Pandanews

Oggi 1° settembre scade il termine per la presentazione dei Piani Nazionali di Ripristino che ogni Stato deve presentare alla Commissione Europea per dare attuazione al Regolamento Europeo sul Ripristino della Natura.

Apicittadine, Blue Marine Foundation, Centro Italiano Studi Ornitologici, Cipra Italia, Federazione Nazionale Pro Natura, Fondazione Capellino, Fondazione Marevivo, Forum Nazionale Salviamo il Paesaggio – Difendiamo i territori, Lav, Legambiente, Lipu, Slow Food Italia, Worldrise, WWF Italia chiedono al Mase di rendere pubblico il testo finale e di dare riscontro degli esiti della consultazione pubblica conclusa il 24 giugno. Ad oggi, non risulta siano stati pubblicati né i contributi ricevuti, né la loro valutazione, né l’indicazione di quali osservazioni siano state accolte o respinte ed i criteri di valutazione, nonostante le rassicurazioni di un maggiore coinvolgimento dei portatori d’interesse e delle istituzioni scientifiche.

Le gravi richieste dell’Anci

Una mancanza di trasparenza grave, che impedisce ad istituzioni scientifiche, associazioni, comitati e cittadini di verificare se la partecipazione abbia inciso realmente sulla costruzione del Piano.

Preoccupa, infatti, il possibile indebolimento delle misure di tutela proposte. Particolarmente gravi le richieste avanzate da ANCI e riprese da ANCE sugli ecosistemi urbani che prevedono la cancellazione o modifica di misure chiave, comprese le salvaguardie relative alla non riduzione del verde urbano e della copertura arborea, alla tutela dei suoli non artificializzati e alla sospensione delle trasformazioni che potrebbero produrre ulteriori perdite.

Il rischio di un’occasione perduta

Se confermate, queste modifiche, insieme alle altre carenze evidenziate nelle osservazioni delle associazioni faranno sì che il Piano di Ripristino della Natura sia un’ennesima occasione perduta. Mai come questa estate è risultato, infatti, evidente che servono soluzioni urgenti basate sulla Natura per poter far fronte agli effetti dei cambiamenti climatici e rafforzare la resilienza di tutti gli ecosistemi, da quelli urbani e agricoli a fiumi, boschi e ambienti marini e costieri. Indebolire il Piano significa assumersi la responsabilità delle conseguenze dell’immobilismo nei confronti di un mondo in crisi.

Il Piano Nazionale di Ripristino è un’opportunità unica, le associazioni chiedono quindi alla Commissione Europea di valutare con attenzione i contenuti del Piano e di richiamare il nostro Paese agli obblighi di partecipazione e trasparenza previsti dal Regolamento.

“Riportare la Natura nelle nostre Vite come recita la Strategia Europea per la Biodiversità” – concludono le associazioni – “non deve essere solo un atto formale ma un serio impegno delle nostre istituzioni a tutti i livelli.” 

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