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DDL Caccia: due giornate di scontro al Senato, martedì il voto finale

Facciamo il punto della situazione del provvedimento, smontando tutte le argomentazioni di chi lo ha proposto e lo sostiene

Toni aspri e attacchi agli ambientalisti

Negli ultimi due giorni, il 17 e il 18 giugno, l’Aula del Senato è stata impegnata in due lunghe sedute fiume dedicate alla discussione del DDL di modifica della legge 157/92 sulla fauna selvatica.

Si è trattato di un confronto molto serrato, caratterizzato da toni particolarmente duri da parte della maggioranza, che non ha esitato ad attaccare anche le associazioni ambientaliste. In due occasioni, nella giornata di ieri, la seduta è stata addirittura sospesa per mancanza del numero legale, a dimostrazione delle difficoltà e delle tensioni che hanno accompagnato l’esame del provvedimento.

La Legge 157 è stata già modificata in 23 punti

Per giustificare un intervento così controverso, sono state riproposte argomentazioni già note e prive di fondamento: dalla presunta “emergenza fauna selvatica” — che però questo disegno di legge non affronta in alcun modo — alla necessità di aggiornare una normativa considerata superata. Una ricostruzione che ignora il fatto che, proprio in questa legislatura, la legge 157/92 è già stata modificata in 23 punti anche attraverso cinque decreti-legge e due leggi di bilancio, spesso con modalità accelerate, senza un reale confronto e con profili di chiara incostituzionalità.

I cacciatori non sono “bioregolatori”

È stata inoltre sostenuta con forza la tesi secondo cui i cacciatori svolgerebbero una funzione di “bioregolazione”, un’affermazione che non trova riscontro nella realtà giuridica e scientifica. Il controllo della fauna selvatica è un’attività pubblica, distinta dall’attività venatoria, e le misure contenute nel DDL — dalla riduzione delle aree protette all’aumento della pressione venatoria, fino all’estensione dei periodi di caccia e all’ampliamento delle specie cacciabili — vanno esattamente nella direzione opposta rispetto a una gestione efficace e sostenibile.

Associazioni in piazza nel giorno del voto al Senato >>

Durante il dibattito è stato anche più volte sostenuto che il provvedimento rafforzerebbe le sanzioni contro il bracconaggio. Una narrazione che abbiamo già dimostrato essere falsa: le modifiche proposte non rispettano i parametri fissati dalla direttiva europea sulla tutela penale dell’ambiente e, con gli ultimi emendamenti, ne è stata ulteriormente ridotta l’efficacia.

Emendamenti? tutti bocciati

Particolarmente grave è stata inoltre la totale chiusura rispetto al confronto parlamentare. Tutti gli emendamenti presentati dalle opposizioni sono stati bocciati, anche quando si limitavano a chiedere garanzie minime, come il richiamo esplicito ai principi costituzionali di tutela della biodiversità. Nessuna apertura nemmeno su proposte di buon senso, come la regolamentazione dell’ingresso dei cacciatori stranieri — che il DDL di fatto liberalizza senza adeguati controlli — oppure il riconoscimento del diritto dei proprietari di escludere l’attività venatoria dai propri terreni.

In questo contesto non sono mancate situazioni che restituiscono anche il clima e la superficialità con cui si sta intervenendo su una materia così delicata: in Aula uno dei relatori del provvedimento ha parlato di fauna selvatica “omeopatica”, invece che “omeoterma”. Una svista che può sembrare marginale, ma che assume il sapore amaro di una triste ironia, considerando che si stanno smantellando decenni di conquiste nella tutela della biodiversità e degli animali.

L. Biancatelli

In queste giornate il WWF, rappresentando tutti i soci, i sostenitori, i firmatari della petizione Stop Caccia Selvaggia e soprattutto la Natura, ha presidiato costantemente i lavori parlamentari, partecipando alle sedute dalle tribune, supportando l’attività dei parlamentari di opposizione e aggiornando in tempo reale cittadini e opinione pubblica attraverso i propri canali social e informativi.

In due giorni sono stati esaminati quasi tutti gli articoli del provvedimento e le centinaia di emendamenti presentati dalle opposizioni, nella quasi totalità respinti senza un reale confronto nel merito.

L’unico effetto concreto di questa operazione portata avanti dal Governo e dalla sua maggioranza, ad oggi, è stato quello di sollevare un’ondata di indignazione e di mobilitazione generale: dai comuni cittadini alle personalità del mondo scientifico e culturale. La maggioranza degli italiani è contraria a una visione predatoria della natura e non accetta imposizioni legislative che trasformano la fauna selvatica in una risorsa da sfruttare, riducendola a strumento di business.

La ripresa è fissata per martedì 23 giugno

La discussione proseguirà martedì 23 giugno alle ore 16.30, quando verranno esaminati gli ultimi due articoli, seguite dalle dichiarazioni di voto e dal voto finale sul disegno di legge.

In occasione di questa giornata decisiva, le associazioni ambientaliste promuoveranno un sit-in di mobilitazione. Tutti sono invitati a partecipare: con successive comunicazioni verranno indicati luogo e orario.

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