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Cosa succede alla COP30, giorno per giorno

Dal 10 al 21 novembre, i leader mondiali di trovano a Belém per la 30esima Conferenza delle Parti sul Clima delle Nazioni Unite

La COP30 è la conferenza delle Nazioni Unite sul cambiamento climatico del 2025. Si tratta del più importante appuntamento internazionale sul clima di quest’anno.

I negoziati per il Clima si svolgeranno dal 10 al 21 novembre a Belém, in Brasile. In quest’occasione leader mondiali e migliaia di negoziatori presenti, rappresentanti di governo, imprese e cittadini, saranno chiamati a prendere impegni per fronteggiare la crisi climatica in atto e proteggere le persone e il pianeta.  

Qui troverete, giorno per giorno, gli aggiornamenti su ciò che sta accadendo.

Aggiornamento finale COP30

La COP30 si è conclusa nel pomeriggio (orario italiano) del 22 novembre. Qui il comunicato del WWF sui suoi risultati.

Aggiornamento pomeriggio 21 novembre

Il WWF giudica le ultime bozze dei testi della COP30 estremamente deludenti. La mancanza di qualsiasi roadmap per la transizione dai combustibili fossili e per fermare la deforestazione è diretta conseguenza della enorme pressione da parte delle lobby fossili e agricole. La forte spinta per una soluzione positiva da parte del presidente brasiliano Lula è stata ignorata.

Nell’ultimo giorno dei negoziati, occorrono miglioramenti sostanziali per rimanere sulla strada verso un mondo che limiti il riscaldamento globale a 1,5 °C ed eviti il peggioramento della crisi planetaria. Il WWF fa appello ai Paesi perché includano nel testo finale le tabelle di marcia sui combustibili fossili e sulla deforestazione con traguardi concreti.

L’Italia faccia chiarezza

Il WWF chiede anche chiarezza al Ministro Pichetto Fratin e alla delegazione italiana sulla posizione assunta. L’Italia non ha infatti firmato la dichiarazione dei Paesi che hanno ufficialmente chiesto di inserire le due roadmap nelle decisioni finali. Il ministro Pichetto, infatti, aveva ieri sottolineato di non essere contrario alle due roadmap e di non aver ostacolato l’Unione Europea su questo, ma all’atto pratico né la firma dell’Italia, né quella dell’Unione Europea compaiono, quindi è lecito presumere un veto: è ora di dire esattamente come stanno le cose.

21 novembre 

Un incendio interno alla struttura della COP30 ha ritardato i lavori per le negoziazioni finali. Ieri alle ore 14:00 locali è scoppiato un incendio nell’area del padiglione della Blue Zone. Il fuoco ha causato l’evacuazione totale e la sospensione dei negoziati. L’incendio è stato rapidamente domato. Tredici persone sono state sottoposte a cure per intossicazione da fumo.  Con l’intervento dei vigili del fuoco e delle squadre di sicurezza, i delegati sono stati scortati in sicurezza e la Blue Zone ha riaperto alle 20:40 ora locale. 

 L’incendio è avvenuto in un momento delicato, mentre si cercava di chiudere i punti rimanenti all’ordine del giorno. Prima della sospensione, i progressi procedevano a rilento: dei 121 punti all’ordine del giorno, solo 51 erano stati completati, su 38 si discutono bozze, 4 hanno testi informali e 10 rimanevano bloccati. Tra questi spiccano l’importante transizione dalla roadmap sui combustibili fossili e la roadmap per fermare la deforestazione, gli elementi di transizione giusta e gli impegni finanziari per le nazioni vulnerabili.   

Lo stato delle negoziazioni   

Durante la notte il presidente della COP30 ha proseguito le consultazioni ad alto livello, ma non sono stati programmati negoziati tecnici. Le consultazioni con i gruppi di Paesi e i singoli Paesi continueranno oggi a partire dalle 8:00 (ora locale). La prima plenaria per l’adozione di alcuni punti conclusi è prevista per domani alle 11:00 (ora locale), mentre la seconda/ultima plenaria di chiusura si terrà probabilmente domani sera. All’alba (brasiliana) sono usciti nuovi testi che i negoziatori e i rappresentanti della società civile stanno esaminando in questo momento. 

Le parole di Guterres 

Ieri il segretario generale delle Nazioni Unite, António Guterres, aveva provato a dare un nuovo input per chiudere in maniera efficace le negoziazioni. Parlando con i giornalisti ha dichiarato che i Paesi dovrebbero “seguire la scienza e mettere le persone al di sopra del profitto”, sottolineando che “il mondo sta guardando cosa fanno a Belém”.  

20 novembre 

Dopo la bozza presentata dalla presidenza brasiliana, le domande dei giornalisti sono state tutte per la posizione dell’Unione europea. Si è saputo che gli unici Stati europei che hanno manifestato resistenze all’idea di una roadmap per effettuare la transizione fuori dai combustibili fossili  sono stati Italia e Polonia. Nella notte erano in corso febbrili trattative. Certo sarebbe ben triste e difficile da spiegare se l’Italia, che pure ha l’impegno di uscire entro quest’anno dalla produzione di energia elettrica con le centrali a carbone, si ritrovasse da sola con la Polonia a ostacolare un percorso e degli obiettivi per una via d’uscita dai combustibili fossili.  

Budget esaurito 

Proprio ieri gli scienziati hanno segnalato che il budget di carbonio è quasi esaurito e per limitare il riscaldamento globale dobbiamo fermare le emissioni, quindi accelerare l’uscita dai combustibili fossili. L’impegno per il successo dei negoziati è molto forte. Per sostenerlo ieri sono tornati al Belém sia il presidente brasiliano Lula sia il segretario generale delle Nazioni Unite Antonio Guterres. Un nuovo testo per un accordo politico generale è atteso per oggi. 

L’Ucraina chiede i danni climatici alla Russia 

Nel frattempo, per la prima volta nella storia un Paese chiederà a un altro il risarcimento per i danni climatici causati dalla guerra. L’Ucraina ha infatti annunciato che chiederà alla Russia un risarcimento di 43 miliardi di dollari per i danni climatici, diventando il primo Paese a richiedere un risarcimento per le emissioni di gas serra causate dalla guerra. Secondo alcune ricerche, l’invasione ha generato 237 milioni di tonnellate di CO₂, e l’Ucraina sostiene che l’impatto di queste “emissioni di carbonio da conflitto” deve essere affrontato legalmente per sostenere una ripresa verde e in linea con gli obiettivi climatici.  

Una COP per due 

La giornata di ieri ha visto un altro annuncio senza precedenti. La COP31 coinvolgerà sia la Turchia che l’Australia e potenzialmente due presidenti della COP con funzioni separate. Si tratta di un compromesso arrivato dopo giorni di braccio di ferro tra i due Paesi. La COP31 si terrà ad Antalya, in Turchia. Tuttavia, il ministro australiano per il clima Chris Bowen sarà il presidente designato della COP31 dalla fine della COP30 e gestirà tutti gli aspetti dei negoziati. Ciò lascerebbe alla Turchia l’agenda d’azione, il coinvolgimento della società civile e alcune altre funzioni. I negoziati al riguardo sono ancora in corso. Una riunione dei leader pre-COP si terrà in una nazione del Pacifico scelta dal Forum delle isole del Pacifico.  

19 novembre 

È arrivata nella notte una prima bozza di un accordo politico generale. La Presidenza ha pubblicato un testo intitolato “Global Mutirão: unire l’umanità in una mobilitazione globale contro il cambiamento climatico”. La bozza include le quattro questioni delicate relative alle carenze dei piani nazionali dei paesi in materia di clima (NDC), ai finanziamenti, alla trasparenza e al commercio, su cui la Presidenza ha effettuato consultazioni fin dall’inizio. Il testo contiene inoltre un riferimento alla “transizione dai combustibili fossili”.  

80 Paesi per una roadmap per la transizione energetica 

Proprio su questo tema un gruppo di oltre 80 Paesi di tutto il mondo – America Latina, Africa, Europa, Asia e Pacifico – ha espresso il proprio sostegno a una roadmap per la transizione dai combustibili fossili e ha chiesto un testo più forte sul “mutirão globale”. Durante una conferenza stampa tenutasi martedì, Tina Stege, inviata per il clima delle Isole Marshall, ha dichiarato: “L’attuale riferimento nel testo è debole ed è presentato come un’opzione. Deve essere rafforzato e deve essere adottato”.  A quanto pare, l’Italia sarebbe tra i Paesi che stanno frenando l’adesione dell’Unione Europea, mentre il ministro Pichetto Fratin rilascia dichiarazioni generiche e contraddittorie. 

Nuovi ingressi nel patto per lo stop al carbone 

Buone notizie, intanto, sul fronte della lotta all’utilizzo del carbone. La Corea del Sud, che possiede la settima flotta di centrali a carbone più grande al mondo, ha annunciato che chiuderà tutte le centrali a carbone entro il 2040 e ha aderito formalmente alla Powering Past Coal Alliance alla COP30, impegnandosi a fermare i nuovi progetti senza abbattimento delle emissioni di carbonio e ad accelerare la transizione verso l’energia pulita. Anche il Bahrein ha aderito all’Alleanza, segnalando un crescente slancio internazionale per andare oltre il carbone.  

 In totale, 62 Paesi (quasi un terzo di tutti gli Stati) hanno aderito alla Powering Past Coal Alliance, impegnandosi a non costruire nuove centrali a carbone e a eliminare gradualmente quelle esistenti. 

Le tre azioni per restare sotto i 2°C 

Nel frattempo, arrivano nuove indicazioni su come arrestare la crisi climatica. Il Climate Action Tracker ha pubblicato un report che suggerisce tre azioni chiave a breve termine che consentirebbero di mantenere il riscaldamento previsto al di sotto dei 2 °C. Triplicando le energie rinnovabili, raddoppiando l’efficienza energetica e riducendo il metano entro il 2030, sarebbe possibile ridurre il tasso di riscaldamento globale di un terzo in dieci anni e dimezzarlo entro il 2040, abbassando il riscaldamento previsto per questo secolo di circa 0,9 °C (da 2,6 °C a 1,7 °C). L’Italia ha aderito all’iniziativa per ridurre velocemente le emissioni di metano Global Methane Pledge): sarebbe interessante capire cosa ha fatto e cosa intende fare. 

18 novembre

I ministri stanno arrivando alla COP30. Il loro arrivo segna l’inizio di negoziazioni ad alto livello da cui dipenderanno le sorti dei negoziati. Nel corso di due affollate conferenze stampa della presidenza della COP30, il presidente André Corrêa do Lago ha confermato che i colloqui sono ora entrati in una fase ministeriale “operativa” a tutti gli effetti, con i negoziatori che stanno lavorando su un approccio strutturato in “due pacchetti”. Il pacchetto 1 si concentrerà su una serie di temi politicamente sensibili – finanza, commercio, deficit degli obiettivi nazionali sul clima (NDC) e trasparenza, tra molti altri – oltre a temi correlati quali l’adattamento e la transizione equa. L’obiettivo è quello di raggiungere un accordo entro metà settimana. Il pacchetto 2 coprirà le questioni rimanenti con l’obiettivo di raggiungere un accordo entro venerdì. È stato nominato un gruppo di co-facilitatori ministeriali provenienti da diverse regioni per guidare i progressi.

A livello internazionale restano divisioni sul programma di lavoro per la mitigazione. Oggi è stata presentata una nuova bozza, ma le posizioni rimangono invariate: l’UE, il Regno Unito e altri Paesi vogliono un preambolo forte legato al limite del riscaldamento globale di 1,5 °C, alla scienza e ai diritti, rifiutando al contempo una piattaforma digitale poco chiara. I paesi in via di sviluppo condividono la stessa posizione mentre il Regno dell’Arabia Saudita e il Gruppo arabo vogliono che tali riferimenti vengano eliminati, che venga aggiunta una piattaforma digitale e che non vi siano messaggi chiave prima della COP31.

Ci sono invece lenti progressi sui finanziamenti: le parti hanno compiuto progressi limitati nel workshop sull’articolo 9.5 (comunicazioni sui finanziamenti per il clima), alle prese con lunghe bozze e persistenti divisioni sui riferimenti al Nuovo obiettivo collettivo quantificato (NCQG), sulla differenziazione e sulle opzioni dell’allegato. Molti hanno accettato di semplificare i testi, ma hanno avvertito che ciò potrebbe far scattare la regola 16, il che potrebbe significare che non ci saranno risultati durante questa COP e la questione sarà rinviata alla prossima sessione, nonostante gli impegni presi.

Nel frattempo, il Climate Action Network ha contato 63 paesi che sostengono pubblicamente una tabella di marcia sullo stop ai combustibili fossili, anche se le posizioni variano e la pressione sui Paesi indecisi come la Norvegia e il Canada è in aumento. La Cambogia è diventata il 18° paese ad aderire al Trattato di non proliferazione dei combustibili fossili, segnalando un crescente slancio.

Notizie negative arrivano invece dal Rapporto sullo stato globale del metano 2025. Il testo contiene chiare prove dei progressi disomogenei verso l’impegno globale sul metano: le attuali politiche e impegni nazionali ridurrebbero le emissioni di metano dell’8% entro il 2030, ben al di sotto dell’obiettivo del 30%.

Ma se i decisori politici ed economici sono ancora lenti, la crisi climatica avanza veloce. E a dirlo è la scienza. Johan Rockström, direttore dell’Istituto di Potsdam per la ricerca sull’impatto climatico, e Carlos Nobre, copresidente del Comitato scientifico sull’Amazzonia, hanno consegnato ai negoziatori una lettera in cui sollecitano l’immediata eliminazione dei combustibili fossili e l’adozione di misure immediate per proteggere la foresta pluviale amazzonica (che ha subito gravi siccità e incendi record), sostenendo che la perdita delle foreste e il consumo incessante di combustibili fossili minacciano i meccanismi che garantiscano un clima stabile al pianeta.

Clima: i costi dell’inazione

Proprio sul tema del prezzo dell’inazione sulla crisi climatica si è svolto ieri l’evento del WWF Italia al Padiglione Italia della COP30 a Belém.

Dopo l’introduzione di Mariagrazia Midulla, Responsabile Clima e Energia del WWF Italia, sono intervenuti Paola Mercogliano, Fondazione CMCC – Principal Scientist dell’Istituto sulla resilienza climatica – Divisione Modelli regionali e impatto geo-idrologico;  Livio Stracca, BCE – Vice Direttore Generale; Aaron Vermeule, WWF international Finance Practice Lead; Enrico Petrocelli, Cassa Depositi e Prestiti – Responsabile Relazioni Istituzionali Internazionali; Eleonora Cogo, ECCO Il Think Tank Italiano per il clima – Responsabile finanza; Viviane Raddatz, WWF Germania – Direttore Clima e Energia; Pauli Merriman, WWF International – Interim Senior Director, Oceans. L’evento è stato moderato da Bernardo Tarantino, WWF Italia – EU & International Institutional Affairs Specialist, mentre le conclusioni sono state affidate ad  Alessandra Prampolini, Direttrice Generale del WWF Italia.

La registrazione dell’incontro al Padiglione Italia

La presenza di un panel così variegato è la prova di quanto la crisi climatica non sia solo un pericolo per la natura, ma rappresenti una minaccia sistemica alla nostra economia. Da questo incontro non è però solo scaturita l’urgenza della crisi climatica, ma anche le soluzioni per risolverla. Soluzioni che, in alcuni casi, sono già in atto e che possono portarci a uscire da questa situazione complessa

Alessandra Prampolini, Direttrice Generale del WWF Italia durante le conclusioni dell’evento

17 novembre

Con l’inizio della seconda settimana la COP30 entra nel vivo delle discussioni ministeriali. La prima settimana ha visto un impegno costruttivo con i Paesi che hanno acquisito una migliore comprensione delle rispettive posizioni. Tuttavia, il rinvio ai ministri dei quattro punti all’ordine del giorno ancora in sospeso (carenze nell’azione per il clima, finanze, commercio e relazioni sulla trasparenza) e la mancanza di progressi in altri settori fondamentali indicano che c’è molto lavoro da fare nella seconda settimana. Non ci si aspettava comunque che tali questioni fossero risolte a livello di negoziatori; quindi, la prima settimana è servita essenzialmente a preparare il terreno per l’impegno ministeriale nella seconda settimana, come accade quasi sempre in questi negoziati. Questa fase inizierà oggi (lunedì 17 novembre) e sarà oggetto di una relazione martedì (18 novembre), dopo la pubblicazione di una nota che riassume le consultazioni domenica 16 novembre.   

La presidenza brasiliana ha pubblicato stamane una nota di cinque pagine che “cerca di riassumere i punti chiave ricevuti e ascoltati” sui quattro temi principali: finanza; ambizione/1,5 °C; commercio; e rendicontazione delle emissioni. 

La nota afferma che la presidenza “ha individuato un elevato grado di convergenza” e che il documento offre una “panoramica preliminare” di un possibile “pacchetto complessivo di risultati” del processo. Tuttavia, ancora molte le opzioni sul tavolo 

L’impegno dei ministri e degli Stati passa dalle consultazioni tra la presidenza e le coppie di ministri incaricati di tenere le fila sui singoli temi negoziali. Si tratta di una prassi normale nelle conferenze COP sul clima per risolvere questioni difficili a livello politico piuttosto che negoziale/burocratico. Sono state costituite le seguenti coppie di ministri, che inizieranno i loro lavori lunedì: 

  • Bilancio globale: Norvegia ed Emirati Arabi Uniti 
  • Adattamento: Germania e Gambia 
  • Finanza: Regno Unito e Kenya 
  • Mitigazione: Spagna ed Egitto 
  • Transizione equa: Polonia e Messico 
  • Tecnologia: Australia e India 
  • Politiche di Genere: Svezia e Cile  

Sabato è stata intanto la giornata della protesta per il clima. Mentre a Roma andava in scena il Climate Pride, a Belém migliaia di persone hanno sfilato per le strade chiedendo azioni concrete e giustizia in materia di clima. Guidata dalle popolazioni indigene, la Marcia delle persone per il clima ha visto la partecipazione di gruppi di giovani e comunità locali, nonché attivisti provenienti dal Brasile e da tutto il mondo, tra cui quelli del WWF. 

Il weekend ha visto anche il lancio del nuovo progetto globale del Fondo di Protezione Ambientale per Rifugiati dell’Unhcr. L’iniziativa integra finanza climatica e azioni di riforestazione condotte da comunità di sfollati in Sudamerica, Ruanda e Uganda, con l’obiettivo di restaurare oltre 100mila ettari di vegetazione degradata nei prossimi dieci anni e ampliare l’accesso all’energia pulita per un milione di persone. L’intervento in Brasile – nello Stato di Roraima – è stato presentato alla Cop30 a Belém. Qui il Fondo opererà nella Terra Indígena São Marcos, area amazzonica di 650 mila ettari abitata da popolazioni indigene e da rifugiati venezuelani.    

Oggi a fine giornata (tarda serata-notte in Italia) è in programma l’evento del WWF Italia al Padiglione italiano. Non è disponibile lo streaming, ma la registrazione verrà resa disponibile nei prossimi giorni. In programma un interessante confronto che darà voce alle evidenze scientifiche, alle preoccupazioni e le soluzioni suggerite dal mondo della finanza, dalle comunità e dagli ambientalisti per evitare e contrastare gli impatti del cambiamento climatico. 

L’appuntamento al Padiglione Italia il 17 novembre

Il WWF Italia sarà presente alla COP30 di Belém con un evento dedicato a un tema cruciale: quanto ci costa non agire di fronte alla crisi climatica.

📅 Lunedì 17 novembre 2025

⏰ 17:30 – 19:00 (ora locale Belém) / 21:30 ora italiana

📍 Padiglione Italia – COP30, Belém

Con l’appuntamento “I costi dell’inazione per cittadini, comunità ed economie” si vuole riportare al centro del dibattito l’urgenza della crisi climatica e i suoi impatti già oggi evidenti, riconosciuti da analisti ed economisti a livello globale.

Si parlerà di mitigazione e adattamento, delle necessità di investimento e dei benefici concreti che un’azione climatica decisa può generare per persone, comunità, imprese e Paesi.

L’evento, organizzato da WWF Italia nell’ambito del Padiglione Italiano della COP30, vedrà la partecipazione di esperti e rappresentanti del mondo scientifico, economico e istituzionale.

Per il WWF Italia interverranno: Alessandra Prampolini, direttrice generale; Mariagrazia Midulla, responsabile Clima ed Energia del WWF Italia e Bernardo Tarantino, specialista in affari istituzionali internazionali ed europei. Fra i relatori il vicedirettore della BCE Livio Stracca; Aaron Vermeulen, WWF international Finance Practice Lead; Paola Mercogliano, ricercatrice della Fondazione CMCC; Enrico Petrocelli, responsabile relazioni istituzionali internazionali per la CDC; Eleonora Cogo, responsabile finanza di ECCO; Viviane Raddatz, direttrice Clima ed Energia del WWF Germania e Pauli Merriman, Interim Senior Director Oceans di WWF Internazionale.

14 novembre 

Sarà un sabato di bilanci quello della COP30. Il 15 novembre si terrà una plenaria proprio per fare un bilancio e riferire sui progressi compiuti in merito a quattro punti all’ordine del giorno che sono stati oggetto delle consultazioni della presidenza della COP per tutta la settimana. Le consultazioni riguardano i finanziamenti (art. 9.1), le misure commerciali unilaterali, la risposta alla relazione di sintesi sugli impegni climatici nazionali (NDC) e la relazione biennale sulla trasparenza. Alcuni sostengono che qualsiasi spinta verso NDC più ambiziosi debba essere sostenuta da un aumento dei finanziamenti.  

Continuano i negoziati tra i Paesi su come finalizzare l’elenco degli indicatori di adattamento. Tali indicatori sono fondamentali per valutare i rischi climatici, monitorare i progressi e individuare con precisione dove sono maggiormente necessari finanziamenti e sostegno per rafforzare la resilienza. Alcuni Paesi auspicano l’adozione dell’attuale elenco, mentre altri ritengono indispensabile integrare elementi più solidi relativi a finanziamento, tecnologie e sviluppo delle capacità, affinché i Paesi possano attuare efficacemente i propri piani di adattamento. 

Nel frattempo, ieri è stato siglato il primo documento internazionale volto a contrastare la disinformazione e il negazionismo sul cambiamento climatico e a promuovere la diffusione di dati accurati e basati su evidenze scientifiche. Dieci Paesi, tra cui Brasile, Canada, Cile, Danimarca, Finlandia, Francia, Germania, Spagna, Svezia e Uruguay, hanno firmato alla COP30 una Dichiarazione sull’integrità dell’informazione climatica. La dichiarazione, sostenuta dalle Nazioni Unite e dall’Unesco, stabilisce una serie di impegni comuni per garantire la qualità delle informazioni ambientali, finanziando ricerche e programmi di formazione, soprattutto nei Paesi in via di sviluppo. Secondo il segretario generale dell’Onu, António Guterres, la nuova iniziativa globale rappresenta “un passo decisivo per garantire che scienziati e ricercatori non debbano temere di dire la verità”. Il WWF si chiede e chiede come mai l’Italia non abbia sottoscritto la dichiarazione. 

E a confermare che ci sia bisogno di tenere alta l’attenzione sui temi climatici è arrivato anche il rapporto Global Carbon Budget 2025. Il testo avverte che il bilancio di carbonio per limitare il riscaldamento a 1,5 °C è “praticamente esaurito”. Si prevede che le emissioni di combustibili fossili aumenteranno dell’1,1% il prossimo anno, raggiungendo un livello record, sottolineando l’urgente necessità di eliminare i combustibili fossili, espandere le energie rinnovabili ed elettrificare i sistemi energetici. 

13 novembre 

Negoziati aperti alla COP30, con posizione ancora lontane su finanza per il clima, ambizione degli impegni dei Paesi (NDC), misure commerciali e trasparenza nella rendicontazione. Il dibattito si è concentrato principalmente sulla creazione di uno spazio per i negoziati finanziari, con un crescente sostegno a favore di un programma di lavoro triennale anziché di nuovi punti all’ordine del giorno. Le Parti guardano ora alla Presidenza affinché superi lo stallo e proponga una via da seguire. Una nuova plenaria è prevista per sabato. 

Ai negoziati sul testo del programma di lavoro per una transizione giusta si discute invece sulla questione se menzionare esplicitamente l’eliminazione graduale dei combustibili fossili. I Paesi arabi si oppongono alla sua inclusione e vogliono che il gas e la cattura del carbonio siano riconosciuti come soluzioni “transitorie”, cosa che non vede d’accordo gli altri Paesi. Le discussioni sulla mitigazione (taglio delle emissioni) mostrano piccoli segni di compromesso sui principi condivisi, ma si è ancora lontani da un vero accordo.  

Sul fronte energetico è arrivato il contributo dell’Agenzia internazionale per l’energia, con alcuni messaggi contrastanti. Le energie rinnovabili hanno stabilito nuovi record di diffusione nel 2024, per il 23° anno consecutivo. Anche il consumo di petrolio, gas naturale e carbone e la produzione nucleare hanno raggiunto livelli record. Il rapporto suggerisce che il drastico aumento delle energie rinnovabili a basso costo porterà alla fine dei combustibili fossili, ma dimostra anche che l’uso di petrolio e gas continuerà ad aumentare nei prossimi 25 anni senza uno sforzo globale.  Un tale aumento, commenta il WWF, avrebbe conseguenze disastrose per il clima.  

 Nel frattempo, nuovi dati dovrebbero indurre i leader ad agire e dimostrano l’importanza dell’impegno politico degli ultimi dieci anni nella riduzione del riscaldamento globale. Secondo il Climate Action Tracker, negli ultimi quattro anni le prospettive di riscaldamento globale sono rimaste pressoché invariate. Tuttavia, nel 2015 la valutazione CAT delle politiche allora esistenti mostrava che il mondo era sulla buona strada per raggiungere un riscaldamento di circa 3,6 °C entro il 2100; dieci anni dopo, l’ultimo aggiornamento mostra che tale valore è stato ridotto a circa 2,6 °C. Una riduzione che però non deve farci rilassare, ma deve spronare i leader della COP30 a impegnarsi maggiormente.  

12 novembre 

I popoli indigeni danno vita alle prime manifestazioni all’interno della COP30, tradizione che si è affermata negli anni, chiedendo maggiore voce in capitolo nei negoziati sul clima. Sui loro striscioni c’erano slogan come “La nostra terra non è in vendita”. I manifestanti hanno chiesto la protezione dei loro territori dall’agroindustria, dall’esplorazione petrolifera e dal disboscamento illegale. La protesta ha portato a qualche tafferuglio con le forze di sicurezza e la chiusura temporanea dell’ingresso. I leader indigeni hanno sottolineato che l’azione evidenzia l’urgenza di includere le prospettive dei popoli nativi nella politica climatica globale.  

Nel frattempo, le negoziazioni stanno entrando nel vivo. I temi finanziari si confermano centrali. Sono proseguite le consultazioni della presidenza sulla fornitura di finanziamenti dai Paesi sviluppati a quelli in via di sviluppo (Accordo di Parigi, art. 9.1). Una serie di governi ha collegato la loro richiesta di negoziati formali sulla finanza alla necessità di un obiettivo specifico di finanziamento per l’adattamento. Inoltre, molti hanno chiesto un percorso di attuazione e un obiettivo di adattamento nell’ambito dell’obiettivo di finanziamento per il clima di 300 miliardi di dollari all’anno concordato a Baku (NCQG). Le consultazioni su questo e altri punti all’ordine del giorno, comprese le misure commerciali unilaterali e la risposta alla mancanza di ambizioni nazionali in materia di clima da parte dei Paesi di tutto il mondo, evidenziata nella relazione di sintesi sugli NDC, si concluderanno oggi.  

Pur non esistendo un vero e proprio tavolo negoziale dedicato all’energia e all’uscita dai combustibili fossili, il tema attraversa molti dei negoziati in corso. Il WWF accoglie con favore l’appello del presidente brasiliano Lula, che al Vertice dei Leader della scorsa settimana ha proposto una roadmap globale per una transizione giusta. Per essere credibile, questo percorso dovrà fissare obiettivi chiari, garantire equità tra i Paesi e prevedere le condizioni necessarie per rendere possibile il cambiamento. 

I negoziati sul pacchetto di indicatori del Global Goal on Adaptation restano segnati da divisioni all’interno dello stesso Gruppo dei Paesi in Via di Sviluppo (G77): il Gruppo africano propone di proseguire il processo per altri due anni, fino alla COP32, mentre i Paesi dell’America Latina spingono per un’adozione immediata. Il nodo cruciale resta il finanziamento: molti sottolineano che senza adeguate risorse non potrà esserci un vero progresso nell’adattamento. Il rischio è che il dibattito su questo punto si trascini fino alle ultime ore della COP30. 

I primi giorni sono serviti anche a delineare, almeno in parte, le sedi delle prossime COP. Il Gruppo dei negoziatori africani ha approvato l’Etiopia come candidato per ospitare la COP32 nel 2027. Nel frattempo, permane lo stallo tra la Turchia e l’Australia su chi ospiterà la COP31 il prossimo anno per il Gruppo dell’Europa occidentale e altri.

11 novembre 

La COP30 è ufficialmente iniziata. La sua agenda è stata adottata, consentendo l’avvio dei negoziati. Rimangono però diverse questioni irrisolte.  

Sul tema finanziario, il Gruppo dei Like-Minded Group of Developing Countries (LMDC), che comprende, Algeria, Bangladesh, Bolivia, Cina, Cuba, Equador, Egitto, El Salvador, India, Indonesia, Iran, Iraq, Giordania, Kuwait, Malesia, Mali, Nicaragua, Pakistan, Arabia Saudita, Sri Lanka, Sudan, Siria, Venezuela e Vietnam, ha chiesto discussioni specifiche sull’articolo 9.1 dell’Accordo di Parigi, che invita i Paesi sviluppati a fornire sostegno finanziario agli sforzi dei Paesi in via di sviluppo per ridurre le emissioni e adattarsi al riscaldamento globale.   

Notizie (molto) moderatamente positive arrivano dagli NDC (gli obiettivi climatici dei singoli Stati): una versione aggiornata del rapporto di sintesi sugli NDC dell’UNFCCC (Convenzione quadro delle Nazioni Unite sui cambiamenti climatici) mostra che la curva delle emissioni sta subendo una flessione al ribasso. Si prevede che le emissioni globali diminuiranno del 12% nel 2035 (rispetto ai livelli del 2019) sulla base dei nuovi NDC, compresi molti di quelli ricevuti nelle ultime settimane. L’aggiornamento, che include l’UE, la Cina e altre comunicazioni recenti, copre 86 NDC che rappresentano il 69% delle emissioni globali nel 2019.   

Meno ottimismo arriva invece dai dati sulla gestione del cambiamento climatico. È stata pubblicata la sintesi delle relazioni biennali sulla trasparenza (BTR), che fornisce un quadro dei progressi compiuti dai paesi in materia di mitigazione, adattamento e sostegno. Gli autori esprimono preoccupazione per il fatto che i Paesi stanno rimandando la mitigazione fino a quando non si avvicinerà il 2050. Nel caso di 12 BTR, si registra una tendenza dei paesi ad allontanarsi dai loro obiettivi NDC.   

Accelerare nella lotta al cambiamento climatico è però fondamentale. Non a caso nel suo discorso nella Plenaria di apertura, Simon Stiell, Segretario esecutivo dell’UNFCCC, ha ricordato: “Mentre i disastri climatici decimano la vita di milioni di persone, noi abbiamo già le soluzioni: questo non sarà mai dimenticato. Il costo delle soluzioni è nulla in confronto al costo della crisi climatica”.  

Le aspettative del WWF

Il WWF si aspetta che i Paesi, in particolare quelli del G20 che contribuiscono per circa l’80% alle emissioni globali di gas serra, presentino piani climatici nazionali più incisivi. Sono troppo pochi i paesi che hanno rafforzato in modo sufficiente i propri piani di riduzione delle emissioni nell’ambito dell’Accordo di Parigi.

Un altro obiettivo è l’approvazione di un “pacchetto natura” ambizioso, approfittando di questa prima COP in Amazzonia. Esso deve collegare la lotta ai cambiamenti climatici alla protezione e al miglioramento della natura, sfruttando le sinergie nelle soluzioni alle due crisi e creando una maggiore coerenza politica.

C’è bisogno di un percorso chiaramente definito per la transizione energetica. Eliminare gradualmente i combustibili fossili – poiché il carbone, il petrolio e il gas sono i principali responsabili del riscaldamento globale – aumentando in modo massiccio le energie rinnovabili e l’efficienza energetica, proteggendo al contempo la natura e i diritti delle persone.

La COP30 deve finalizzare gli indicatori di adattamento proposti nell’ambito del Quadro degli Emirati Arabi Uniti per la resilienza climatica globale e intensificare le azioni e il sostegno per rafforzare la resilienza di fronte all’aggravarsi degli impatti climatici.

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