Trovare possibili percorsi di adattamento alla crisi climatica in tre paesi mediterranei, Italia, Grecia e Cipro, in cui sono state identificate alcune aree chiave per la vita e la riproduzione di tre specie simbolo del Mare Nostrum: tartaruga verde (Chelonia mydas), tartaruga caretta (Caretta caretta) e foca monaca (Monachus monachus).
Adattarsi per preservare anche il futuro delle comunità umane
Gli stessi percorsi di adattamento per queste specie possono ispirare in futuro anche le comunità umane costiere: è questo il messaggio lanciato da alcuni dei giovani biologi che collaborano al progetto LIFE ADAPTS (climate change ADAptations to Protect Turtles and monk Seals) appena avviato e cofinanziato dall’Unione Europea in occasione della NOTTE EUROPEA DEI RICERCATORI, l’importante ricorrenza di divulgazione scientifica e partecipazione promossa dalla Commissione Europea fin dal 2005.
Nei loro video messaggi i ricercatori, giovani ragazzi e ragazze, hanno anche ricordato l’importanza della ricerca sia per tutelare specie a rischio sia per affrontare gli effetti della crisi climatica e la necessità di coinvolgere quanto più possibile i cittadini. Il destino delle comunità costiere dipenderà, infatti, da come si sapranno affrontare gli effetti innescati dalla crisi climatica come l’innalzamento dei mari, il surriscaldamento degli oceani e le conseguenze sulla distribuzione degli habitat di riproduzione e alimentazione come grotte, spiagge e zone di mare aperto.
Ricercatori impegnati sul campo
I giovani ricercatori italiani, a cui si affiancano nel progetto colleghi di Grecia e Cipro, sono impegnati nell’identificazione dei siti riproduttivi tramite monitoraggi delle spiagge a piedi o con droni e delle grotte con foto/videotrappole. Inoltre stanno sviluppando un indice di rischio dell’innalzamento del livello del mare nei siti riproduttivi attraverso profilazione delle spiagge con droni e delle grotte tramite videomappatura e utilizzo di datalogger per registrare temperature di spiagge e nidi. Sono impegnati inoltre nel raccogliere dati sui periodi di incubazione e analisi istologiche su neonati di tartaruga per poi sviluppare un indice di rischio di riscaldamento/femminizzazione. Infine, per identificare aree marine chiave per le specie oggetto del progetto, utilizzano trasmettitori satellitari per le tartarughe e eDNA (DNA ambientale) per le foche monache.
A fianco dei ricercatori sono coinvolti volontari, diving e divers, diportisti e proprietari di barche con centinaia di attività di citizen science: uno dei punti chiave del progetto è, infatti, il coinvolgimento delle comunità interessate, insieme alle istituzioni locali, come soggetti fondamentali per il raggiungimento degli obiettivi del progetto.
Dichiara Paolo Casale, Professore Associato in Zoologia e Coordinatore scientifico del progetto: “Il progetto LIFE ADAPTS rappresenta un esempio dell’importanza della ricerca scientifica per la conservazione delle specie e degli habitat. Identificare le priorità di intervento è indispensabile per ottimizzare le risorse disponibili per la conservazione, specialmente per minacce antropiche di vasta portata, come i cambiamenti climatici. Riconoscendo l’inevitabilità di tali cambiamenti, il progetto mira a identificare quelle aree del Mediterraneo che, se preservate, potranno in futuro svolgere un ruolo chiave per le popolazioni di tartarughe marine e foche monache.” Aggiunge Laura Pintore, ricercatrice dell’Ufficio Mare e responsabile scientifica del progetto per il WWF Italia, “Con altri ricercatori che collaborano al progetto cerchiamo di trovare modalità per favorire la risposta alla crisi climatica per queste specie simbolo”.
Dalla Sicilia alla Sardegna
Dalla Sicilia, Oleana Prato, biologa marina di WWF Italia, lancia il suo messaggio dalla spiaggia di Granelli, (Siracusa) proprio al termine di un sopralluogo in coincidenza di una delle emozionanti schiuse di Caretta caretta che ha permesso a 98 piccoli, dopo 58 giorni di incubazione, di conquistare il mare: “Collaboro con questo progetto che ci ha permesso di censire quest’anno oltre 270 nidi , un record per la Sicilia, e a proteggere gli habitat di nidificazione delle tartarughe, perché le soluzioni ai cambiamenti climatici servono a loro, ma servono anche a noi!”.
Dall’Oasi Policoro in Basilicata, dove il WWF gestisce uno dei Centri di Recupero Tartarughe, dichiara Giovanni Galluzzo, biologo del Centro “Nel progetto sono impegnato nel monitoraggio delle spiagge per identificare tracce di deposizione delle tartarughe marine, nella messa in sicurezza dei nidi e guardiania fino alla schiusa dei piccoli. I momenti più belli sono quelli legati alla sensibilizzazione dei cittadini sulla necessità di salvaguardare questa specie. Infatti, ognuno di noi può fare molto per proteggere questa specie”.
Dalla Sardegna, dove si è svolta la quinta edizione della Settimana della Foca Monaca a La Maddalena (Sassari), organizzata dal Gruppo Foca Monaca APS in collaborazione con Area11 Diving Center, nell’ambito delle attività del progetto, Sofia Bonicalza del Gruppo Foca Monaca e responsabile scientifica per il progetto: “Studiamo gli habitat delle foche monache per capire come il cambiamento climatico le influenza, e promuoviamo il coinvolgimento delle comunità locali: la conservazione della natura e le comunità umane sono strettamente connesse. La crisi climatica: le risposte per gli animali possono essere buone anche per noi!”
Il team e i partner
Il team di progetto, attivo dallo scorso giugno, è coordinato dal Dipartimento di Biologia dell’Università di Pisa ed è composto da enti di ricerca, istituzioni, associazioni di tutela specializzate e storicamente impegnate sulle tre specie, ricercatori. Gli altri sette partner coinvolti sono WWF e Gruppo Foca Monaca in Italia, le associazioni ARCHELON (The Sea Turtle Protection Society of Greece) e MOm (Hellenic Society for the Study and Protection of the Monk Seal) in Grecia, MEDTRACS (Mediterranean Turtle Research and Conservation Society), il Centro Oceanografico dell’Università di Cipro (OC-UCY) e il Dipartimento per la Pesca e la Ricerca sul Mare del Ministero dell’Agricoltura, Sviluppo Rurale e Ambiente cipriota (DFMR) a Cipro.
L’effetto del clima
Nei litorali sabbiosi interessati dalla deposizione e schiusa delle uova delle tartarughe marine e nelle grotte scelte dalle foche monache per la riproduzione e accudimento dei piccoli c’è il rischio legato agli effetti della crisi climatica in atto: queste due tipologie di siti sono influenzati, ad esempio, dall’innalzamento del livello del mare che potrebbe cancellarle o ridurre lo spazio potenziale. Inoltre, l’aumento delle temperature della sabbia può provocare per le tartarughe marine un effetto di “femminizzazione” (aumento delle percentuali di individui femmine nelle schiuse). L’innalzamento del livello del mare può rendere inadatte le grotte utilizzate per l’allevamento dei cuccioli di foca monaca con perdita di habitat fondamentali per il successo riproduttivo di questa specie: come conseguenza potrebbe verificarsi una riduzione del numero di piccoli nati, riduzione della ricchezza genetica e declino della popolazione.
In mare il cambiamento climatico influisce anche sulla disponibilità di cibo e può causare modifiche nella distribuzione delle aree di alimentazione e nella disponibilità di risorse, come ad esempio, con l’aumento di specie aliene. Avere per tempo un quadro dei potenziali cambiamenti e attuare le misure adattative individuate, permetterà nel futuro di proteggere con maggiore efficacia queste icone del Mediterraneo con maggiore efficacia.