WWF Italy - Keep Nature Alive
©: © Wild Wonders of Europe / WWF

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Grazie alle 520mila firme raccolte tra tutti i cittadini europei contribuiremo alla difesa di norme vitali per la protezione di specie e habitat unici e preziosi.

Migliaia di specie di uccelli, farfalle, cervi, lupi, orsi ma anche, piante fiori, fiumi, laghi, sono protetti da norme comunitarie, considerate tra le migliori al mondo. Senza la loro protezione, molte specie uniche in Europa potrebbero andare perse per sempre.

Oggi, proprio quando ci sarebbe bisogno che queste norme fossero applicate efficacemente,  assistiamo ad un attacco politico "contro-natura" che rischia di far prevalere gli interessi economici di una minoranza sulla tutela di questo prezioso patrimonio comune.

Almeno il 60% di animali e piante di rilevanza europea ed il 77% dei loro habitat sono a rischio.

C’è chi vuole indurre le istituzioni europee a rivedere le Direttive "Habitat" e "Uccelli" introducendo deroghe e scappatoie. Quello di cui la biodiversità europea oggi ha bisogno è una piena applicazione di queste norme in tutti i Paesi, a cominciare dall’Italia, non certo una riscrittura del corpo delle regole tuttora del tutto preziose e valide.

Le  norme europee sulla Natura, infatti, sono una barriera alla perdita della biodiversità: il 60% degli animali e delle piante europee e il 77% degli habitat sono ancora oggi in pericolo.

Oggi il 18% del territorio europeo (1milione di chilometri quadrati) e il 4% dei siti marini (250mila chilometri quadrati) fanno parte di Natura 2000, la rete di aree protette più grande al mondo.
 



©: WWF
Quali sono stati i risultati concreti, le storie di successo derivanti dall’applicazione delle norme comunitarie sulla natura in Italia?
Molti sono i risultati positivi lungo tutta la nostra penisola, da Nord a Sud. I finanziamenti europei (LIFE) hanno consentito di: conservare i delicati sistemi di dune delle nostre coste;  reintrodurre  nelle Alpi italiane l’orso bruno (si è passati dai 2 maschi del 1996 ai 50 individui attuali)  e il gipeto; di creare nei parchi nazionali del centro Italia (Parchi nazionali dei Sibillini, d’Abruzzo  della Maiella) nuove colonie di camosci. La rete Natura 2000 in Sicilia ha consentito di tutelare i principali territori della unica popolazione di aquila di bonelli presente in Italia sono oggi tutelati.  Grazie ad un progetto di conservazione finanziato dal Ministero dell’Ambiente la LIPU con ISPRA ha contribuito alla conservazione del Carso triestino e Goriziano (SIC – Sito di interesse comunitario IT3340006). La gestione WWF, avviata nel 1995, del sito Saline di Trapani (ZPS – Zona di Protezione Speciale IT010028) ha permesso di conservare un’area umida importantissima per la sosta di uccelli migratori e la riproduzione di nuove specie (come volpoche, germani reali, gabbiani rosei),  incrementando anche, in soli 3 anni la popolazione di fenicotteri da 40 a 800 individui e contribuendo al contempo al rilancio della produzione tradizionale di sale marino.

Ma ci si può dichiarare pienamente soddisfatti del modo con cui l’Italia applica le Direttive europee sulla natura?
Il problema in Italia è la piena applicazione delle norme derivanti dalle Direttive comunitarie e non certo la loro revisione. Il WWF insieme alla LIPU hanno presentato un “reclamo  trasversale” alla DG Ambiente della Commissione Europea segnalando decine di casi che dimostrano come le Regioni italiane non abbiano proceduto ancora all’effettiva gestione in tutta Italia dei siti della Rete Natura 2000 e come  permangano forti resistenze burocratiche ad applicare virtuosamente la valutazione di incidenza, in difesa di un patrimonio naturale che rischia di scomparire. La Commissione Europea ha aperto sulla base della segnalazione degli ambientalisti una procedura istruttoria speciale (EU Pilot) chiedendo alle Regioni di rispondere alle richieste delle associazioni per un buon governo del patrimonio naturale italiano. Il problema quindi non è quello di riformare la norme europee, ma di renderle pienamente efficaci in tutti i Paesi membri dell’Unione Europea, a cominciare dall’Italia, dove hanno già prodotto risultati positivi che vanno consolidati e ampliati.