Patto per l'ecologia | WWF Italy

Chi ha già aderito al Patto per l'Ecologia:

Forza Italia, Insieme, Lega, Liberi e Uguali, Movimento 5 Stelle, Partito Democratico hanno dato la loro adesione al Patto per l’Ecologia per riformare il Ministero dell'Ambiente. L’adesione dei maggiori partiti politici testimonia quanto sia condivisa la necessità di adeguare le politiche ambientali ai nuovi scenari e alle nuove sfide per il futuro dell'Italia e del pianeta e la riforma del Ministero dell'Ambiente è il prerequisito essenziale per mettere finalmente l'ambiente al centro dell'azione del prossimo governo. 

I grandi cambiamenti in atto richiedono un impegno concreto del prossimo Governo per la trasformazione dell'attuale Ministero dell'Ambiente in un Ministero dell'Ecologia e della Sostenibilità, più innovativo e moderno, con adeguate dotazioni finanziarie e  personale specializzato.


Donatella Bianchi, Presidente WWF Italia

Chiediamo nei primi 100 giorni di Governo l'avvio di una riforma del Ministero dell'Ambiente

L'Italia ha bisogno di un Ministero dell'Ecologia e della Sostenibilità che guidi quel processo di transizione che ci indica il mondo scientifico, l'ONU e l'UE. Un ministero con delle forti competenze in campo ambientale, che sia in grado di determinare strategie valide per la sostenibilità dello sviluppo.

Un Ministero che sappia agire con autorevolezza e concretezza sulle politiche internazionali europee e mondiali indirizzando l’utilizzo delle risorse a disposizione per accelerare la conversione ecologica italiana. 

Un Ministero a cui siano assegnate risorse adeguate e personale sempre più specializzato, superando la storica debolezza strutturale ed economico in cui è stato sinora tenuto per assicurare il benessere dei cittadini e un futuro al nostro Capitale naturale.

Dalle politiche climatiche a quelle energetiche, dalla lotta all’inquinamento al contrasto dei reati ambientali, dalla salute all’innovazione, dalla valorizzazione del patrimonio naturale alla gestione dei Parchi nazionali. 


Per affrontare le nuove sfide che l'attendono l'Italia ha bisogno di un Ministero autorevole, moderno e al passo con i tempi.

  

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© WWF ITALIA

Più risorse...

 

Negli ultimi dieci anni le risorse destinate al Ministero dell’Ambiente sono state ridotte della metà, nel 2018 ammonteranno a 880.886 milioni di euro nel 2008 il bilancio del Ministero ammontava ad 1 miliardo e 649 milioni e nel 2009 ad un 1 miliardo e 265 milioni. 

Nel 2010 abbiamo denunciato la progressiva liquidazione di un Ministero dell’Ambiente che in quegli anni vide tagli progressivi fino a giungere al minimo storico di 434 milioni di euro del 2012, per poi vedere una progressiva risalita dal 2013 e negli anni successivi.

Per vincere le nuove sfide in campo ambientale riteniamo necessario che il bilancio del Ministero torni almeno ai livelli del 2008 e quindi dagli attuali 880 milioni di euro ad almeno 1.6 miliardi di euro.

Maggiore competenza

 

L'inadeguatezza del Ministero nel far fronte alle nuove sfide corrisponde spesso all'inadeguatezza del suo organico.  Il problema è che la domanda di sempre maggiore specializzazione risulta essere inversamente proporzionale alla qualità dell’offerta che l’Amministrazione offre.

Basti pensare che nessun dipendente del Ministero è stato sinora assunto per concorso specificamente finalizzato alle professionalità richieste per questo dicastero, ma che tutto il personale proviene in origine da altre amministrazioni pubbliche e che non sono mai stati fatti corsi di formazione e di aggiornamento professionale specifici sulle materie di competenza del Ministero dell’Ambiente. 

 


E' curioso sottolineare come su 553 dipendenti solo 181 sono laureati e  tra questi, solo 47 siano specializzati in materie ambientali. 

Per questo motivo riteniamo fondamentale che l'organico del nuovo Ministero sia adeguato alle sfide che deve affrontare e più qualificato. 

Un occhio di riguardo per le aree protette

 

I Parchi nazionali sono 23 e tutelano complessivamente 1.465.681 ettari di territorio italiano,  le Aree Marine Protette sono 27 e tutelano complessivamente 222.442 ha a mare e 652,32 Km di coste.  Questi spazi contribuiscono in maniera rilevante alla tutela della maggior parte degli habitat importanti per la vita delle 56mila specie di animali presenti in Italia. Ricordiamo inoltre che attraverso la tutela e la valorizzazione delle aree naturali protette possono essere avviate concrete iniziative a salvaguardia della natura in modo da razionalizzare la gestione del territorio e delle sue risorse. La Legge di Bilancio 2018 ha assegnato 92 milioni di euro all'Azione "Tutela e gestione delle aree naturali protette e tutela de paesaggio", di questi poco più di 64,929 milioni di euro sono destinati ai parchi nazionali e poco più di 8,339 milioni di euro alle Aree Marine Protette.

Quello che noi chiediamo al nuovo Governo è l'assegnazione di almeno 10 milioni in più rispetto all'attuale contributo, la realizzazione della III Conferenza nazionale delle aree protette e delle biodiversità e l'individuazione di un percorso atto a istituire nuove aree protette per raggiungere gli obiettivi sottoscritti dal nostro Paese. 

© Elma Okic / WWF
© Mariano Minolfo

Inoltre chiediamo....

 
  • La piena collaborazione e integrazione tra ISPRA e le ARPA, oltre che un dialogo maggiore tra il Ministero e le Regioni.

  • ​La ricomposizione della Commissione VIA e VAS, nominata 10 anni fa e scandalosamente ancora in carica.  e che questa, a garanzia della sua indipendenza venga composta da 50 esperti qualificati nominati dal Ministro e scelti sulla base di procedure di selezione pubblica.

  • ​L'intervento degli organi competenti per la verifica di eventuali illeciti legati a ritardi e a sprechi riguardanti l’avvio e la messa a regime del Sistri (Sistema di controllo della tracciabilità dei rifiuti), e che il Ministero compia le proprie verifiche sull’efficacia e l’efficienza del Sistri allo scopo di dotare il Paese di un moderno sistema di controllo informatico della tracciabilità dei rifiuti. 

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Scopri la nostra analisi approfondita sugli attuali limiti del Ministero dell'Ambiente e le nostre proposte di transizione verso un Ministero dell’ecologia e della sostenibilità dello sviluppo.

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