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La Direttiva Acque non si tocca

In una giornata storica per fiumi, laghi e zone umide d’Europa, la Commissione Europea ha annunciato che la Direttiva Quadro sulle acque (WFD), la più importante normativa europea in materia – non si tocca. I 375.000 cittadini europei…

In una giornata storica per fiumi, laghi e zone umide d’Europa, la Commissione Europea ha annunciato che la Direttiva Quadro sulle acque (WFD), la più importante normativa europea in materia – non si tocca.
I 375.000 cittadini europei che hanno partecipato al fitness check dello scorso anno (la verifica periodica popolare a cui vengono sottoposte le direttive europee), i quasi 6.000 scienziati e le oltre 130 organizzazioni della società civile che hanno sostenuto la Direttiva per la tutela delle acque hanno avuto ragione delle numerose e potenti lobby contrarie (industriali, agricoltori…) che speravano di renderla completamente inefficace. Dopo un’approfondita valutazione durata due anni, la Commissione europea ha dichiarato che, a 20 anni dalla sua emanazione, la Direttiva Quadro Acque è “adatta allo scopo” e gli Stati membri devono adoperarsi con maggior determinazione per applicarla adeguatamente.
Infatti, in Europa il 60% delle acque non è in un buono “stato di salute” e in Italia solo il 41% dei nostri fiumi ha raggiunto il «buono stato ecologico», richiesto dalla Direttiva Quadro Acque (2000/60/CE), mentre per i laghi la situazione è ancor più grave: solo il 20% è “in regola” con la normativa europea.
Anche a seguito di questi ritardi, il Commissario UE per l’Ambiente, gli Oceani e la Pesca, Virginijus Sinkevičius, ha confermato la necessità di concentrarsi sul sostegno all’attuazione e all’applicazione “senza modificare la direttiva”. Il messaggio della Commissione è chiaro: la direttiva quadro sulle acque è un elemento essenziale della legislazione ambientale dell’UE e deve rimanere nella sua forma attuale.
La decisione della Commissione è stata accolta con favore da WWF, EEB, European Anglers Alliance, European Rivers Network e Wetlands International, che insieme formano la coalizione Living Rivers Europe e hanno guidato la campagna #ProtectWater per la salvaguardia della WFD.
La WFD è una delle normative ambientali più ambiziose e olistiche dell’UE, che fissa l’obiettivo del 100% degli ecosistemi di acqua dolce dell’UE in buona salute entro il 2027 al più tardi, rispetto all’attuale 40%; il raggiungimento di questo obiettivo è ancor più urgente perché strettamente legato all’adattamento ai cambiamenti climatici. 
Ester Asin, direttore dell’Ufficio per le politiche europee del WWF, ha dichiarato: “Una buona legislazione non è qualcosa da manomettere. L’UE ha bisogno della Direttiva quadro sulle acque per salvaguardare il proprio approvvigionamento idrico, arrestare e invertire la perdita di biodiversità e affrontare il cambiamento climatico”. Ci congratuliamo con la Commissione per aver tenuto conto delle opinioni dei cittadini europei e per aver dato seguito alle ambizioni dell’European Green Deal e della strategia dell’UE per la biodiversità. Ma con il 2027 dietro l’angolo, una migliore attuazione deve iniziare subito. Non vediamo l’ora di lavorare con la Commissione per garantire che la legge funzioni non solo sulla carta, ma anche nella pratica per riportare finalmente la vita nei nostri fiumi”.
Con questo annuncio, è chiaro che non ci possono essere ulteriori ritardi da parte degli Stati membri. La Commissione europea deve ora lavorare con tutte le parti interessate per accelerare l’attuazione e garantire che gli obiettivi della WFD siano raggiunti al più tardi entro il 2027. Gli Stati membri dovranno favorire una urgente e pieno aggiornamento dei piani di gestione dei bacini idrografici. 
LE RICHIESTE WWF – Il WWF Italia rinnova al Governo la richiesta di un impegno concreto e immediato per attuare correttamente la direttiva quadro Acque, per la quale l’Europa ha avviato diversi procedimenti per inadempienze nei confronti del nostro Paese. Inoltre il WWF Italia chiede di redigere urgentemente un piano di ripristino ambientale, come previsto dalla Strategia Europea per la biodiversità, iniziando riqualificazione degli ecosistemi acquatici, avviando “interventi integrati” come previsti fin dal 2014 (L.133/2014) e che le Regioni hanno in gran parte ignorato. Infine è necessario intervenire per 
• migliorare la rete di distribuzione idrica riducendo le perdite, 
• adeguare il sistema depurativo del Paese, 
• bloccare i nefasti interventi di manutenzione idraulica lungo i fiumi che oltre a distruggere il loro patrimonio naturale non riducono il rischio idraulico e rivedere le modalità di gestione fluviale, 
• rivedere le norme che concedono incentivi per il mini-idroelettrico lungo i corsi d’acqua naturali
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