Salviamo gli oceani dalla plastica | WWF Italy

Ogni anno circa 100 milioni di tonnellate di plastica vengono disperse in Natura.

Un ACCORDO GLOBALE tra i Paesi delle Nazioni Unite è l'unico strumento che può fermare l'inquinamento da plastica.

Il 15 marzo i leader mondiali si sono riuniti per la Quarta Assemblea delle Nazioni Unite sull'Ambiente ma, ancora una volta, non hanno definito impegni concreti e significativi per fermare la dispersione di plastica in mare. 

Il Trattato Globale è indispensabile: fino a che i Paesi delle Nazioni Unite non definiranno obiettivi nazionali vincolanti per salvare i nostri mari, la nostra azione di pressione non si deve fermare!


Oceani invasi dalla plastica: è emergenza planetaria. 


Ogni anno circa 8 milioni di tonnellate di rifiuti di plastica finiscono negli oceani e, se non saranno presi provvedimenti, entro il 2050 nei mari ci sarà più plastica che pesce.






Per anni questo problema è stato ignorato. Oggi, abbiamo urgente bisogno che le Nazioni Unite stringano un Accordo per porre fine alla dispersione di plastica in mare entro il 2030. 

La plastica ha un impatto drammatico sul benessere e la salute delle persone e sulla vita nei nostri mari: pesci, tartarughe, delfini, balene, uccelli marini la ingeriscono o ne rimangono intrappolati, feriti e uccisi.

Tutti i Paesi sono responsabili di questa emergenza ambientale e ciascuno deve essere parte della soluzione. É necessario un impegno globale per fermare la dispersione di plastica in natura.

#StopPlasticPollution

L'inquinamento degli oceani dovuto alla plastica ha raggiunto il livello di una vera crisi globale. Sta avvelenando la vita marina, colpendo la salute umana e i mezzi di sostentamento in modi che solo ora stiamo iniziando a comprendere. Si stima che circa 8 milioni di tonnellate di rifiuti di plastica entrino globalmente negli oceani ogni anno, creando una minaccia crescente. Questo potrebbe avere effetti potenzialmente devastanti sul fragile equilibrio dell’ecosistema marino.
 

● L'inquinamento marino dovuto alla plastica è un problema globale e transfrontaliero. Grandi rifiuti di plastica o microplastiche sono stati rilevati in ogni angolo degli oceani e del Pianeta, senza che confini nazionali possano trattenerli. I rifiuti di plastica prodotti da ogni Paese possono finire virtualmente ovunque nel mondo. Questo è il motivo per cui il problema dell'inquinamento marino da plastica non può essere risolto a livello nazionale o regionale o solo con misure volontarie. Richiede un'azione coordinata, una responsabilità condivisa e un approccio comune.
 

La soluzione a lungo termine richiede una strategia preventiva, economicamente più efficiente rispetto al recupero. Le azioni di pulizia sono importanti, ma il recupero di microplastiche e inquinanti dall'ambiente marino si è dimostrato spesso impraticabile e inefficace.
 

L’Italia ha già fatto molto contro l’inquinamento da plastica: il nostro Paese ha vietato l’utilizzo di shopper di plastica per la spesa dal 1° gennaio 2011; dall’inizio del 2018 ha vietato l’uso di sacchetti di plastica per  gli alimenti; dal 1° gennaio 2019 è vietato l’uso di bastoncini cotonati non biodegredabili e dal 1° gennaio 2020 l’uso di microplastiche nei cosmetici. Ma oggi il nostro Paese ha un’ulteriore occasione per mantenere e rafforzare la sua leadership su scala europea, sposando le richieste delle petizione globale.

​● L'inquinamento marino da plastica è un classico esempio di problema di coordinamento su scala mondiale che richiede una risposta globale. Ad oggi non esiste però alcun un trattato internazionale che affronti questa mancanza. Il quadro giuridico esistente che riguarda l'inquinamento marino da plastica è frammentato e inefficace. È necessaria una risposta globale più coerente e mirata.

​● Non esiste attualmente una volontà globale o un obiettivo chiaramente articolato per ridurre l’inquinamento marino da plastica; non vi è alcun obbligo per gli Stati di sviluppare piani d'azione nazionali; non esistono standard comuni per la segnalazione e il monitoraggio della dispersione di materie plastiche in natura o la revisione dell'efficacia delle diverse misure di riduzione dell'inquinamento; non c'è una piattaforma comune o un sistema per promuovere la rimozione della plastica dagli oceani; e non esiste un organismo scientifico specializzato in grado di orientare la politica e indirizzare gli sforzi diplomatici.

 

La risposta globale efficace a questa crisi dev'essere un trattato globale dettagliato e omnicomprensivo, con obblighi chiari e responsabilità in materia di prevenzione, controllo e rimozione dell’inquinamento marino da plastica dagli oceani del mondo.

L'Accordo dovrà: 
● Definire obiettivi stringenti per ogni singolo Paese, di riduzione dell'inquinamento da plastica
● Vincolare i singoli Paesi a creare piani d'azione nazionali per raggiungere gli obiettivi stabiliti

L'emergenza della plastica negli oceani è stata creata in poco più di 50 anni e può essere fermata nell'arco di un decennio. Ma è necessario agire subito e insieme. Per questo noi, cittadini del mondo, dobbiamo chiedere un ACCORDO GLOBALE e giuridicamente vincolante fra Paesi delle Nazioni Unite per dire basta, entro il 2030, alla dispersione di plastica in natura. 

ll WWF esorta tutti gli Stati ad assumere pubblicamente l'impegno per un nuovo strumento giuridicamente vincolante per fermare l'inquinamento marino dovuto alla plastica e chiedere che si inizi il prima possibile un negoziato su tale trattato. 

Ecco alcuni potenziali elementi di un nuovo trattato contro l'inquinamento marino da plastica.

Finalità:
Una visione chiara per eliminare tutti i rifiuti di plastica dall'oceano, basata sul principio di precauzione e che riconosca l’evidenza dell’impatto devastante dell'inquinamento da plastica sugli ecosistemi marini e sulle risorse costiere.

Obiettivi: 
● Obiettivo di riduzione globale dell’inquinamento marino da plastica ambizioso, condiviso, stringente nei tempi e legalmente vincolante, con particolare attenzione alla prevenzione e alla drastica riduzione dei quantitativi di rifiuti plastici che finiscono nei mari del mondo.
● Obiettivi di riduzione nazionali dell’inquinamento da plastica chiari, con tempi  misurabili e scadenze dettagliate, per raggiungere l'obiettivo di riduzione globale.

Misure: 
L'obbligo di sviluppare e attuare piani d'azione nazionali efficaci, incentrati sulla prevenzione, il controllo e la rimozione della plastica e sufficientemente ambiziosi da consentire il conseguimento degli obiettivi di riduzione nazionali.
Uno schema condiviso per il monitoraggio, la rendicontazione e la valutazione dei volumi di macro e micro-plastiche dispersi in mare e sui progressi compiuti per eliminare questi fenomeni in ambito nazionale e internazionale.
L'istituzione di una commissione intergovernativa di esperti che possa valutare e tracciare il problema e raccogliere informazioni sulle sue dimensioni e sullo stato dell’arte, fornendo indicazioni utili al processo decisionale e alla sua implementazione.
Un accordo tra tutti gli Stati per la creazione di un sistema di finanziamento globale per attuare il trattato che includa: lo sviluppo di infrastrutture, di operazioni internazionali di pulizia, l’innovazione del design e delle tecnologie usate per la realizzazione di prodotti alternativi, e la gestione dei rifiuti.
Un divieto esplicito di azioni considerate dannose rispetto all'oggetto e allo scopo del nuovo trattato, compreso lo scarico deliberato di rifiuti di plastica nei fiumi e nelle acque interne che hanno sbocco in mare.
Un impegno per lo sviluppo di metodi, definizioni, standard e regolamenti comuni per uno sforzo globale efficace e coordinato per combattere l’inquinamento marino da plastica, che contempli divieti specifici su talune categorie di plastiche ad alto rischio ritenute impossibili da raccogliere e gestire in sicurezza.

La Plastica nel Mediterraneo

Il Mar Mediterraneo è oggi tra i mari più inquinati al mondo a causa della plastica.

L'Europa, il secondo maggiore produttore di plastica al mondo, riversa in mare ogni anno tra le 150 e le 500 mila tonnellate di macroplastiche e tra le 70 e 130 mila tonnellate di microplastiche. Il suo principale serbatoio? Il Mar Mediterraneo. 

Il Mare Nostrum è oggi considerato la sesta grande zona di accumulo di rifiuti plastici al mondo, secondo quando emerge dal nostro Report Mediterraneo In Trappola.

Il Mar Mediterraneo rischia di trasformarsi in una vera e propria "trappola di plastica". Come cittadini italiani abbiamo la grande responsabilità di impedire tutto questo. 

La nostra petizione in Italia continua!

Cosa abbiamo ottenuto fin'ora: 
  • Oltre 700mila cittadini italiani hanno firmato la nostra petizione. Un sostegno davvero importante

  • Il Ministro Costa ha risposto alla nostra petizione #plasticfree, schierandosi dalla nostra parte. Queste le sue promesse >>


Ma tutto ciò non basta!

Il nostro Paese può ancora una volta essere all'avanguardia in Europa. Con la nostra petizione vogliamo che l'Italia anticipi i contenuti della nuova Direttiva comunitaria, che prevede la messa al bando di 10 prodotti di plastica monouso. 

Plastica in Mare

Il 95% dei rifiuti presenti nel Mar Mediterraneo è composto da plastica.

1,25 milioni di frammenti per kmdi microplastiche sono presenti nel Mediterraneo (4 volte quelli dell' "Isola di Plastica" del Pacifico settentrionale).

Il 90% dei danni provocati dai rifiuti alla fauna selvatica è dovuto alla plastica.

134 sono le specie vittime di ingestione di plastica nel Mar Mediterraneo.

Cosa chiediamo alle Istituzioni Italiane:

  • che premano affinché venga alla luce al più presto la Direttiva europea che vieta 10 prodotti di plastica monouso;

  • che introducano una cauzione sugli imballaggi di plastica monouso;

  • che vietino l’uso di microplastiche in tutti i beni di consumo;

  • che finanzino la ricerca e il recupero delle reti da pesca fantasma, abbandonate in mare.

Salva il mare dalla plastica

134 specie marine del Mediterraneo sono vittime di ingestione di plastica in mare, molte altre ne rimangono intrappolate e uccise. Dona ora, aiutaci a salvarle!

Dona ora >>

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