Non solo luoghi in cui godere della bellezza della natura, ma anche presidi avanzati di legalità in territori dove la natura è sotto minaccia. Dalle incursioni dei bracconieri ai tagli boschivi illegali; dai roghi dolosi, fino agli atti vandalici contro infrastrutture e centri visita: ogni Oasi WWF è un avamposto che contrasta quotidianamente i crimini di natura, oggi riconosciuti a livello transnazionale tra le forme più diffuse e dannose di criminalità.
Crimini che purtroppo continuano a colpire il nostro Paese come dimostra l’arrivo ieri nel Cras WWF di Valpredina di due rapaci protetti gravemente feriti da colpi di fucile. I rapaci sono poi morti durante le cure.
Per questo, nella terza parte del suo report “Effetto Oasi”, il WWF Italia si concentra sul ruolo delle aree protette nel contrasto ai crimini di natura. Il report, pubblicato a puntate in occasione della Primavera delle Oasi WWF, l’iniziativa nazionale che riapre al pubblico oltre 100 aree protette, racconta il ruolo centrale che le Oasi WWF svolgono da oltre mezzo secolo nella tutela di questi ecosistemi fragili.
Un modello unico
Ai crimini di natura, le Oasi hanno risposto con un modello unico: approccio scientifico, partecipazione di volontari e apertura alle comunità locali, a partire dalle scuole, per vivere pienamente questi luoghi e, come insegnava il fondatore del WWF Italia Fulco Pratesi, imparare a conoscere la natura, per amarla e difenderla.
Questo è il primo passo per promuovere la legalità attraverso la prevenzione che affianca ai controlli istituzionali, una rete permanente di sorveglianza, in grado di disincentivare le attività illegali.
Il ruolo di “osservatorio sul campo” è fondamentale: molte Oasi ricadono infatti in territori sensibili, dove episodi di bracconaggio e degrado ambientale erano diffusi prima della loro istituzione. Le Oasi trasformano questi contesti in spazi protetti, monitorati e rigenerati, dimostrando che la tutela della biodiversità può essere un potente strumento di presidio della legalità.
Questa funzione essenziale ricoperta dalle aree protette WWF determina anche il rischio che proprio le Oasi WWF, per quello che rappresentano, possano essere sotto attacco da chi commette crimini di natura. E così può accadere di registrare, anche in questi luoghi, episodi di danneggiamento doloso, bracconaggio, intrusioni con armi o mezzi non autorizzati e addirittura intimidazioni.
Il contrasto ai crimini di natura non riguarda soltanto le Oasi WWF, ma il WWF è sempre presente nel difendere tutte le aree protette sotto attacco. Anche molte aree protette gestite da enti pubblici o da altre organizzazioni svolgono un ruolo essenziale nella difesa della biodiversità e nella promozione della legalità nei territori più fragili del Paese.
I presidi contro il bracconaggio
L’Oasi WWF di Monte Arcosu, nel cuore del Sulcis, è, per esempio, uno dei più importanti avamposti italiani contro il bracconaggio. Nasce negli anni ’80 proprio per salvare dall’estinzione una delle sottospecie più rare d’Europa: il cervo sardo (Cervus elaphus corsicanus), allora ridotto a poche decine di individui e costantemente minacciato dalla caccia illegale. Grazie al presidio continuo dei volontari WWF, alle campagne antibracconaggio coordinate in collaborazione con le forze dell’ordine e ai monitoraggi sistematici, oggi Monte Arcosu ospita la più grande popolazione di cervo sardo, con un incremento che ha pochi uguali nella storia della conservazione in Italia.
Ma la battaglia non è finita. Ogni anno i volontari rimuovono centinaia di lacci posizionati per catturare cervi e cinghiali, molti dei quali ritrovati in punti strategici dei crinali.
A difendere gli uccelli migratori ci pensa invece l’Oasi WWF Valpredina. Situata nel cuore delle Prealpi bergamasche, è uno dei “black-spot” più critici d’Italia per il bracconaggio degli uccelli migratori. La zona è infatti al centro delle rotte che attraversano le Prealpi lombardo‑venete, aree storicamente sotto pressione per l’uccellagione e il commercio illegale di avifauna protetta.
Valpredina è coinvolta ogni anno nelle operazioni antibracconaggio condotte dai Carabinieri Forestali nell’ambito dell’Operazione Pettirosso, che porta annualmente al sequestro di migliaia di uccelli, oltre ad armi e dispositivi illegali, come reti, trappole e richiami acustici vietati e addirittura farmaci dopanti utilizzati per alterare il canto degli uccelli usati come “richiami vivi”.
L’Oasi di Valpredina ospita il Centro Recupero Animali Selvatici (CRAS), struttura che ogni anno cura migliaia di esemplari vittime dell’illegalità e che promuove azioni di studio e ricerca essenziali per l’attività delle autorità investigative. Nel 2025, solo nelle province di Bergamo e Brescia, il CRAS ha ricevuto dalle autorità 1.043 uccelli protetti uccisi illegalmente, con un incremento del 52% rispetto all’anno precedente.
Oasi sotto attacco
Per il loro ruolo le aree protette sono ancora oggi oggetto di veri e propri attacchi. Un esempio si è verificato nel 2025 in area non gestita dal WWF ma di altissimo valore naturalistico: l’Oasi dei Variconi a Castel Volturno (Campania). Quest’area protetta è stata più volte bersaglio di atti vandalici e incendi dolosi. Nel 2025 ignoti hanno distrutto uno dei tre capanni di avvistamento appena realizzati grazie a un progetto WWF, a poche settimane dall’inaugurazione prevista. Il rogo ha colpito un simbolo del processo di riqualificazione e rinascita di un’area storicamente ferita da illegalità e speculazioni.
Il gesto non è rimasto isolato: a distanza di pochi giorni, un secondo incendio ha distrutto un altro capanno, confermando l’esistenza di una volontà mirata a ostacolare la valorizzazione dell’area e a mantenere condizioni di degrado funzionali ad attività illegali.
Anche le Oasi gestite direttamente dal WWF hanno subito attacchi nel corso degli ultimi anni. Nel 2017 e poi nel 2022 l’Oasi WWF Cratere degli Astroni è stata teatro di due gravissimi episodi di criminalità ambientale, due devastanti incendi. Quest’area protetta è una riserva naturale statale con caratteristiche uniche, situata nel cuore dell’area metropolitana di Napoli. Il secondo rogo, di matrice dolosa accertata, ha distrutto 40 ettari di vegetazione, di cui otto dentro l’area protetta, colpendo habitat comunitari protetti come la lecceta secolare.
Il personaggio
Anna Giordano aveva solo 15 anni quando vide i bracconieri uccidere a centinaia i rapaci in migrazione sullo Stretto di Messina. Per contrastare questo fenomeno, che per anni ha provocato vere e proprie stragi tra i rapaci in migrazione, ha intrapreso nel messinese una lotta che le è costata minacce e intimidazioni ma ha portato alla riduzione del fenomeno.
Messinese, classe 1965, Giordano è laureata in Scienze Naturali, specializzata in ornitologia. Da 30 anni è attiva nel WWF (già direttrice della Riserva delle Saline di Trapani) e ha fondato l’Associazione mediterranea per la natura che si occupa di antibracconaggio e di un centro di recupero della fauna selvatica. Il suo impegno le è valso nel 1998 il prestigioso Goldman Environmental Prize. Oggi è in prima linea, come sempre, contro il progetto del Ponte sullo Stretto.
Chi trova un’area protetta, trova un tesoro (di legalità)
Questi episodi confermano il ruolo delle aree protette come frontiere della legalità. Laddove la biodiversità è più fragile, lo è anche la coesione sociale; e dove la criminalità ambientale trova spazio, la tutela della natura diventa allo stesso tempo difesa dei diritti, della sicurezza e della convivenza civile.
Questo rende ancora più evidente il ruolo delle Oasi WWF e delle aree protette pubbliche come presìdi territoriali integrati, capaci di monitorare il territorio; collaborare con le istituzioni; avvicinare le comunità alla natura; offrire un’alternativa culturale ai modelli di sfruttamento illegale.
Laddove c’è un’area protetta, c’è un argine, a volte l’unico, contro le illegalità.
Un motivo in più per approfittare della Primavera delle Oasi con cui il WWF apre le porte delle sue oltre 100 aree protette. Sono tantissime le iniziative che continueranno le prossime settimane fino al 2 giugno. Tutte le info su: www.wwf.it/cosa-facciamo/eventi/primavera-delle-oasi/