Il futuro delle specie in un mondo più caldo | WWF Italy

Il nuovo studio pubblicato oggi sulla rivista Climatic Change realizzato da noi e dagli esperti dell’Università dell'East Anglia e della James Cook University evidenzia una situazione climatica allarmante.

Se non riusciremo a tenere sotto controllo le emissioni di CO2, saremo condannati a perdere almeno la metà delle specie animali e vegetali che oggi popolano paradisi terresti come l’Amazzonia, le isole Galapagos e il Mediterraneo.

La notizia peggiore è che anche rimanendo al di sotto del limite di 2°C definito dall’Accordo sul clima di Parigi,  il 25% delle specie che popolano le aree chiave per la biodiversità, sono destinate a scomparire per sempre. 

Pubblicata a pochi giorni dall’evento globale Earth Hour, il più grande movimento globale per l'ambiente in programma il prossimo 24 marzo, la ricerca esamina l'impatto dei cambiamenti climatici su circa  80.000 specie di piante e animali in 35 delle aree tra le più ricche di biodiversità sul pianeta. 

© Js Grove

"La nostra ricerca quantifica i benefici per le specie di vertebrati (mammiferi, uccelli, rettili e anfibi) e vegetali che derivano dalla limitazione del riscaldamento globale a 2 °C in 35 aree tra le più ricche di biodiversità al mondo. Senza una politica per il clima perderemo il 50 per cento delle specie di queste aree.  Tuttavia, se il riscaldamento globale si limitasse a 2 °C rispetto ai livelli preindustriali, questo rischio si ridurrebbe al 25%. Non abbiamo esplorato cosa accadrebbe con un limite inferiore a 1,5 ° C, ma ci si aspetta che potrebbe proteggere ancora più biodiversità"

Prof.ssa Rachel Warren del Tyndall Center per la Ricerca sui Cambiamenti climatici nell’Università dell’Est Anglia e leader dello studio

Quali sono i risultati del nostro studio?

La ricerca esplora gli effetti sulla biodiversità alla luce di diversi scenari di cambiamento climatico partendo dall'aumento 2 °C, limite indicato dall’Accordo di Parigi fino ad arrivare all' ipotesi più pessimista con assenza di tagli alle emissioni e conseguente aumento delle temperature medie globali fino 4.5° C.

Le aree sono state scelte in base all’unicità e varietà di piante e animali.

Nelle savane boschive a Miombo in Africa dove vivono ancora i licaoni, in Australia sudoccidentale, e nella Guyana amazzonica, che si prospettano essere le aree più colpite, gli effetti di un aumento di 4.5 °C creerebbero un clima insostenibile per molte specie che oggi vivono in questi paradisi naturali: il 90% degli anfibi, l’86% degli uccelli e l'80% dei mammiferi rischierebbero di scomparire dalle foreste di Miombo, in Africa meridionale, l’Amazzonia potrebbe perdere il 69% delle sue specie vegetali mentre l’ Australia sudoccidentale dovrebbe dire addio all'89% degli anfibi. Nel  Madagascar il 60% di tutte le specie sarebbe a rischio di estinzione locale e Le boscaglie  del Fynbos nella regione del Capo Occidentale in Sud Africa, già provate da una fortissima siccità potrebbero assistere alla scomparsa dell’estinzione locale di un terzo delle specie presenti, molte delle quali sono uniche in quella regione. 

Il Mediterraneo è una delle aree più a rischio, in cui già  un cambiamento climatico moderato metterebbe in pericolo la biodiversità di tutta la zona. Anche se l'aumento delle temperature si limitasse a 2 °C, quasi il 30% della maggior parte dei gruppi di specie di piante e di animali sarebbe a rischio. Se non facciamo immediatamente qualcosa per limitare le emissioni di gas serra, la metà della biodiversità della regione andrà persa. Le specie più a rischio sono le tartarughe marine e i cetacei e noi dovremo aspettarci periodi di siccità in tutte le stagioni, con potenziali stress da calore per gli ecosistemi e le specie  più sensibili, come le testuggini d'acqua dolce, o gli storioni. Il timore più significativo che emerge dal report è che l'aumento delle temperature medie e l’irregolarità delle precipitazioni potrebbe diventare la nostra nuova normalità.

"Quella che oggi siamo chiamati ad affrontare è una vera emergenza planetaria. Il rischio che molti dei luoghi più affascinanti come l'Amazzonia e le Isole Galapagos e alcune aree del Mediterraneo, potrebbero diventare irriconoscibili agli occhi dei nostri figli non solo viene confermato dai dati della ricerca ma diventa ben più drammatico di quanto immaginavamo. Metà delle specie non sopravviverebbe al cambiamento climatico. Splendide icone come le tigri dell'Amur o i rinoceronti di Giava, vissuti sulla terra per 40 milioni di anni rischiano di scomparire, così come decine di migliaia di piante e altre piccole creature, fondamentali per la vita sulla terra. Per questo nel prossimo Earth Hour chiediamo a tutti di fare una promessa per il pianeta, a partire da piccoli gesti quotidiani capaci di proteggere il nostro pianeta vivente."

Donatella Bianchi - Presidente WWF Italia

© Martin Harvey / WWF

Cosa rischiamo?

  • Pressione sulle riserve idriche degli elefanti africani che hanno bisogno di bere 150-300 litri di acqua al giorno

  •  Il 96% delle aree di riproduzione delle tigri delle Sundarbans in India potrebbe essere sommerso dall’innalzamento del livello del mare ​

  • Una riduzione degli esemplari maschi di tartarughe marine dovuta all’aumento di temperatura, in quanto sono proprio le temperature a determinare il sesso dei nascituri.

    ​Qualora le specie fossero in grado di spostarsi sul territorio occupando nuove aree più adatte, il rischio di estinzione locale diminuirebbe dal 25 al 20% (nel caso di un aumento della temperatura media globale di 2 °C). In caso contrario, queste sarebbero destinate ad estinguersi e purtroppo, la maggior parte delle piante, degli anfibi e dei rettili, non hanno la capacità di spostarsi abbastanza velocemente per stare al passo con questi cambiamenti climatici.

"Il rapporto del WWF sottolinea, una volta di più,  il grande problema che sottindende il cambio climatico estremamente invasivo, uno dei punti riportati nell'acronimo HIPPO: habitat destruction (distruzione degli habitat), invasive species (specie invasive), pollution (inquinamento), human over-population (incremento della popolazione umana), overharvesting by hunting and fishing (sovraraccolta per caccia e pesca). Le informazioni riportate nelle pagine del rapporto sono estremamente preoccupanti."

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Franco Andreone, PhD - MRSN Museo Regionale di Scienze Naturali di Torino

"Il ClimateChange Report 2018 del WWF internazionale è un autorevole documento, di fatto la più comprensiva analisi finora prodotta, che mira a documentare gli impatti sulla biodiversità, e in particolare il rischio di estinzione provocato dal cambiamento climatico. Lo studio prende in considerazione 35 aree di priorità del WWF e un amplissimo spettro di specie prioritarie di piante e vertebrati terrestri e marini. La ricerca, condotta per il team Scienza e Politica del WWF-UK, rivela una serie di scenari attendibili e particolarmente critici sulla sopravvivenza a breve e medio termine di molte di queste specie e dei loro habitat. Si tratta prevalentemente di ecosistemi tropicali che conservano una quota rilevante della biodiversità della biosfera, e non includono il nostro paese e le due principali ecoregioni che lo caratterizzano, quella alpina e quella mediterranea. Comunque, anche in questi ambiti geografici, molto lavoro è stato svolto per delineare scenari utili alla previsione dell’impatto dei cambiamenti climatici sui nostri ecosistemi." 

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Valerio Sbordoni, Accademia Nazionale delle Scienze, Università di Roma “Tor Vergata”

La ricerca mostra che il modo migliore per scongiurare la perdita di specie è mantenere l’aumento globale delle temperature il più basso possibile.

L’Accordo di Parigi si impegna a limitare il riscaldamento globale ben al di sotto di 2°C , cercando di tenersi entro 1,5°C, il che aumenterebbe le possibilità di sopravvivenza di molte specie selvatiche.
Per scongiurare scenari climatici peggiori di quelli che già già stiamo sperimentando, abbiamo chiesto al futuro governo di approvare subito gli strumenti regolatori e legislativi per attuare concretamente e davvero la chiusura delle centrali a carbone per la produzione elettrica entro il 2025 e di definire il Piano Nazionale Clima ed Energia, richiesto dalla UE entro quest’anno, e la Strategia di Decarbonizzazione a lungo termine. Per tutte queste ragioni il  24 marzo milioni di persone in tutto il mondo si uniranno a Earth Hour, il nostro evento globale contro i cambiamenti climatici, e mostreranno il proprio impegno nel proteggere la biodiversità ed essere parte attiva nel trovare le soluzioni necessarie a costruire un futuro sano e sostenibile per tutti.

"Gli effetti del riscaldamento globale sono già evidenti e stanno peggiorando. Dall'innalzamento del livello del mare alla riduzione dei ghiacciai, dal riscaldamento degli oceani all’estensione dei deserti, e saranno accompagnati da eventi meteorologici estremi sempre più frequenti e gravi. Molte aree del pianeta stanno già pagando il costo di questi cambiamenti, con territori che diventano inabitabili, con una minore sicurezza alimentare, una diminuzione delle risorse idriche, una maggiore diffusione di malattie.Nonostante l’accordo sui cambiamenti climatici di Parigi che mira a limitare la crescita della temperatura globale al di sotto dei 2 °C (possibilmente limitandola a 1,5°C), dobbiamo aspettarci danni importanti da questi cambiamenti in futuro, con enormi perdite di biodiversità in ogni continente. Il rapporto Wildlife in a warming world riassume i risultati di un gigantesco progetto di ricerca del WWF internazionale, in grado di elaborare previsioni dettagliate sulle conseguenze del riscaldamento globale e lo stato della fauna selvatica e degli ecosistemi intorno a noi."

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Roberto Danovaro Professore Biologia e Ecologia marina, Università Politecnica delle Marche, Presidente Stazione Zoologica Anton Dohrn, Presidente Comitato scientifico WWF Italia

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