intensità e diffusione.
La complicità delle ondate di caldo
Nei primi otto mesi del 2026, appena il 5% della popolazione mondiale ha respirato livelli di ozono classificati come “Good”, cioè entro le linee guida dell’Organizzazione Mondiale della Sanità. Al contrario, quasi il 40% della popolazione mondiale è stata esposta a livelli classificati come “Poor”, “Very Poor” o “Extremely Poor”. In Europa, nello stesso periodo, il 50% della popolazione è stato esposto a una di queste tre categorie di qualità dell’aria per l’ozono.
È un dato particolarmente significativo perché l’ozono troposferico è un inquinante secondario: non nasce direttamente dalle emissioni, ma si forma in atmosfera attraverso reazioni chimiche che coinvolgono altri inquinanti, favorite dalla radiazione solare e dalle temperature elevate. Le ondate di calore possono quindi contribuire ad aggravare l’inquinamento da ozono, rendendo sempre più evidente l’interconnessione tra cambiamento climatico e qualità dell’aria.
Il pericolo per la salute umana
Lo stesso ozono troposferico è inoltre un gas serra, aggiungendo un ulteriore elemento alla complessa relazione tra atmosfera, clima e inquinamento. La complessità dell’ozono rende inoltre evidente che la qualità dell’aria non può essere affrontata soltanto su scala locale: gli inquinanti precursori possono essere trasportati a distanza e le condizioni atmosferiche ne influenzano formazione e distribuzione.
La dimensione sanitaria rende ancora più evidente la portata del problema. Secondo l’Organizzazione Mondiale della Sanità, il 99% della popolazione mondiale vive in luoghi in cui la qualità dell’aria non rispetta le linee guida OMS e l’inquinamento atmosferico ambientale è associato a oltre 4 milioni di morti premature ogni anno. Gli effetti dell’inquinamento non riguardano soltanto l’apparato respiratorio e cardiovascolare: le evidenze scientifiche mostrano conseguenze su numerosi organi e sistemi dell’organismo.
L’importanza del verde urbano
In questo scenario, la natura nelle città può rappresentare una parte importante della risposta. Il verde urbano non sostituisce le politiche necessarie a ridurre le emissioni alla fonte e non può essere considerato una soluzione automatica all’inquinamento atmosferico. Ma alberi, arbusti, prati e altri spazi verdi, se progettati in modo adeguato al contesto, possono contribuire a migliorare la qualità dell’aria attraverso l’intercettazione di parte del particolato e di alcuni inquinanti, oltre a mitigare le temperature locali e l’effetto isola di calore grazie all’ombreggiamento e all’evapotraspirazione.
Per questo il verde urbano non dovrebbe essere considerato un elemento ornamentale, ma una vera infrastruttura della città. Un’infrastruttura che deve essere progettata tenendo insieme biodiversità, adattamento climatico, qualità dell’ambiente e salute delle persone, scegliendo specie, densità e configurazioni adeguate alle caratteristiche di ciascun luogo.
Il ruolo di Urban Nature
È questo l’obiettivo di Urban Nature, il festival WWF della natura in città che il 3 e 4 ottobre torna con la sua decima edizione: riportare la natura al centro della progettazione delle nostre città e riconoscerne il valore non solo per la biodiversità, ma anche per la qualità della vita delle persone. Di fronte a temperature sempre più elevate e a una qualità dell’aria che continua a rappresentare una delle principali pressioni ambientali sulla salute, avere più natura nelle città significa contribuire ad aumentare la capacità degli ambienti urbani di affrontare queste pressioni e, al tempo stesso, creare luoghi più vivibili, resilienti e salutari.