Gli italiani preoccupati dell'impatto della plastica | WWF Italy

Gli italiani preoccupati dell'impatto della plastica

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06 December 2019

Il 90% degli intervistati ha una preoccupazione molto elevata
 

In occasione della firma del Protocollo RAI-WWF per il progetto RAI PLASTIC FREE il WWF ha presentato i dati del questionario somministrato 12 mila persone durante la Campagna estiva Natura Plastic Free.
Nel giorno del lancio del progetto RAI PLASTIC FREE cominciato con la firma del protocollo tra RAI e WWF Italia sottoscritto dall’Amministratore Generale della RAI Fabrizio Salini e del Direttore Generale del WWF Italia Gaetano Benedetto alla presenza del ministro dell’Ambiente Sergio Costa il WWF Italia rende i noti i dati del Summer Plastic Quiz, raccolti durante la Campagna Natura Plastic Free del WWF, in particolare tra i partecipanti al Jova Beach Party, ed elaborati da Paolo Anselmi, vicepresidente GfK e consigliere nazionale del WWF Italia.
 
Il Summer Plastic Quiz aveva lo scopo di testare il livello di consapevolezza, soprattutto tra i più giovani, dell’emergenza dell’inquinamento da plastica che è ormai considerata una delle principali emergenze ambientali del Pianeta. Grazie ai volontari del WWF è stato possibile raccogliere dati di grande valore grazie all’ampiezza del campione intervistato. Capita molto raramente che un’indagine venga condotta su 12.000 casi. Nonostante questo dato non possa essere considerato rappresentativo della popolazione italiana ma solo del pubblico “giovanile” del Jova Beach Party è molto confortante registrare che 12.000 persone abbiano scelto di dedicare, anche in un momento di svago, il tempo necessario per rispondere alle domande del questionario.
 
L’elevata partecipazione al Summer Plastic Quiz è la conferma del grande interesse verso un tema che è ormai al centro del dibattito pubblico. Dalle risposte emerge una preoccupazione molto elevata - condivisa da oltre il 90% del campione - per il problema della plastica e per l’impatto che può avere sull’ambiente. Emerge anche una discreta competenza sul tema in particolare su quegli aspetti che sono stati oggetto di comunicazione o che sono oggetto di esperienza personale. Infine, il test dimostra l’opportunità di un maggiore impegno informativo per fare in modo che alla percezione allarmata del problema si accompagni un’informazione precisa e utile a stimolare comportamenti coerenti.
 
Il 61% degli intervistati si è detto “abbastanza” informato sulla tematica, dimostrando che la consapevolezza dell’emergenza causata dall’inquinamento da plastica è in netta crescita rispetto al passato recente.
 
Il percorso avviato oggi dalla principale azienda di telecomunicazioni nazionale, coinvolgendo management e dipendenti e chiedendo loro di diffondere le buone pratiche, diventa decisivo per individuare i corretti processi per la progressiva eliminazione delle plastiche monouso e non necessarie e il loro riciclo, negli ambienti di lavoro oltre che fondamentale per favorire una sempre maggiore sensibilizzazione dell’opinione pubblica.
 
Analisi delle risposte
 
Domanda 1. È molto confortante che la quasi totalità degli intervistati (il 92%) si dichiari consapevole del fatto che la plastica impatta “molto” sull’ambiente. È la conferma che il tema “plastica” è ormai entrato con forza nella coscienza collettiva. È un dato che potrebbe apparire scontato considerando l’attenzione che i media stanno dedicando al problema ma è una preoccupazione che - come confermano anche altre indagini - è cresciuta in misura molto forte nel corso degli ultimi 12-18 mesi.
 
Domanda 2. Anche le risposte a questa domanda ci forniscono un segnale positivo. Il 61% (ovvero la netta maggioranza) riconosce di essere solo “abbastanza” preparato. È un dato che da un lato testimonia la sincerità degli intervistati che non vantano competenze che non hanno ma che ci dice anche che esiste un ampio spazio per un’azione informativa. 
 
Delle 10 domande successive che si proponevano di verificare il grado di conoscenza/competenza sul tema plastica la maggioranza degli intervistati ha risposto correttamente a ben 8 domande sbagliandone soltanto 2.
 
Domanda 3. È una delle due domande in cui la maggioranza (in questo caso il 68%) ha fornito la risposta sbagliata ovvero che “la plastica è prodotta a partire sostanze sintetiche”. È un errore che non riguarda l’impatto della plastica sull’ambiente ma piuttosto una conoscenza di natura scientifica. Essendo la plastica percepita come un prodotto artificiale creato dall’uomo questo si traduce nella percezione di un’origine “non naturale” di questo prodotto.
 
Domanda 4. È la domanda che riceve il maggior numero di risposte sbagliate (80%). Ed è indicativo che la grande maggioranza sbaglia “per eccesso” indicando che negli oceani finiscono ogni anno 22 o 50 tonnellate di plastica e non 8 (la risposta corretta). Questo errore può essere considerato anche come un indicatore della estrema drammaticità percepita del problema.
 
Domanda 5. È la domanda che riceve il maggior numero di risposte corrette. Ben il 79% degli intervistati ritiene vera l’affermazione che ogni minuto nel Mediterraneo finisce l’equivalente di 34.000 bottigliette di plastica. È probabile che questa elevata consapevolezza possa essere riportata all’informazione che WWF ha fornito proprio su questo punto.
 
Domande 6-7-8-9-10-11-12. A tutte queste domande la percentuale di risposte corrette è maggioritaria a dimostrazione del buon livello di informazione e di competenza sul tema condiviso dal pubblico giovanile.
 
Da notare in particolare l’elevato numero di risposte corrette (oltre il 70%) alle domande 8 e 9: il rifiuto di plastica più diffuso sulle spiagge e il rifiuto che impiega più tempo a degradarsi. Due risposte in cui probabilmente l’esperienza personale pesa più che l’informazione ricevuta.
 
Anche alle altre domande la maggioranza degli intervistati risponde correttamente. Unica osservazione: sono le due domande che riguardano il fratino (domanda 10) e le Caretta caretta (domanda 11) che ricevono runa percentuale di risposte corrette di poco superiore al 50%. Indice questo della limitata competenza sulle abitudini e sui rischi a cui sono esposte alcune delle nostre specie e - di conseguenza - dell’opportunità di un’adeguata azione informativa ed educativa.