Balenottera comune

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  • 2
    tonnellate il peso del cucciolo alla nascita.
  • 330
    tonnellate la quantità di cibo di una balenottera all’anno.
  • 100
    la vita media di una balenottera comune.

L’ABC DELLA SPECIE

La balenottera comune è un animale pelagico, vive cioè prevalentemente in mare aperto lontano dalla costa. In Italia, normalmente è osservata nei mari con una profondità superiore ai 2.200 m di profondità e a circa 44 km dalla costa. Ha una colorazione grigio ardesia sul dorso e bianca sul ventre. Le grandi dimensioni rendono inconfondibile l’animale nel Mediterraneo, le altre specie simili con cui può essere confusa sono assenti o molto rare. Il soffio, che emette quando respira, forma tipicamente una colonna sottile di spruzzi simile a un cono rovesciato, che raggiunge i 4-6 metri di altezza e può essere osservata a grandi distanze. Tuttavia in caso di vento debole e bel tempo può essere emesso in modo meno evidente e addirittura invisibile. È un veloce nuotatore potendo raggiungere i 20 nodi (=27 km/h), sebbene normalmente si sposti a una velocità in media di 2-4 nodi. Alterna fasi di nuoto in superficie a immersioni che durano mediamente dai 5 ai 15 minuti e fino a poche decine di metri di profondità. È però un vero campione di immersioni e può raggiungere i 350 metri di profondità restando in apnea per 26 minuti. Compie migrazioni regolari dalle acque caldo-temperate, dove trascorre l’inverno, a quelle sub-polari, frequentate in estate per l’alimentazione. 

CARATTERISTICHE E CURIOSITÀ

La sua dieta è tra la più varia tra i Cetacei Misteceti, ovvero quelle specie munite di fanoni con cui filtrano l’acqua per alimentarsi. I fanoni sono formati da centinaia di lunghi filamenti disposti a pettine che formano un setaccio utilizzato per filtrare il cibo dall’acqua marina. Quelli della balenottera comune sono lunghi 70-90 cm e larghi 20-30 cm. Si nutre di piccoli crostacei noti come ‘krill’, pesci come aringhe, merluzzi, sardine e sgombri, nonché piccoli cefalopodi. Normalmente si osserva in piccoli nuclei di 2-4 esemplari, ma laddove ci sono grandi concentrazioni di cibo si possono riunire fino 100 animali. Un tempo si credeva fossero animali con un legame stabile tra maschio e femmina, ma recenti ricerche hanno dimostrato una struttura sociale variabile e promiscua. L’unico legame duraturo è quello tra la madre e il piccolo che dura fino allo svezzamento.

LE MINACCE

La caccia spietata a cui questi animali sono stati sottoposti, soprattutto dalla fine del XIX secolo, ne ha ridotto sensibilmente il numero. Oggi se ne stimano meno di 100.000 in tutti i mari del mondo, e sebbene sia protetta a livello internazionale dagli anni ’80, alcuni paesi come il Giappone continuano le catture nell’Antartico in modo discontinuo. Una quota è concessa in deroga alle popolazioni “indigene” nel Nord Atlantico. Negli ultimi decenni si è riscontrato un aumento delle collisioni con le navi; anche in Italia dove l’82% degli eventi è stato registrato nel Santuario Pelagos per i cetacei . Tra le minacce occorre segnalare anche la cattura accidentale nelle reti da pesca (bycatch) e l’inquinamento della plastica oltre che da altre sostanze inquinanti.

COSA FA IL WWF

In collaborazione con l’IUCN (Unione Mondiale per la Conservazione) da molti anni siamo in prima linea per sostenere la moratoria delle catture in tutto il mondo, di questa specie e degli altri cetacei, promuovendo l’istituzione e gestione delle grandi aree protette marine come il Santuario Pelagos, tra Italia, Francia e Principato di Monaco. Più recentemente abbiamo chiesto di istituire un santuario attorno alle Isole Pelagie (Lampedusa e Lampione), dove è stata scoperta un’importante area di alimentazione per la balenottera comune. Di fronte all’Area Marina Protetta di Miramare a Trieste, gestita dal WWF, sono stati effettuati ben 5 avvistamenti negli ultimi anni. Non si può dimenticare inoltre il nostro impegno per promuovere la pesca sostenibile e ridurre le catture accidentali (bycatch) di cetacei e tartarughe marine, oltre alle campagne per ridurre l’enorme quantità di plastica nel Mediterraneo che colpisce ben 134 specie tra pesci, uccelli, tartarughe e mammiferi marini.

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