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Venezia il workshop WWF "Un mare di legalità"

Istituzioni, magistratura, forze di controllo, mondo scientifico, stakeholder del mare e società civile a confronto

Rafforzare il contrasto alla criminalità ambientale

Il 3 luglio a Mestre istituzioni, magistratura, forze di controllo, mondo scientifico, stakeholder del mare e società civile a confronto per rafforzare il contrasto alla criminalità ambientale e proteggere gli ecosistemi marini.

Venezia, 3 luglio 2026 – Torna per la sua seconda edizione “Un Mare di Legalità”, il workshop nazionale promosso da WWF Italia in collaborazione con l’Università Ca’ Foscari Venezia, dedicato al contrasto degli illeciti ambientali in mare e alla tutela degli ecosistemi marini. L’appuntamento si è tenuto presso il Campus Scientifico di Ca’ Foscari – Auditorium “Danilo Mainardi” di Venezia Mestre e ha avuto come tema centrale “La lotta alla criminalità ambientale tra terra e mare”.

L’iniziativa nasce con l’obiettivo di rafforzare il coordinamento operativo e strategico tra tutti gli attori coinvolti nella difesa del mare: autorità di controllo, magistratura, comunità scientifica, settore della pesca, associazioni e società civile. Un confronto necessario per affrontare in modo integrato fenomeni che minacciano biodiversità, salute pubblica ed economia, riconoscendo il legame sempre più stretto tra gli impatti che si generano sulla terraferma e le conseguenze che si manifestano negli ambienti marini.

La giornata si è aperta con una sessione plenaria che ha visto, tra gli altri, l’intervento del Professor Fabio Pranovi dell’Università Ca’ Foscari Venezia, dedicato al tema della pesca illegale nell’era dei cambiamenti climatici, seguita da una tavola rotonda dal titolo “Tra terra e mare: prospettive di coordinamento integrato per una tutela efficace dell’ambiente” che ha riunito rappresentanti della magistratura, delle forze di polizia e del Ministero dell’Ambiente per confrontarsi sulle criticità e sulle opportunità di una più efficace cooperazione interistituzionale. Dal dibattito è emersa la necessità di rafforzare lo scambio di informazioni, la formazione congiunta e il coordinamento operativo tra i diversi soggetti coinvolti nella prevenzione e nel contrasto degli illeciti ambientali.

Si è proseguito con gruppi di lavoro tematici, pensati per favorire il confronto diretto tra esperti e operatori del settore.

Tra questi, particolare attenzione è stata dedicata al tavolo sul processo Miteni e sugli impatti dell’inquinamento da PFAS, una delle più gravi emergenze ambientali e sanitarie registrate in Europa. I PFAS, sostanze chimiche estremamente persistenti, sono in grado di accumularsi nel suolo, nelle acque e negli organismi viventi, con effetti documentati sulla salute umana e sugli ecosistemi. Il WWF è impegnato da anni nel sostegno alle comunità colpite e nel monitoraggio delle vicende giudiziarie legate alla contaminazione in Veneto e in Piemonte. Il confronto ha riunito competenze scientifiche, giuridiche e testimonianze delle comunità esposte per analizzare le criticità emerse nei sistemi di controllo e prevenzione, individuare strumenti più efficaci di gestione del rischio e promuovere una governance capace di prevenire il ripetersi di simili tragedie ambientali.

La pesca illegale

Un secondo focus è stato dedicato alla pesca e al traffico illegale di specie ittiche che ha visto come protagonista l’anguilla, una specie che con il suo ciclo di vita rappresenta perfettamente il legame tra il mare e le acque interne e che oggi è sottoposta ad enormi pressioni determinate anche dal suo prelievo illegale.

Infine si è parlato di pesca ricreativa, controlli, regolazione e sostenibilità, un settore che nonostante la costante crescita continua a essere affrontato in modo frammentato, con difficoltà di monitoraggio, carenza di dati sistematici, quadro regolatorio fragile e frequenti conflitti con la pesca professionale. Secondo un report del CNR, in Italia il numero di pescatori ricreativi potrebbe aggirarsi intorno ai 2 milioni di praticanti, rendendo la sorveglianza in mare e a terra estremamente sfidante. Secondo i dati condivisi dalla Capitaneria di Porto, gli illeciti associati a questo settore oscillano tra i 700 e i 1500 all’anno, con 1,3 milioni in euro di sanzioni comminate ogni anno, ma a questi vanno sommate le sanzioni effettuate dalla Guardia di Finanza e altri organi di controllo. Il 21% degli illeciti dei pescatori ricreativi si concentra nelle Aree Marine Protette, un dato particolarmente preoccupante considerando il ruolo chiave che queste aree svolgono come baluardi della biodiversità e della resilienza degli ecosistemi marini.

Il tavolo ha analizzato i principali illeciti registrati nelle AMP e nei territori costieri, mettendo a confronto esperienze di gestione e vigilanza e discutendo soluzioni per integrare la pesca ricreativa nei più ampi strumenti di pianificazione costiera e marittima. Tra queste, le soluzioni ritenute prioritarie dalle AMP intervistate da WWF, includono l’inasprimento delle sanzioni, l’assegnazione di nuclei dedicati delle forze dell’ordine per la sorveglianza e il rafforzamento del coordinamento tra gli enti preposti al controllo.

I lavori si sono conclusi con una sessione plenaria dedicata alla restituzione dei risultati emersi dai tavoli tematici, finalizzata alla definizione di proposte operative e raccomandazioni di policy utili a rafforzare il contrasto agli illeciti ambientali e la tutela del patrimonio naturale del Paese.

La tutela ambientale è principio costituzionale

Durante i saluti istituzionali Pasquale Mazzei, Procura Generale di Venezia, ha rimarcato che “la tutela dell’ambiente è oggi un principio costituzionale e, come tale, impone a tutte le istituzioni una responsabilità condivisa nella prevenzione e nel contrasto degli illeciti ambientali. In questo quadro, strumenti come il D.Lgs. 231/2001 assumono un ruolo fondamentale nel promuovere la responsabilità degli enti e nel rafforzare la cultura della legalità. Contrastare i reati ambientali significa non solo perseguire i responsabili, ma anche costruire sistemi efficaci di prevenzione, controllo e coordinamento capaci di proteggere un patrimonio naturale che la Costituzione riconosce e tutela nell’interesse delle future generazioni”

“Non può esserci un mare sano senza legalità. Il mare rappresenta uno dei nostri più preziosi alleati nella lotta alla perdita di biodiversità e alla crisi climatica, ma la sua tutela richiede regole efficaci, controlli adeguati e una forte collaborazione tra tutti gli attori coinvolti. Contrastare gli illeciti ambientali significa difendere ecosistemi da cui dipendono natura, economia e benessere delle persone, facendo della legalità uno strumento fondamentale di conservazione.” Giulia Prato, Responsabile Programma Mare WWF Italia –

Conclude Domenico Aiello, per il WWF Italia Responsabile tutela giuridica della Natura “Un Mare di Legalità” si conferma un appuntamento nazionale di riferimento per costruire alleanze, condividere conoscenze e sviluppare strategie comuni nella difesa del mare, della biodiversità e della legalità ambientale”.

Le indicazioni e le raccomandazioni emerse nel corso della giornata contribuiranno a definire le future priorità di intervento del WWF Italia sul fronte della legalità ambientale, rafforzando il lavoro dell’associazione in vista dei prossimi appuntamenti istituzionali nazionali ed europei dedicati alla tutela del mare e della biodiversità.

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