La comunicazione della Commissione Europea relativa agli aiuti di Stato emergenziali in risposta alla crisi di Hormuz, pubblicata ieri, anticipa la bocciatura del tentativo italiano di sospendere il sistema ETS confermando ciò che WWF Italia insieme a decine di altre realtà denuncia da mesi: il Governo ha imboccato una strada sbagliata, inefficace e in contrasto con gli obiettivi europei di decarbonizzazione e di sicurezza energetica.
Come ben illustrato anche in un approfondimento pubblicato da ECCO Think Thank, le indicazioni che la Commissione fornisce rispetto agli strumenti che gli Stati Membri possono introdurre per affrontare la crisi energetica sono incompatibili con il Decreto Bollette che, all’articolo 6, vorrebbe sospendere il sistema ETS per il comparto termoelettrico a gas. Una misura già controversa visto il dubbio e limitato impatto nel calmierare efficacemente le bollette degli utenti finali. Un modo per minare, invece, uno degli strumenti più efficaci di politica climatica, basato sul principio chi inquina paga. Lo riconosce lo stesso Ministero dell’Ambiente e della Sicurezza energetica laddove recita: “Il Sistema europeo di scambio di quote di emissione di gas a effetto serra (European Union Emissions Trading System – EU ETS) è il principale strumento adottato dall’Unione europea per raggiungere gli obiettivi di riduzione della CO2 nei principali settori industriali e nel comparto dell’aviazione”.
Invece di minare l’ETS il governo si impegni per la transizione energetica
L’ETS è dunque essenziale per guidare gli investimenti verso tecnologie pulite e rafforzare la competitività industriale. Mettere in discussione questo meccanismo rischia di rallentare la decarbonizzazione e di creare nuova incertezza per il sistema produttivo. Piuttosto che minare il sistema ETS, il governo dovrebbe impegnarsi a investire nella transizione energetica il 100% delle risorse che questo genera visto e considerato che tra il 2012 e il 2024 è stato speso solamente il 9% (circa 1,4-1,6 miliardi su 15,6-18 miliardi di euro totali) per finalità climatiche.
Non si può affrontare il caro energia scaricando sui cittadini il costo delle emissioni e continuando a proteggere un sistema ancora troppo dipendente dal gas. Il Decreto Bollette non interviene infatti sulle cause strutturali dell’alto costo dell’energia in Italia, ovvero l’eccessiva dipendenza da gas fossile. Al contrario, continua a sostenere il comparto fossile, trasferendone gli oneri sulla collettività e sottraendo risorse preziose alla transizione.
L’Italia ha bisogno di una politica energetica industriale fondata su scelte chiare e lungimiranti. L’unica strada davvero efficace per abbassare in modo stabile il costo dell’energia, rafforzare la sicurezza energetica nazionale e tutelare famiglie e imprese è accelerare con decisione lo sviluppo delle fonti rinnovabili, delle reti, dei sistemi di accumulo e dell’efficienza energetica. I dati europei parlano chiaro: i Paesi che hanno investito maggiormente nelle rinnovabili registrano prezzi dell’elettricità più bassi. Continuare a puntare sulle fonti fossili significa mantenere l’Italia vulnerabile alle crisi geopolitiche.
Serve un cambio di rotta, per il clima e per il futuro economico e industriale dell’Italia e dell’Europa.
