Anfibi

Aiutaci a salvare gli anfibi!
  • 350
    milioni di anni fa compaiono sulle terre emerse.
  • 8.882
    specie di anfibi attualmente conosciute.
  • 60
    kg è il peso della salamandra gigante del Giappone.

L’ABC DELLA SPECIE

Gruppo alquanto diversificato per dimensioni e abitudini, gli anfibi sono strettamente legati agli ambienti di acqua dolce in cui si riproducono e compiono la metamorfosi: un affascinante processo in cui i girini dotati di branchie e totalmente acquatici, si trasformano gradualmente in animali terrestri con zampe e polmoni in un ciclo che si ripete ogni anno.

La trasformazione comporta anche delle modifiche nelle loro abitudini alimentari: alghe e altre piante, tipiche della dieta della fase larvale, vengono sostituite da invertebrati nella fase adulta.

L’acqua è l’elemento fondamentale per gli anfibi. La loro pelle è permeabile e molto vascolarizzata tanto da assorbire ossigeno dall’ambiente esterno e avere un ruolo determinante nella respirazione.

Le uova, la cui forma, dimensione e consistenza varia da specie a specie, sono prive di un guscio rigido e devono essere deposte in acqua o in luoghi sufficientemente umidi per evitarne la disidratazione. 

CARATTERISTICHE E CURIOSITÀ

Durante il periodo riproduttivo rane, rospi e raganelle emettono particolari richiami per attrarre le femmine. L’ululone (Bombina spp.), un piccolo rospo che vive anche in Italia, emette un inconfondibile tintinnio che rimbomba ritmicamente nell’ambiente circostante. 

L’Italia ospita circa 40 specie, di cui il 30% endemiche come la salamandra di Lanza (Salamandra lanzai) presente unicamente in Piemonte, il tritone sardo (Euprotto playcephalus) che vive in alcune aree circoscritte della Sardegna orientale o il caratteristico proteo (Proteus anguinus), presente in una piccola area carsica del fiume Isonzo.

I maschi delle 4 specie di tritone che vivono in Italia evidenziano creste dorsali anche molto appariscenti come quella del tritone crestato italiano (Triturus carnifex) molto frequente nei fontanili italiani.

Le salamandre italiane, vivono nel sottobosco umido e possiedono, come anche altre specie di anfibi, delle ghiandole della pelle con secrezioni tossiche, innocue per l’uomo, ma che sono all’origine di molte leggende popolari.

I geotritoni (Speleomantes spp.), sono molto simili ai tritoni, ma generalmente più piccoli e vivono nelle grotte e nelle cavità carsiche. Ben 7 specie si trovano in Italia.

Poi ci sono rane, raganelle e rospi (Anuri), oltre 20 specie italiane, di cui alcune molto rare come i pelobate fosco (Pelobates fuscus), il discoglosso sardo (Discoglossus sardus) e la rana di Lataste (Rana latastei).

LE MINACCE

Inquinamento delle acque, trasformazione dell’habitat e relativa frammentazione dovuta all’incessante urbanizzazione, cambiamento climatico, competizione con le specie aliene, prelievo illegale per scopi amatoriali e alimentari, nonché le malattie infettive: sono questi i principali fattori che stanno determinando il declino di molte specie degli anfibi della nostra Penisola tanto che il 36% di essi è minacciato di estinzione.

Tra tutti, l’inquinamento è uno dei fattori di maggior rischio considerato che la loro pelle particolarmente sensibile e funzionale alla respirazione cutanea, li rende particolarmente suscettibili ai minimi cambiamenti dell’habitat. A questo si aggiungono patologie come la chytridiomicosi, malattia che interferisce con la respirazione cutanea comparsa in Sud America negli anni ‘70 del secolo scorso e che, diffusa oramai in tutto il mondo, ha portato all’estinzione diverse specie di anfibi nel Mondo.

COSA FA IL WWF

Siamo impegnati in azioni concrete rivolte alla salvaguardia degli anfibi e negli ultimi anni abbiamo promosso la campagna “One Million Ponds” per favorire la tutela, il ripristino e la creazione di piccole zone umide in tutta Italia a favore di rane, rospi, ululoni dal ventre giallo, raganelle, tritoni e salamandre.

La regione più attiva è certamente la Toscana, dove da 30 anni i volontari del WWF, sul finire dell’inverno, promuovono iniziative per tutelare il periodo riproduttivo di rane, rospi e raganelle e salvarli da morte sicura dall’investimento da parte delle auto. Considerato che gli anfibi sono spesso legati a micro-habitat e che le Oasi del WWF custodiscono un prezioso patrimonio di zone umide, sono molte le riserve che svolgono un ruolo fondamentale per la conservazione degli anfibi. Nell’Oasi WWF Riserva naturale regionale Le Bine (MN-CR), nell’ambito del progetto europeo LIFE Gestire 2020, lavoriamo per favorire la popolazione di rana di Lataste e il ritorno del tritone crestato italiano.

Anche altre Oasi WWF si sono attivate per proteggere gli anfibi: nell’Oasi di Vanzago (MI) nel corso degli ultimi anni sono stati creati circa 20 nuovi stagni di diverse tipologie. L’Oasi di Valpredina, nelle Prealpi bergamasche, ha creato negli ultimi anni ben 11 piccoli invasi artificiali per aiutare le popolazioni di rane, rospi, tritoni e salamandre. Nell’Oasi WWF di Alviano, in Umbria, abbiamo realizzato diversi piccoli e grandi stagni con acqua permanente (di falda) e sistemato le pozze naturali. Ne hanno beneficiato specie come il tritone crestato e il tritone punteggiato, oltre a rane e rospi. 

Per evitare che questi animali rimangano intrappolati, WWF YOUng, ha preparato un vademecum per i Comuni in cinque punti: dalla tutela e pulizia dei piccoli invasi, all’installazione di rampe di risalita sui bordi di pozzi, cisterne e specchi d’acqua artificiali.

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