Bilancio WWF 2019 | WWF Italy

Bilancio WWF 2019

Un 2019 all'insegna del Green Deal tra emergenza Clima, Biodiversità e Sviluppo sostenibile

© Staffan Widstrand / WWF

Il 2019 ha segnato l’inizio di una vera rivoluzione nel modo di concepire a tutto tondo l’emergenza ambientale planetaria

Quest'anno verrà ricordato come l’anno degli incendi devastanti in Amazzonia, della grande mobilitazione della società civile contro il cambiamento climatico, e per una ragazzina svedese di 16 anni che l'ha innescata: Greta Thunberg, che ha coinvolto milioni di giovani in tutto il mondo a scendere in piazza per difendere il clima. 

Per la prima volta gli allarmi degli scienziati sono stati accompagnati da una imponente mobilitazione civile, trainata dai giovani, in tutto il mondo. 
Sono queste le prime considerazioni del nostro Bilancio Ambientale 2019, che osserva come le resistenze istituzionali siano ancora forti, come dimostra l’esito deludente della COP 25 sui cambiamenti climatici da poco conclusa a Madrid.

Quantomeno, però, nell’agenda internazionale, europea e nazionale si è cominciato a mettere al centro dell’agenda politica la necessità del Green Deal, come nuovo patto sociale per le scelte economiche del futuro.

“Oggi più che mai, abbiamo capito l’urgenza di azioni incisive in materia climatico-energetica, per la tutela della biodiversità, la manutenzione del territorio, lo sviluppo sostenibile, l’economia circolare. Abbiamo capito quanto clima e biodiversità siano cruciali per la nostra sopravvivenza. Le mobilitazioni dei giovani del movimento Fridays for Future e le parole di Greta Thunberg sono state nel 2019 un chiaro segnale di cambiamento che dalle piccole comunità locali ha assunto una dimensione globale. Ora serve un accordo globale tra Stati: 'A new Deal for Nature and People' può aiutarci a definire un nuovo patto con il pianeta e con il nostro futuro”.

Donatella Bianchi, Presidente del WWF Italia

Il significato di Green Deal

Il 2019 è stato un anno preparatorio al “Super Anno”: il 2020 vedrà infatti tra settembre e dicembre la COP 15 della Convenzione sulla Biodiversità in Cina, la COP dei giovani e la Pre-COP sul Clima a Milano, la COP 26 sul Clima a Glasgow.
Nel 2020 scadranno 12 target di 5 diversi obiettivi per lo sviluppo sostenibile (SDG) dell’ONU. Già nell’UNGA 74, l’ultima assemblea generale dell’ONU il WWF ha lanciato la proposta, da far maturare nel 2020, di una Dichiarazione di Emergenza per il Clima e le Persone dell’Assemblea Generale dell’ONU che consenta di definire una strategia al 2030 per contrastare il cambiamento climatico, la perdita di natura e perseguire gli obiettivi di sviluppo sostenibile.



 

Anche la nuova Commissione Europea ha lanciato lo scorso 11 dicembre la sua Comunicazione sull’European Green Deal, dando seguito all’impegno programmatico, della presidente della Unione Europea, Ursula von der Leyen, in cui si dà un segnale importante nella giusta direzione stabilendo, tra l’altro, un percorso verso la neutralità climatica (l’azzeramento delle emissioni di CO2 e altri gas serra) entro il 2050 da definire in una Normativa europea sul Clima e un grande piano per il ripristino dei sistemi naturali, ma come WWF abbiamo chiesto di abbattere del 65% le emissioni di gas serra entro il 2020 e di fissare obiettivi vincolanti per gli Stati Membri per contrastare la perdita di biodiversità.

Il Governo italiano nella Nota di Aggiornamento al DEF del settembre 2019 ha dato il via al Green New Deal come driver trainante della rivoluzione industriale 4.0, ma nel disegno di legge di bilancio giunto ora all’esame della Camera le risorse destinate a questo scopo hanno subito un taglio di oltre 200 milioni passando da 1 miliardo e 688 milioni previsti inizialmente per il 2020 ad 1 miliardo e 438 milioni (considerando i fondi destinati alle amministrazioni centrali, ai comuni, al Green Deal e al rifinanziamento del Green Climate Fund).
Nelle nostre osservazioni inviate al Parlamento, salutando con favore questa nuova sensibilità, abbiamo sottolineato, come sia necessario sciogliere il nodo dei finanziamenti (visto che a sostegno del solo settore dell’autotrasporto, altamente inquinante, si continuano a destinare anche nel 2020 1,7 miliardi di euro) e con quali obiettivi e strumenti di governance si voglia gestire il processo, perché riteniamo che non sia sufficiente cambiare il nome del CIPE in CIPESS, come è avvenuto con il c.d. Decreto Clima, perché lo “sviluppo sostenibile” divenga centrale nelle politiche nazionali.

L'attesa svolta per il Clima

Il 2019 è stato un altro anno di continui e intensi eventi metereologici estremi nel mondo e in Italia, culminati nel nostro Paese con i danni ingenti che in autunno hanno attraversato la Penisola.
Questa nuova “normalità” è direttamente connessa agli impatti della crisi climatica.
Il governo M5S-Lega ha presentato la prima bozza del Piano Energia Clima (PNIEC), come richiesto dalla UE. Il Piano, pur confermando l’uscita dal carbone entro il 2025, prevede un più largo uso del gas e una quota ancora insufficiente di rinnovabili, non fornendo peraltro adeguati strumenti per conseguirla.

L’indice della transizione Enea-ISPRED, che ‘misura’ la transizione energetica, indica che, nonostante la stagnazione dell’economia, l’arretramento della produzione industriale e il calo dei consumi di energia primaria (-1%), nei primi sei mesi dell’anno le emissioni di CO2 non sono scese, anzi sono aumentate.
Questi dati sono confermati dalla stima tendenziale delle emissioni dei gas serra nel terzo trimestre del 2019 (dati ISPRA) che   prevede un incremento, rispetto all’anno precedente, dello 0,6% a fronte di una crescita del PIL pari a 0,3%, sempre rispetto 2018. Questi dati confermano che ormai la decarbonizzazione è anche una sfida e un motore per lo sviluppo. Nel corso dell’anno, il PNIEC è stato sottoposto a consultazione, e la versione finale dovrebbe vedere la luce entro l’anno.

È attesa per la fine dell’anno la nuova strategia a lungo termine, prevista dall’Accordo di Parigi e legata all’obiettivo UE di diventare climate neutral entro il 2050. 



Nel 2019 è stato varato anche il Capacity Market, uno strumento che remunera la capacità di generazione elettrica e non i consumi: lo abbiamo fortemente contestato, perché ha finito per promuovere la sostituzione della capacità a carbone con il gas, un altro combustibile fossile, anche se un po’ meno inquinante, invece di favorire le rinnovabili e gli accumuli di energia.

Tra le notizie positive, la mobilitazione dei giovani con i Fridays For Future e la possibilità per il nostro Paese di assumere un ruolo propulsivo nel contesto internazionale con la COP dei giovani e la pre-COP del 2020. 

#ClimateActionNow

Fermiamo la perdita di Natura

© WWF

Il Global Assessment dell’IPBES ha rivelato che, se non si adottano piani d’azione globali europei e nazionali che consentano di invertire al più presto la curva della perdita di biodiversità, si rischia di favorire l’estinzione un milione di specie sugli 8 milioni che, si stima, popolino il Pianeta.

La COP15 della convenzione della biodiversità del prossimo anno in Cina, assume un grande significato simbolico, date le problematiche interne e il peso del colosso asiatico. L’Europa deve chiarire quali siano le sue azioni prioritarie per arrestare la perdita di biodiversità al 2030, a cominciare dalla effettiva tutela delle aree della rete Natura 2000 che dovrebbero essere l’asse portante di un sistema di aree protette che assicuri al 2030 la protezione del 30% del territorio della UE.

Nelle nostre osservazioni alla Legge di Bilancio, abbiamo sottolineato che nel nostro Paese, tra i più ricchi di biodiversità in Europa, il 50% dei vertebrati è a rischio di estinzione e che nonostante questo non solo gli interventi necessari per attuare la Strategia Nazionale per la Biodiversità non sono finanziati, ma alla conservazione e protezione della natura nella Legge di Bilancio vengono destinati nel 2020 appena 232 milioni di euro (per tutela del mare, aree protette, ISPRA/controlli ambientali, CITES – Commercio specie protette), pari allo 0,6% del totale del valore attuale della Manovra (32 miliardi di euro).

Sicurezza ed ecosistemi fluviali resilienti

La CE nella sua Comunicazione sull’European Green Deal pone l’accento sulla necessità di ripristinare i sistemi naturali, mettendo in evidenza come garantire i servizi ecosistemici che questi forniscono consenta anche di aumentare la sicurezza delle popolazioni.

La Commissione Europea, dopo l’importante consultazione popolare dell’estate 2019 che ha coinvolto 300mila cittadini europei, ha deciso proprio l’11 dicembre scorso che la Direttiva Acque è adeguata e bisogna solo attuarla, ma su questo l’Italia è ancora in ritardo. Il nostro paese ad esempio ha previsto, con il decreto Sblocca Italia del 2014, che il 20% delle risorse destinate agli interventi per contrastare il rischio idrogeologico debbano essere impiegate per interventi integrati di mitigazione del rischio idrogeologico e per il miglioramento ecologico dei corsi d’acqua. Ma questa misura non solo è rimasta lettera morta, ma i finanziamenti sono assolutamente insufficienti. Il disegno di legge di bilancio, come denunciato dal WWF nelle  sue osservazioni, è un’occasione al momento persa, visto che si destinano a progetti per contrastare il rischio idrogeologico nel 2020 solo 85 milioni di euro.

Fino al 2034 sono inoltre previsti investimenti per oltre 12 miliardi di euro ma ci sarebbe bisogno di investimenti annuali continui e consistenti, visto che il 91% dei Comuni italiani (ISPRA) è a rischio per il dissesto idrogeologico e che per mettere in sicurezza il nostro territorio sarebbero necessari almeno 40 miliardi di euro.

Via la plastica dal mare

© Shutterstock / Rich Carey / WWF
Nel marzo scorso, nonostante le pressioni del WWF, con oltre 500 mila firme raccolte in soli due mesi su una petizione lanciata a livello globale e oltre 700mila firme raccolte in Italia sulle azioni necessarie su scala nazionale, la IV Assemblea sull’Ambiente delle Nazioni Unite - UUNEA - riunitasi a Nairobi, non ha assunto l’impegno di una Trattato globale contro l’inquinamento marino da plastica.
Inquinamento che, come denunciato in un report WWF lanciato alla vigilia dell’UNEA, rischia di incrementare drasticamente al 2030 (in assenza di un’inversione di tendenza si rischia che si aggiungano in 10 anni 300 milioni di tonnellate di rifiuti plastici negli oceani, in cui oggi si riversano attualmente 8 milioni di tonnellate l’anno), se non vengono sottoscritti impegni globali vincolanti e predisposti piani d’azione nazionali efficaci.

L'Europa sta facendo la sua parte grazie all’approvazione il 21 maggio scorso dell’attesa Direttiva che vieta il consumo di una serie di oggetti di plastica monouso (come piatti, posate, cannucce, aste per palloncini), ma bisogna capire come i Paesi Membri, a cominciare dall’Italia vorranno recepire la Direttiva europea. Tema questo particolarmente delicato dopo il passo falso fatto nella Legge di Bilancio 2020 con la Plastic Tax, provvedimento necessario ma che, come segnalato dalla nostra associazione, non stimolava un reale cambiamento nell’economia delle materie prime riciclate. Inoltre, l'associazione del Panda ha salutato con favore la presentazione da parte del Governo nel giugno scorso del cosiddetto disegno di legge Salva Mare, facendo notare però che per facilitare la raccolta volontaria della plastica accidentalmente rinvenuta in mare, bisogna facilitare ai pescatori e agli altri operatori del mare il conferimento a terra, equiparando la plastica recuperata ai rifiuti urbani, considerato che nel Mediterraneo finiscono l’equivalente di 34mila bottigliette di plastica al minuto (570mila tonnellate di plastica all’anno).

Liberiamo l'agricoltura dai pesticidi

Il 2019 sul fronte dell’agricoltura è stato, nel bene e nel male, l’anno dei pesticidi.
L’UE, sulla spinta di una grande mobilitazione dei cittadini europei, ha vietato nel corso dell’anno alcuni contestati pesticidi sotto accusa per la loro pericolosità per la salute umana e la biodiversità: il tiacloprid, un’insetticida del gruppo dei neonicotinoidi, i pesticidi responsabili della moria delle api, il clorpirifos e il clorpirifos metile, due pesticidi neurotossici.

Inoltre, è stato avviato a livello europeo l’iter per il riesame dell’autorizzazione del contestato glifosato, dopo l’ultimo rinnovo valido fino al 2022 e nel gennaio 2019 il Parlamento ha deciso che i cittadini dovrebbero avere accesso agli studi utilizzati nella procedura di autorizzazione dei pesticidi; l'UE dovrebbe inoltre stimolare l'innovazione e promuovere i pesticidi a basso rischio. L’Europarlamento ha invece respinto la bozza di Regolamento della Commissione Ue per l’adozione di criteri per la protezione delle api nel processo di autorizzazione dei pesticidi ritenendolo troppo debole In questo contesto europeo nel 2019 in Italia è stato avviato l’iter per il rinnovo del Piano di Azione Nazionale per l’uso sostenibile dei fitofarmaci, con la consultazione pubblica conclusa il 15 ottobre.

Un Piano di azione che la nostra associazione ha criticato per l’assenza di chiari obiettivi di riduzione dell’uso dei pesticidi e l’assenza di una seria regolamentazione per il loro uso in vicinanza delle case e in aree urbane e rurali frequentate da persone vulnerabili, come i bambini e gli anziani. Al palo nel 2019 anche la nuova Legge sull’agricoltura biologica, ferma al Senato per l’assenza della necessaria volontà politica per una sua rapida approvazione. 




Le nuove regole per l’uso dei pesticidi e la promozione di una agricoltura sostenibile nel nostro paese sono pertanto rinviate al 2020.

Il prossimo anno sarà decisivo per l’avvio di una seria e concreta transizione ecologica della nostra agricoltura, considerando anche la ripresa del negoziato per la futura Politica Agricola Comune (PAC) post 2020 e l’approvazione dei nuovi regolamenti prima della prossima estate. Infine è stata avviata dalla Commissione Europea l’iniziativa dei Cittadini Europei (ICE) per la tutela delle api e per una agricoltura libera dai pesticidi, che dovrà raccogliere entro settembre 2020 almeno un milione di firme in 7 diversi Paesi europei.

L'Amazzonia sotto scacco

A partire da giugno 2019 con un’impennata che ha raggiunto nel mese di agosto le punte più estreme, gli incendi hanno devastato 12 milioni di ettari in tutta l’Amazzonia. L’aumento delle temperature globali, il degrado degli ecosistemi forestali causati dall’intervento umano diretto e indiretto, la deforestazione generata da una costante crescita dei consumi umani (soia, carne, legno, pelli, metalli, etc.) hanno portato alla distruzione di quasi un quinto di questo grande bioma da cui dipendono gli equilibri climatici ed ecologici del pianeta. 

La portata degli incendi ha messo in luce di fronte all’opinione pubblica di quanto siano fragili i sistemi naturali da cui dipende la nostra vita, di quanto siano sottoposti ad impatti senza precedenti e di quanto nefaste convergenze politiche (il governo Bolsonaro) possano acuire la crisi ecologica. 

Le immagini delle fiamme registrate dallo spazio hanno segnato un importante passo nella comprensione della gente di quella che è a tutti gli effetti una crisi della biodiversità a 360°
Oltre all’Amazzonia sono bruciate foreste in Indonesia, nel Bacino del Congo, in Siberia e, non ultima, in Australia.

Come WWF auspichiamo che la drammaticità di questi eventi, che hanno un tremendo impatto anche sulle comunità locali e i popoli indigeni, possa aiutare l’umanità a intraprendere un vero cammino verso la sostenibilità, dove finalmente si comprenda che clima e biodiversità siano cruciali per la nostra sopravvivenza e che solo un accordo globale “A new Deal for Nature and People” possa aiutarci a definire un nuovo patto con il pianeta e con il nostro futuro.
Abbiamo lanciato una petizione rivolta al Governo Italiano, affinché si faccia voce presso la Corte penale Internazionale per inserire fra i crimini contro l'umanità, anche i crimini ambientali come gli incendi in Amazzonia. 

Report Foreste "Un 2019 di fuoco"

Gli stati generali dell'Orso Marsicano

Un Paese che voglia conservare e dare valore al proprio patrimonio di nautra non può non prendersi a cuore il futuro di uno dei mammiferi più rappresentativi del nostro territorio e caro al cuore della gente. Un orso mite ma la cui popolazione è stata, per colpa dell’uomo, ridotta al lumicino.

I 50 orsi marsicani che ancora vivono nel territorio a cavallo di Abruzzo, Lazio e Molise hanno bisogno per sopravvivere di una visione generale in cui tutti gli attori svolgano il proprio ruolo. Per questo il WWF ha lanciato la sfida 2X50, raddoppiare ovvero entro il 2050 la popolazione di orso marsicano.

Gli stati generali lanciati dalla nostra associazione nel 2019 sono serviti a segnare il percorso da seguire e le azioni che vogliamo vedere realizzare il prima possibile.

Gli stati generali dell'Orso Bruno Marsicano>>

© Giancarlo Mancori

La nostra battaglia contro i "crimini di natura"

In Italia gli “eco crimini” sono ancora troppi, gravi e diffusi: dissennato consumo di suolo, pesanti inquinamenti industriali e da pesticidi, traffici e gestioni illecite di rifiuti urbani e pericolosi, dissesto idrogeologico sempre più evidente in conseguenza delle estremizzazioni dei fenomeni meteorologici dovute ai cambiamenti climatici, incendi, disboscamenti, traffico illecito di legname. 

Se, riguardo ad alcune categorie di reati e illeciti ambientali detti “Ecodelitti” il legislatore ha introdotto, anche di recente, misure di contrasto più efficaci, non vale lo stesso per le condotte criminose perpetrate nei confronti della fauna selvatica e della biodiversità. 
L'assenza di sanzioni commisurate alla entità del danno e di un più completo e aggiornato corpus legislativo, comporta non solo una eccessiva carenza di condanne, ma elimina ogni funzione deterrente. 



 

Per questo anche il 2019 non può definirsi un buon anno a causa dei troppi, episodi di bracconaggio: dalla uccisione di due rarissime Aquile del Bonelli, a quella di grandi mammiferi come i lupi e persino, nel mese di dicembre, di un gatto selvatico, per non parlare del diffusissimo fenomeno della pesca illegale.
 
I rischi per la Natura non arrivano solamente dal bracconaggio e dal compimento di atti criminali ma anche dall'atteggiamento di alcune pubbliche amministrazioni che spesso, in tema di tutela ambientale, continuano ad approvare pessimi calendari venatori, spesso in violazione delle indicazioni ISPRA, e altri provvedimenti riguardanti l’attività venatoria che non rispettano le norme Italiane ed europee in materia di caccia e tutela della fauna selvatica. 
L’illiceità delle decisioni regionali in materia di caccia è dimostrata dalle decine di sentenze di annullamento ottenute dal WWF grazie ai ricorsi promossi dai suoi avvocati volontari.
 
Emblematico il caso della Lombardia, che ad agosto ha approvato una delibera che prevedeva la riapertura dei “roccoli”, cioè impianti illegali che hanno la funzione di catturare uccelli vivi ed alimentare così la barbara “tradizione” dell’uso degli uccellini come “fischietti viventi” utilizzati per attrarre i propri simili verso la morte. Questo provvedimento è stato annullato dal Governo e dai giudici amministrativi, su ricorso del WWF e di altre associazioni. 
Nonostante l’impegno costante delle forze dell’ordine, in particolare dei Carabinieri-Forestali, della magistratura e delle denunce e azioni a tutela della legalità delle avanzate dalle associazioni di protezione ambientale come il WWF, il bilancio è ancora negativo

Il WWF auspica che nel 2020, anno in cui dovranno rinnovarsi gli impegni degli stati aderenti alla Convenzione sulla Biodiversità, anche l’Italia dia il suo contributo migliorando la legislazione, attuando concretamente i principi europei  di “precauzione” e di “prevenzione” dei danni ambientali, incentivando i controlli territoriali e aumentando i finanziamenti  pubblici  per le  attività di vigilanza, repressione dei  crimini  ambientali e per la tutela della legalità.   
Un buon inizio sarebbe l'approvazione rapida di alcuni dei disegni di legge attualmente in discussione in Parlamento: quelli sulla tutela degli animali, sulla raccolta delle plastiche in mare e la riduzione delle plastiche monouso, sull’inserimento della tutela dell’ambiente nell’articolo 9 della Costituzione Italiana.  

La crisi degli insetti

Dopo numerosi studi di denuncia nel 2019 la crisi degli insetti è arrivata alla ribalta dei grandi palcoscenici (“the insect apocalypse is now”, Time 2019), raggiungendo pubblici molto diversi e aiutando la società civile a capire meglio la dimensione e la portata delle crisi e dei cambiamenti planetari che stanno stravolgendo il pianeta.

Sul nostro Pianeta sono oltre 20.000 le specie animali che garantiscono un servizio ecosistemico fondamentale per l’economia umana, quello dell'impollinazione dei fiori, ma più del 40% di loro sono a rischio di estinzione a livello globale. In particolare api e farfalle sono le specie maggiormente a rischio. Quasi il 90% di tutte le piante selvatiche con fiore dipendono dall'impollinazione animale, l'80 % di 1.400 piante che nel mondo producono cibo e prodotti dell'industria richiede l'impollinazione da parte non solo di api domestiche e selvatiche, ma anche vespe, farfalle, falene, coleotteri, uccelli, pipistrelli ed altri vertebrati.

Se consideriamo le sole api selvatiche si tratta di un vero e proprio esercito di animali che insieme garantiscono l’impollinazione dei fiori da cui dipende il 35% della produzione agricola mondiale, con un valore economico stimato ogni anno di oltre 153 miliardi di euro a livello globale e 22 miliardi di euro in Europa.  



Il drammatico declino di questi piccoli e preziosi invertebrati è dovuto ad una serie concatenata di impatti, tra cui in primis l’utilizzo indiscriminato della chimica di sintesi in agricoltura (in particolare pesticidi neonicotinoidi) e oggi i cambiamenti climatici. Dopo i pesticidi i cambiamenti climatici sono una delle maggiori minacce per la sopravvivenza delle api e degli altri impollinatori. Con la campagna “Bee Safe”, abbiamo realizzato nel 2019 un progetto con importanti aziende del settore agroalimentare e della grande distribuzione organizzata per la tutela delle api selvatiche e avviato un progetto di educazione ambientale in collaborazione con il Ministero dell’Ambiente.