Nel PNRR manca una strategia per la tutela e il ripristino del capitale naturale

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25 January 2021
Nel Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza mancano una strategia strutturata progetti in grado di tutelare e ricostituire il capitale naturale italiano. All’Italia serve un piano più coerente con gli obiettivi del Green Deal, un PNRR che introduca anche obiettivi concreti e misurabili per la conservazione della biodiversità, a cominciare dall’implementazione del sistema delle Aree Protette e da progetti di ripristino degli ecosistemi naturali che nel piano non hanno trovato spazio. Inoltre, nel piano serve un focus dedicato al mare, una fonte di ricchezza economica oltre che un elemento fortemente caratterizzante della bellezza che tutto il mondo invidia al nostro Paese.

Senza cogliere la necessità di un piano strutturato di tutela e ricostruzione dei nostri ambienti naturali, non si coglie a pieno il senso del programma Next Generation UE che porta nel nome il proprio obiettivo: agire oggi per costruire un futuro più sano, più sicuro e più sostenibile per le nuove generazioni di europei.
 
Da un’analisi approfondita del documento da parte del WWF, che verrà inviata a tutti i parlamentari, emerge la richiesta di superare i limiti di un documento, chiamato ambiziosamente “Next Generation Italia”, che nella sua ultima versione ha visto (rispetto alla prima bozza del 6 dicembre un taglio di 4,6 miliardi di euro (da 74,4 a 69,8) proprio dei fondi destinati alla “Rivoluzione Verde e alla Transizione Ecologica” (Missione 2 del documento), nonostante il perimetro dei fondi, complessivamente messi a disposizione con il PNRR sia lievitato da 193  a 223,9 miliardi di euro (+ 31 miliardi circa).
 
Aspetto nodale che emerge dall’analisi del WWF è che nell’attuale versione del PNRR, non viene in alcuna parte chiarito come il Piano intenda raggiungere l’obiettivo, richiesto dalla Commissione Europea agli Stati Membri, di destinare il 37% dell’ammontare complessivo delle risorse messe a disposizione dai Piani nazionali per azioni per il clima, l’adattamento ai cambiamenti climatici e alla biodiversità terrestre e marina, come chiaramente richiesto nelle Linee Guida della Commissione europea del PNRR del 22 gennaio che chiedono ai governi di specificare come intendano raggiungere questo obiettivo. Secondo l’analisi dell’associazione, a questi scopi viene destinato solo il 31% dei 223,9 miliardi di euro: mancano pertanto all’appello 13,44 miliardi (il 6%) che vanno riassegnati secondo i criteri indicati dalla Commissione europea.
 
Viceversa, nel PNRR non si dedica nemmeno un euro alla tutela e al restauro del nostro patrimonio naturale, asset fondamentale per la salute, la sicurezza, il benessere e il rilancio del nostro Paese (che vanta una delle più ricche biodiversità d’Europa), nonché elemento centrale del Green Deal europeo e della Strategia Europea sulla Biodiversità.
 
Non solo: il WWF punta il dito anche sulla quantificazione delle risorse aggiuntive, rispetto agli impegni già assunti con provvedimenti di spesa nazionali, dato che la quota dei “progetti in essere” dichiarata nel PNRR, sul totale della somma messa a disposizione dal Piano, ammonta ad un ragguardevole 28% e, nel caso specifico degli interventi della Missione 2, questa quota raggiunge il 45,5%, ponendo dei dubbi sulla reale portata innovativa dei progetti messi in campo. E non si tratta solo di cifre, perché ciò che preoccupa è che la sommatoria di progetti, vecchi e nuovi, non abbia quel respiro sistematico e quella ambizione che faccia compiere un salto di qualità al Paese nella sua capacità nell’affrontare in futuro le sfide dettate dalle emergenze ambientale e sanitaria, condizionate in maniera determinante dai cambiamenti climatici e dalla perdita di biodiversità. Dall’analisi del WWF emerge anche come il PNRR:
  • non menzioni, né chiarisca quante e quali siano gli interventi e le risorse destinate alla protezione della natura e della biodiversità e alla tutela e il rispristino dei siti della Rete Natura 2000, tutelati dall’Europa, che secondo quanto richiesto dall’Europa devono rientrare nella quota del 37% degli investimenti per l’ambiente dei PNRR (ultima bozza del Regolamento istitutivo del Recovery and Resilience Facility RFF). 
  •  manchi l’obiettivo di delineare una strategia industriale dell’Italia basata sul rinnovamento dei processi produttivi, coerenti con i target di decarbonizzazione, e non presenti nemmeno una long-term strategy di decarbonizzazione, che l’Europa attende dal primo gennaio 2020 e che rende impossibile la verifica di coerenza tra le spese del PNNR e gli obiettivi di decarbonizzazione, richiesta dall’Europa; 
Ma l’analisi del WWF evidenzia, infine, i diversi pesi attribuiti alle priorità di spesa della Missione 2 del PNRR dedicata alla “Rivoluzione Verde e Transizione Ecologica”, rilevando come: il Bonus verde del 110%, misura seppur condivisibile, assorba il 42,2% (29,55 mld su 69,80 mld) delle risorse messe a disposizione complessivamente; mentre alla tutela del territorio dal rischio idrogeologico - una delle più gravi emergenze che affligge il Paese - vengono assegnati solo 3,61 mld, equivalenti all’1,6% della cifra  totale stanziata dal PNRR; e all’economia circolare - che dovrebbe essere trainante per il futuro produttivo dell’Italia - si stanzia solo il 2%, 4,5 mld di euro.