Pandanews

Caccia, il triste bilancio di una stagione appena aperta

Si ripresentano puntuali le vittime di bracconaggio che confermano una stretta correlazione tra la caccia e le illegalità contro gli animali selvatici

Cinque rapaci impallinati al CRAS WWF di Valpredina


A solo una manciata di giorni dall’apertura ufficiale della stagione venatoria 2026 e tra le polemiche sulla nuova proposta di legge in discussione alla Camera (la sparatutto), si ripresentano puntuali le vittime di bracconaggio che confermano una stretta correlazione tra la caccia e le illegalità contro gli animali selvatici. I Centri di recupero di fauna selvatica del WWF e di altre organizzazioni ambientaliste stanno già facendo i conti con ricoveri di specie protette, vittime di arma da fuoco.
L’allarme arriva dal CRAS WWF di Valpredina (BG), dove volontari e veterinari contano già 5 rapaci impallinati. Si tratta di gheppi e sparvieri, protetti non solo dalla normativa nazionale ma anche da trattati internazionali.


Due casi anche in Sicilia

A dimostrare quanto la piaga del bracconaggio si estenda drammaticamente su tutto il territorio nazionale, dal Nord al Sud del Paese, si aggiunge la notizia di un ulteriore recupero di altri due rapaci impallinati, un falco di palude e una poiana, da poco accolti e attualmente in cura presso il Centro Recupero Fauna Selvatica di Messina.

CRAS Valpredina


Le radiografie effettuate sugli animali mostrano inequivocabilmente la presenza di pallini di piombo. In 4 casi su 7, gli animali non sono sopravvissuti alle ferite e alle fratture.
Secondo il WWF Italia, le ragioni che spingerebbero i responsabili di questi illeciti ad agire sono anche legate ad un vero e proprio “controllo” illegale del territorio. I rapaci vengono visti come diretti competitori, colpevoli di predare le stesse specie di interesse venatorio.

Controlli e sanzioni inefficaci

Il continuo verificarsi di questi crimini ingiustificabili è la conferma della inefficacia delle sanzioni previste (che l’Italia non ha ancora aggiornato per come impone di fare la nuova Direttiva europea sulla Tutela penale dell’ambiente) . A ciò si aggiunge un ulteriore elemento di criticità: i controlli sul territorio risultano ancora troppo deboli per rappresentare un reale deterrente e i responsabili restano spesso impuniti. In questo contesto i CRAS ricoprono un fondamentale ruolo perché oltre a curare gli animali feriti consentono di portare alla luce un fenomeno che altrimenti sarebbe totalmente sommerso.
Per contrastare questa strage silenziosa, il WWF Italia continua a portare avanti con forza la campagna STOP crimini di natura, chiedendo alle Istituzioni un presidio più stringente del territorio, il rafforzamento delle attività antibracconaggio e l’inasprimento delle pene per chi si macchia di reati contro il nostro capitale naturale.

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