Cetacei nel Mediterraneo | WWF Italy

I cetacei nel Mediterraneo

Con noi per salvare i cetacei nel Mediterraneo

© F. Bassemayousse / WWF France

Cetacei nel Mediterraneo

Nel Mediterraneo si possono avvistare regolarmente, più o meno frequentemente:  
 
  • Balenottera comune (Balaenoptera physalus); 
  • Capodoglio (Physeter catodon); 
  • Zifio (Ziphius cavirostris); 
  • Globicefalo (Globicephala melas); 
  • Grampo (Grampus griseus); 
  • Tursiope (Tursiops truncatus); 
  • Stenella striata (Stenella coeruleoalba); 
  • Delfino comune (Delphinus delphis). 

Misticeti e Odontoceti

Delle 8 specie del Mediterraneo, una sola appartiene al sottordine dei Misticeti (cetacei coi baffi/fanoni)  ed è la Balenottera comune; tutte le altre rappresentano famiglie diverse di Odontoceti (cetacei con i denti) e sono il Capodoglio, lo Zifio, il Globicefalo, il Grampo, il Tursiope, la Stenella striata e il Delfino comune. I loro denti permettono loro di cacciare attivamente le loro prede come pesci, calamari e crostacei. I fanoni, invece, sono lamine cornee triangolari con un lato dotato di molte setole che permettono alle balene di filtrare dall’acqua i piccoli crostacei – il krill – di cui sono ghiotte. L’area tra le più importanti per i cetacei è il Santuario Pelagos, una zona protetta di oltre 87mila chilometri quadrati tra le coste di Provenza, Sardegna, Liguria e Toscana, particolarmente frequentata da delfini, balene e altri cetacei. 

Distribuzione geografica

Ciascuna di queste specie possiede specifiche caratteristiche ed esigenze ecologiche che determinano la distribuzione geografica a seconda delle diverse zone ambientali offerte dal Mediterraneo. Ricerche compiute sui Cetacei nei mari italiani hanno rivelato l’esistenza di differenze significative tra le profondità delle acque preferite da ciascuna specie : Balenottera comune, Zifio e Globicefalo sono prettamente pelagiche e si trovano al largo di acque profonde 2000 metri o più; Capodoglio, Stenella striata e Grampo sono più frequenti in corrispondenza delle zone della scarpata continentale; il Delfino comune si localizza nelle zone intermedie tra scarpata e piattaforma continentale; infine il Tursiope è una specie cosiddetta neritica, ossia si mantiene in prossimità delle coste, a profondità inferiori ai 100 metri. 

LE PRINCIPALI MINACCE PER LA SOPRAVVIVENZA DEI CETACEI

Sono numerosi i pericoli per questi animali, ma soprattutto l’insieme delle minacce in particolari aree sensibili, come il Santuario Pelagos, rende urgente l’azione di difesa. Tra le specie più minacciate, due giganti del Mare Nostrum: la Balenottera comune e il Capodoglio.

Degrado dell’habitat: conseguenza dell’aumento vertiginoso del turismo, eccessiva urbanizzazione delle coste, elevato traffico di idrocarburi, i cambiamenti climatici rendono il mediterraneo sempre meno  adatto ad ospitare specie sensibili come i Cetacei; 

L’inquinamento chimico: è legato  principalmente allo sviluppo industriale. La densità del catrame pelagico riscontrata nel Mediterraneo, con una media di 38 mg/metro cubo, è la più alta del mondo. Alcuni tipi di sostanze chimiche tossiche provenienti da attività umane, come il mercurio, i PCB, i DDT, tendono ad accumularsi e a concentrarsi all’interno della catena alimentare, diventando pericolosi per i consumatori finali, come gli uomini e i Cetacei.  

Catture accidentali (Bycatch): uomini e Cetacei utilizzano il mare per procurarsi il cibo e possono entrare in competizione con effetti negativi sia per l’economia ittica che per gli animali; alcune specie come il tursiope, la stenella, il grampo, il capodoglio e il delfino comune, si avvicinano occasionalmente alle attrezzature da pesca, interagendo più spesso con alcune, sottraendo il pesce dalle reti, causando buchi e strappi e, in alcuni casi, possono rimanerne intrappolati. Si stima che ogni anno muoiono nelle reti da pesca mondiali circa 300.000 esemplari di Cetacei, ben 1.000 al giorno. Nel Mar Mediterraneo gli scienziati hanno stimato un numero di uccisioni di 8.000 cetacei all’anno negli attrezzi da pesca. 

L’inquinamento acustico: prodotto dalle numerose imbarcazioni, oltre che dalle attività militari e costiere, interferisce con il biosonar dei Cetacei e con il loro sensibilissimo udito e può essere causa di stress oltre che di interferenza con le attività di ricerca del cibo e di riproduzione.  

Collisioni con imbarcazioni: soprattutto nel periodo estivo, quando oltre all’aumento dei traffici si registra un’alta concentrazione di cetacei che attratti dall’eccezionale abbondanza di plancton rischiano la collisione con le imbarcazioni presenti nel bacino. La mortalità da collisione dei cetacei nel Mediterraneo si attesta tra il 16% e il 19,9%, stima che sembra essere in continuo aumento. Il bacino vede il 30% dei traffici marittimi mondiali e il 25% degli idrocarburi del globo, percentuale peraltro destinata ad aumentare.

I NOSTRI PROGETTI PER LA DIFESA DEI CETACEI

Siamo da sempre impegnati nella tutela dei cetacei, tanto da essere stati promotori e testimoni dell’istituzione del Santuario Pelagos nel 2001 a Roma, in occasione della firma di Italia, Francia e Principato di Monaco.

La ricerca scientifica

I ricercatori WWF sono impegnati,  con metodi rigorosamente non invasivi, a esplorare e valutare aree specifiche trascorrendo almeno 5 mesi l’anno in mare: è da questi risultati che si sviluppano poi progetti mirati ed efficaci per  garantire adeguati programmi di salvaguardia. 
Per garantire la raccolta di dati scientifici in più zone del Mediterraneo è nato il progetto “Le Vele del Panda”: una flotta di barche a vela impegnate sia nel monitoraggio che nella divulgazione scientifica. Gli equipaggi sono costituiti  principalmente dai turisti appassionati e collaboratori sostanziali, accompagnati da un ricercatore del WWF
Stiamo anche finanziando un dottorato di ricerca triennale per studiare l'impatto dell'inquinamento acustico nelle acque del Santuario Pelagos. I cetacei infatti comunicano tra loro attraverso suoni e ultrasuoni, e sono fortemente disturbati dai rumori causati dalla navigazione, e ancor più dalle attività di ricerca e prospezione di idrocarburi in profondità, attività per fortuna vietate all’interno delle acque del Santuario. 

Casa Pelagos

Sarà realizzato l’allestimento del Centro Polifunzionale Casa Pelagos, nell’Oasi WWF di Orbetello, il primo museo interamente dedicato al Santuario Pelagos.

Ci saranno aree multimediali legate alla conoscenza del nostro patrimonio marino, con scopi divulgativi e didattici e un’area di offerta servizi turistici legati al mare e all’osservazione dei cetacei, di spazi di innovazione per favorire l’incontro tra stakeholders e il Comune dell’Argentario e di Orbetello, di una mediateca dedicata alla risorsa mare. Grazie a Casa Pelagos i ricercatori potranno incontrarsi per portare a termine l’analisi dei dati e la produzione di report e articoli scientifici. 

La collaborazione con il WWF Francia

Siamo impegnati, assieme ai “colleghi” francesi, in attività di stimolo, informazione e denuncia per far sì che il Santuario Pelagos non sia un’area marina protetta solo sulla carta, ma diventi una vera e propria “Casa delle balene” (in estate sono almeno 150 le balenottere presenti nell’area secondo l’istituto Thetys). La mancata cooperazione tra i tre Paesi interessati è, secondo uno studio dettagliato del WWF , uno dei fattori che hanno reso poco efficace la gestione dell’area e non ha consentito il conseguimento degli obiettivi di tutela quali la regolazione dei traffici per evitare le collisioni tra cetacei e imbarcazioni – è questa la prima causa di morte non naturale per capodogli e balenottere - e per limitare l’inquinamento sonoro. Chiediamo anche lo stop alle gare off shore nelle acque del santuario. 

La collaborazione con la Fondazione CIMA

Nata per proteggere questi giganti del mare -e i più piccoli delfini. Siamo impegnati tramite un Protocollo d’Intesa che prevede il sostegno reciproco dei programmi per la tutela del Mediterraneo e per la sostenibilità delle attività antropiche tra cui, in particolare whale watching e traffico marittimo. 
Balene e delfini rappresentano, infatti, una ricchezza non solo in termini di biodiversità, ma attraggono un pubblico sempre più nutrito di whale-watchers. È importante quindi non solo promuovere l’interesse per la biodiversità marina in generale, ma garantire che vengano rispettate le regole per non creare disturbo agli animali durante l’osservazione, come ad esempio, l’attuazione del Codice di condotta per l’osservazione dei cetacei nel Mediterraneo – di ACCOBAMS e Pelagos. 

PLASTICA: UN NEMICO INVISIBILE

Dopo la battaglia vinta per l’abolizione delle spadare, che mieteva vittime tra capodogli e altri cetacei, oggi siamo impegnato per sconfiggere il “nuovo“ nemico di balene e capodogli: la plastica in mare. 

Per sconfiggere questo nemico invisibile lavoriamo attraverso campagne di denuncia e sensibilizzazione, pulizia delle spiagge e dei fondali (WWF SUB) e il lancio di una petizione online che chiede che venga al più presto definito un accordo globale che liberi entro il 2030 la natura dalla plastica usa e getta.

Uno dei principali nemici delle balenottere, che in estate si concentrano nelle acque del Santuario, è la microplastica. Ad ogni attività di filtrazione questi giganti ingeriscono infatti fino a 70mila litri d’acqua.