Realizzati solo 13 interventi su 56 previsti
Oggi a Parma l’evento di AIPo per raccontare i risultati raggiunti dal progetto, ma nessun rappresentante delle realtà ideatrici WWF Italia e ANEPLA è stato invitato
L’Agenzia Interregionale del Po (AIPo) ha organizzato oggi, 19 giugno, a Parma l’evento di presentazione “L’investimento PNRR – Next Generation EU. ‘Rinaturazione dell’area del Po’: risultati raggiunti e prospettive per il futuro”. Una mattinata dove saranno presenti tutte le istituzioni coinvolte, dai rappresentanti della Commissione europea, al Ministero dell’Ambiente e della Sicurezza Energetica, all’Autorità di bacino distrettuale del fiume Po, agli Assessori regionali e ai rappresentanti istituzionali e tecnici di AIPo, ente promotore dell’iniziativa ma anche attuatore del progetto.
Il WWF denuncia l’assenza di rappresentanti della società civile e delle stesse organizzazioni ideatrici e promotrici del progetto, WWF Italia e ANEPLA di Confindustria. Un’esclusione che avviene mentre l’associazione sottolinea come, a fronte di 56 interventi previsti per 357 milioni stanziati, ne siano stati realizzati solo 13. Un risultato non certo esaltante che evidenzia la necessità di un confronto aperto sugli esiti di quello che doveva essere il primo grande laboratorio di river restoration in Italia.
Un evento “blindato”, forse per evitare polemiche o semplicemente per evitare un confronto, quanto mai necessario, franco con gli stakeholders del territorio (Comuni, associazioni ambientaliste, associazioni agricole, imprenditori…), i grandi esclusi da tutto il progetto.

Il WWF, dopo essere riuscito a presentare (nel 2021) all’ex ministro della Transizione Ecologica Roberto Cingolani la proposta di rinaturazione del Po, subito inserita nel PNRR, ne ha seguito con attenzione tutta l’evoluzione, collaborando attivamente dalla fase di inserimento tecnico del progetto nel PNRR e, dove è stato consentito, al suo successivo sviluppo.
L’Associazione ha così redatto un documento dal titolo: “La Rinaturazione del Po. Un’occasione mancata?”, dove si analizzano le fasi di progetto, la documentazione, dal Piano d’Azione (PdA) ai Piani di Fattibilità Tecnico Economica (PFTE), alla progettazione esecutiva, svolgendo anche diversi sopralluoghi nelle aree d’intervento.
Tutto questo per ottenere un quadro complessivo e completo del progetto, per poterlo valutare, analizzando le criticità emerse e, soprattutto, per proporre soluzioni utili per analoghi progetti che dovrebbero rientrare nel Piano Nazionale di Ripristino.
Il Piano Nazionale di Ripristino
Il Piano Nazionale di Ripristino, previsto a seguito del Regolamento Nature Restoration, prevede, infatti, un forte impegno da parte dei Paesi membri per ripristinare la continuità ecologica fluviale (25.000 km di fiumi da ripristinare a scorrimento libero in Europa entro il 2030) e recuperarne le piane alluvionali; è quindi indispensabile un confronto aperto e chiaro sugli esiti del progetto di rinaturazione del Po.
Per il progetto l’Unione europea aveva messo a disposizione dell’Italia 357 milioni di euro stanziati dal PNRR finalizzati alla realizzazione di 56 interventi lungo tutto il Po coinvolgendo tutte le regioni padane: Piemonte, Lombardia, Emilia-Romagna e Veneto. Per questo il progetto ha avuto, giustamente, una visibilità mediatica notevole ed è stato citato in varie occasioni da prestigiosi rappresentanti istituzionali come l’ex presidente del Consiglio Mario Draghi o dalla Presidente della Commissione europea Ursula von der Leyen.
Un progetto importante e certamente ambizioso che aveva come obiettivi:
- a) il riequilibrio dei processi morfologici attivi, attuato anche con l’abbassamento dei pennelli per la navigazione e la riapertura di rami laterali;
- b) il miglioramento delle condizioni di sicurezza idraulica;
- c) il ripristino e il miglioramento dell’ambiente, consolidando il corridoio ecologico e tutelando e ripristinando gli ambienti naturali caratteristici (greti, isole, sabbioni, boschi ripariali, lanche, bodri ecc.) con particolar riguardo alle aree della Rete Natura 2000.
Solo 13 interventi su 56 sono stati realizzati
Il risultato finale però è stato largamente deludente: su 56 interventi previsti dal Programma d’Azione, coordinato dall’Autorità di bacino distrettuale del Po, solo 13 sono stati realizzati dall’Agenzia Interregionale del Po e su 357 milioni di euro a disposizione ne sono stati impiegati solo 200 milioni circa. Il documento del WWF analizza le criticità, alcune certamente oggettive, come i tempi non certo adatti alle normali procedure progettuali italiane, ma altre più legate all’impreparazione delle nostre istituzioni a gestire un progetto di questo genere, nonché alla scelta di non coinvolgere portatori di interesse, neppure quelli che il progetto lo avevano proposto! È fondamentale una valutazione schietta di quanto successo e il WWF, al termine della propria analisi, propone otto spunti per garantire la buona riuscita di altri progetti analoghi e la realizzazione di tutti gli interventi mancanti alla rinaturazione del Po.
- 1) Governance. L’Autorità di bacino distrettuale deve avere la “regia” dell’intero progetto, coordinando un gruppo operativo, responsabile sia della redazione del Programma d’Azione che dei Piani di fattibilità tecnico-economica.
- 2) Capacità di progetto. È fondamentale assicurare adeguate capacità (vedi numero e competenze del personale impiegato) per i soggetti attuatori.
- 3) Interdisciplinarità. La complessità dell’ecosistema fluviale va affrontata attraverso gruppi di coordinamento e progetti interdisciplinari, assicurando eguale rilevanza, mezzi e risorse a tutti gli aspetti progettuali.
- 4) Partecipazione pubblica. I percorsi di partecipazione devono essere parte integrante di progetti di questo tipo per garantire informazione, consultazione e coinvolgimento degli stakeholders sia per evitare o ridurre i possibili conflitti, sia per sensibilizzare, migliorare e/o arricchire il progetto.
- 5) Strutture adattative di supporto. Progetti complessi possono aver bisogno di un supporto “flessibile” per favorire la ricerca di soluzioni alternative o integrative. Può essere il caso di “tecnici facilitatori” che possono aiutare le relazioni con gli attori territoriali (comuni, agricoltori, associazioni…) o di un “Comitato scientifico” che può contribuire nell’individuazione di criteri di intervento, nella proposizione e nella valutazione di alternative progettuali, oltre che nella definizione di metodiche di monitoraggio.
- 6) Monitoraggio. È indispensabile sostenere il monitoraggio degli interventi anche dopo la fine dei progetti per valutarne con chiarezza i risultati ed eventualmente apportare i necessari correttivi.
- 7) Piano di manutenzione. Il progetto deve essere accompagnato da un piano di manutenzione che identifichi le attività periodiche necessarie, i soggetti preposti alla manutenzione con le adeguate risorse economiche.
- 8) La fascia di mobilità morfologica fluviale deve essere identificata (vedi Programma di gestione sedimenti dell’Autorità di bacino distrettuale) e utilizzabile per la rinaturazione, quindi recuperata al demanio idrico dando finalmente piena attuazione alla legge “Curera” (L.37/94).