Ambientalisti su PNRR e Clima: un'occasione imperdibile ma rischiamo di sprecarla

Notizie pubblicate su 30 April 2021
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Il piano di Ripresa italiana di 248 miliardi (191 da Recovery, 31 da fondo complementare e ulteriori 26 miliardi per la realizzazione di opere specifiche) non è un piano significativo per il clima; non riesce a identificare nei settori della decarbonizzazione il volano per la ripresa economica sostenibile e non è incisivo nell’allocazione delle risorse e nelle riforme per innovare i settori pilastro della decarbonizzazione: questo il giudizio della organizzazioni ambientaliste WWF, Greenpeace, Legambiente, Kyoto Club e Transport & Environment (T&E).
 
Il PNRR dovrebbe rappresentare il momento della visione e delle scelte, con la decarbonizzazione come fulcro della svolta e occasione di rilancio economico e nuova occupazione: eppure molto viene lasciato ai progetti successivi, con una strategia opaca e ampi margini di discrezionalità che rendono difficile perseguire con decisione il percorso verso l’azzeramento delle emissioni di carbonio. Inoltre, si preferisce dare spazio a vettori energetici dal futuro ancora non definito e sul lungo periodo, come l’idrogeno verde –l’idrogeno deve essere verde anche nel quadro europeo- invece di puntare decisamente sulle fonti rinnovabili, sull’efficienza energetica in tutti i settori, sull’elettrificazione dei trasporti, con numeri che appaiono solo un contentino. Quando si valuta un piano da quasi 250 miliardi non ha solo valore quello che c’è, ma anche quello che manca e che faticherà a trovare uno spazio nei bilanci e nelle riforme dei prossimi anni. Rischiamo di rimanere fuori dalla grande trasformazione in atto e diventare un Paese irrilevante dal punto di vista industriale.
 
Le risorse classificabili come ‘verdi’ appaiono marginali nella transizione energetica e scollegate da una strategia climatica. Le spese, anche quando indirizzate nei settori giusti, non rispondono a valutazioni di impatto e criteri di efficacia rispetto agli obiettivi.
 
Gli ambientalisti rilevano anche:
  • La mancanza di una governance che metta in relazione le misure con gli obiettivi climatici, in termini di spesa, impatto e monitoraggio. Si sottolinea come il significativo budget del piano per l’alta velocità è assegnato e monitorato dal Ministero dell’economia e delle finanze che è il proprietario unico di Ferrovie dello Stato.
  • La mancanza di una proposta di riforma della fiscalità che assicuri l’eliminazione dei sussidi ambientalmente dannosi alle fonti fossili e contestualmente identifichi nei principi di fiscalità ambientale i pilastri per la riforma fiscale da inserire nella legge delega prevista per luglio.
  • La mancanza di una proposta per la finanza verde come leva per lo sviluppo del Paese, connesso alle risorse del PNRR che includa trasparenza, rendicontazione e l’adozione di una lista d’esclusione al finanziamento di infrastrutture per tutte le fonti fossili, secondo le best practices internazionali, per le agenzie pubbliche CDP, SACE ed Invitalia. 

Infine, WWF, Greenpeace, Legambiente, Kyoto Club e Transport & Environment (T&E) sottolineano che il PNRR indica un obiettivo di decarbonizzazione per l’Italia al 2030 del 51% senza che questo appartenga in alcun modo a strategie o policy nazionali pubbliche e concordate a livello europeo o internazionale.
 

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