Mediterraneo - GenerAzioneMare | WWF Italy

UnderWater: immergiti nel Mediterraneo con Microsoft Hololens

Cosa si nasconde sotto le acque del Mediterraneo?
Quali specie animali lo popolano? E da cosa sono minacciate?

Scoprilo con noi martedì 18 luglio a Milano, in Piazza Gae Aulenti. 

UnderWater si inserisce all'interno della nostra Campagna #GenerAzioneMare ed è reso possibile grazie alla collaborazione con UniCredit che da quest'anno ha deciso di sostenere i progetti di conservazione per la difesa del Mediterraneo.

Sono due i prodotti finanziari che UniCredit ha dedicato per la salvaguardia del nostro mare: la carta di credito UniCreditCard Flexia WWF e la prepagata con IBAN Genius Card WWF. 
 

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11 giugno: giornata di volontariato per la difesa delle coste

#GenerAzioneMare: insieme per difendere il Mediterraneo

Il capitale blu: un valore da 24.000 miliardi.

Gli oceani ricoprono i 2/3 del nostro pianeta e se fossero un Paese, sarebbero la settima economia più grande al mondo, per un valore complessivo di 24.000 miliardi di dollari. 

Un valore enorme fatto di pesca, acquacoltura, turismo, istruzione, commercio, ma anche di azioni fondamentali alla nostra sopravvivenza, come il sequestro del carbonio dall'atmosfera.

Eppure questo straordinario "fondo di ricchezza comune" oggi è costantemente eroso e minacciato dalle azioni umane. 
Investire nello sviluppo sostenibile, combattere i cambiamenti climatici e lavorare per la conservazione degli habitat e il recupero degli stock ittici è l'unica strada perseguibile per difendere il nostro capitale blu.

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Il mare: un tesoro da scoprire

Mediterraneo: un mare di ricchezza

Il Mediterraneo è un mare di eccezionale bellezza, ma anche un mare ricco di storia e di culture. Collante di tre continenti (Asia, Africa e Europa), è un mare che racchiude in sè sintesi e complessità fisica, geografica, ma anche di flora e di fauna.

Tra i tanti Paesi che si affacciano nel Mediterraneo, l’Italia è sicuramente uno di quelli più ricchi in termini di biodiversità marina: delle 17.000 specie attualmente scoperte, il 10% esiste esclusivamente nei mari italiani, mentre delle 10 specie di Cetacei presenti con popolazioni nel Mar Mediterraneo, ben 8 possono essere considerate anche nelle acque italiane (balenottera comune, capodoglio, delfino, globicefalo, grampo, stenella, tursiope, zifio), senza contare i sistemi dunali di sabbia, che occupano più di 3mila km di costa.

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Le minacce al capitale blu: i principali fattori di pressione sul Mediterraneo.

I prossimi 20 anni vedranno una vera e propria corsa all’oro nei mari del Mediterraneo: è il risultato della prima analisi svolta nel bacino sugli scenari di sviluppo di tutte le attività produttive. Lo studio MedTrends analizza 10 settori economici marittimi chiave, illustrando e mappando il loro stato attuale e le tendenze future di sviluppo (fino al 2030), i fattori che li guidano, le loro interazioni e i relativi impatti ambientali.
Attualmente, oltre il 20% del Mediterraneo è dato in concessione per l’industria petrolifera e del gas e la produzione entro il 2030 di gas offshore verrà quintuplicata, soprattutto nell’area orientale del bacino. Per l’Italia sono previste 40 istanze di permesso di Ricerca e 9 istanze di Coltivazione e le zone più interessate sono il medio e basso Adriatico, il Canale di Sicilia e la Sardegna occidentale. Il tasso di sviluppo del trasporto marittimo cresce ogni anno del 4%. mentre in Italia il trend prevede che dai 10 milioni di container standard si passi a 12,5 milioni entro il 2020 e ai 17,5 entro il 2030. Il turismo prevede oltre 500 milioni di arrivi internazionali entro il 2030 mentre i crocieristi che sbarcano in Italia potrebbero superare i 17 milioni entro il 2020 e salire fino ai 24 milioni entro il 2030. L’urbanizzazione costiera, che oggi già compromette gran parte del paesaggio mediterraneo, invaderà oltre 5.000 km di costa entro il 2025 e solo in Italia si rischia un consumo di suolo di 10 km all’anno. Anche l’acquacoltura crescerà del 112% entro il 2030 (paesi UE) così come la pesca ricreativa. L’unico settore  a mostrare una tendenza al calo è quello della pesca professionale: oggi oltre il 90% degli stock ittici pesce è eccessivamente sfruttato e la tendenza degli altri settori come l’attività mineraria marina e l’estrazione di petrolio e gas chiaramente avranno un ulteriore impatto negativo su di esso. 
 

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Per salvare le coste ed i mari Italiani occorre agire subito: con il dossier  L’ultima spiaggia – Lo screening dei mari e delle coste della Penisola, abbiamo individuato delle aree sensibili da preservare e gli strumenti istituzionali da porre in essere per diminuire i fattori di pressione e promuovere una crescita blu sostenibile.
Nonostante nel bacino del Mediterraneo il 93% degli stock ittici sia già oggi in sovra sfruttamento,  il 25% della piattaforma continentale italiana sia interessata da attività estrattive  e l’Italia sia ai primi posti in Europa per traffico di merci trasportate via mare e come meta per il turismo crocieristico, è ancora possibile salvare la ricchezza dei nostri mari.
Anche nella nostra fascia costiera non bisogna ridursi all’ultima spiaggia. Negli ultimi 50 anni abbiamo registrato in tutta Italia uno sviluppo lineare medio dell’urbanizzazione di 10 km l’anno, con una densità dell’urbanizzazione in una fascia di 1 km dalla linea di costa che è passata nella Penisola dal 10 al 21%, mentre in Sicilia ha raggiunto il 33% e in Sardegna il 25%.
Nel dossier abbiamo individuato quindi le aree marine e costiere da tutelare per la loro importanza biologica e gli strumenti istituzionali da attivare ad iniziare da una moratoria della nuova edificazione nella fascia costiera, sino a quando non saranno approvati i piani paesaggistici in tutte le Regioni.

Scarica l'almanacco delle trasformazioni delle coste italiane Scarica l'almanacco delle trasformazioni delle coste italiane >>
Scarica il dossier:   Scarica il dossier: "Cemento coast to coast" >>
 

Ultima spiaggia: la situazione delle coste italiane >>

Il 31 % degli stock ittici globali è sfruttato al di sopra del livello di sostenibilità e il 61% è sfruttato a pieno regime. Nel Mediterraneo la situazione non è da meno, con il  93% degli stock valutati soggetti a sovrasfruttamento.

L’Italia è il settimo maggiore importatore di pesce e di prodotti ittici, con un tasso di crescita medio annuale pari al 4.7% per il periodo 2004-2014. A tutt’oggi, si riscontra però una carenza di informazioni relative alle procedure di controllo delle informazioni messe in atto dall’Italia  in virtù del Regolamento INN.
 

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Secondo un dossier presentato dal World Economic Forum, 8 milioni di tonnellate di materie plastiche all'anno finiscono in acqua. Oltre 150 milioni di tonnellate di materie plastiche “navigano” in tutto il mondo,  mentre in mare aperto e sulle coste italiane, la plastica rappresenta il 70-80% dei rifiuti marini.
La plastica in mare si trova principalmente ammassata sulle nostre coste o galleggiante in mare aperto.
Le tartarughe marine ingeriscono sacchetti di plastica, filo da pesca e altro materiale, cosi come altri materiali plastici, scambiandoli per probabili prede, come se fossero meduse. Le balenottere filtrando l’acqua per catturare il plancton ne ingeriscono enormi quantità.
Questi animali nella maggior parte dei casi restano soffocati o hanno stomaco ed intestino intasato da materiale indigeribile che ne riduce la vitalità.
Studi effettuati in pesci di ogni taglia e specie, tartarughe e cetacei hanno sempre riscontrato la presenza di plastica in micro o macroframmenti nei contenuti stomacali.
Le sostanze chimiche presenti nelle plastiche o depositate sui microframmenti, sono dei veri e propri “coriandoli tossici”, ed è molto probabile che finiscano inevitabilmente nel nostro organismo, dopo essere entrata nelle catene alimentari, a cui accediamo per pescare.
  

Agiamo ogni giorno per preservare il nostro capitale blu.

Come WWF Italia siamo in prima linea per proteggere, difendere e preservare il Mare Nostrum.

Attraverso la creazione e la gestione di Aree marine protette, difendiamo habitat critici che altrimenti verrebbero distrutti da sfruttamento eccessivo e inquinamento.
Educhiamo consumatori e pescatori, promuovendo un consumo responsabile del pescato e la sostenibilità di tutta la filiera.
Difendiamo il Capitale Blu con attività di lobby e advocacy in sedi istituzionali nazionali e internazionali. 
Abbiamo salvato il tonno rosso dalla pesca eccessiva e, con i nostri Centri di Recupero, curiamo tartarughe ferite salvandole da una morte certa.

Le nostre azioni per la difesa del Mediterraneo

Il WWF è impegnato per garantire una pesca sostenibile e assicurare un futuro alle risorse ittiche con progetti sul campo, attività di advocacy in sedi istituzionali nazionali e internazionali, promozione della sostenibilità lungo le filiere della pesca e campagne di sensibilizzazione dei consumatori.
 

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Un mare sano, con alta biodiversità  e produttivo aiuta le persone fornendo cibo, protezione costiera, ossigeno, sequestro di carbonio e  molti altri prodotti e servizi ecosistemici, fornendo anche mezzi di sussistenza e  posti di lavoro. La Aree Marine Prottette  (AMP) proteggono efficacemente habitat critici, specie e funzioni ecologiche e sono uno strumento essenziale per il recupero, la protezione e l’aumento della  biodiversità, produttività e  resilienza degli oceani, assicurando il rifornimento di beni e servizi ecosistemici per noi e per le generazioni future.

Secondo l’analisi del WWF “Aree Marine Protette, investimenti Smart nell’Oceano” un’espansione globale di Aree Marine Protette con una protezione efficace di habitat critici avrebbe benefici significativamente superiori ai costi: ogni dollaro investito nella protezione marina sarebbe almeno triplicato a vantaggio dell'occupazione, della protezione costiera e della pesca, con benefici netti fino a 920 miliardi di dollari tra il 2025 e il 2050, ulteriormente sottolineando l'enorme potenziale economico dell'oceano.

Il Santuario Pelagos

Il Santuario Pelagos è stato creato nel 1999 tramite un accordo internazionale per proteggere la ricca  popolazione di mammiferi marini che vivono nella zona.

Il Santuario è la prima e più grande Area Marina Protetta  transfrontaliera del Mediterraneo, con una superficie di 87.500  Km2 che copre lo spazio marino al largo delle coste di Francia, Italia e del Principato di Monaco e che si estende oltre le acque territoriali nazionali. Essa rappresenta il 4% del 7% totale di superficie marina protetta nel Mediterraneo. Nel 2002 è stato ufficialmente riconosciuto Area Specialmente Protetta di Importanza Mediterranea (ASPIM) dalle parti contraenti della Convenzione di Barcellona.

E’ stato istituito per proteggere i cetacei da tutte le fonti di disturbo provocate dalle attività umane nella zona. Tuttavia, sin dalla sua creazione, il Santuario ha sofferto di una mancanza di coordinamento tra i paesi, che ha portato ad una scarsità di attività comuni rivolte alla protezione dei cetacei. 

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Il tonno rosso (Thunnus thynnus) è la più grande specie di tunnide e può vivere fino a 40 anni. Questi grandi pesci pelagici migrano attraverso gli oceani e possono immergersi fino a profondità superiori ai  1000 metri. I tonni rossi sono “disegnati” per essere veloci, con un corpo aerodinamico a forma di siluro. Sin dalla nascita sono predatori voraci, cercando scuole di pesci come acciughe, sardine e sgombri.

Cacciano dalla vista e hanno la visione più nitida di qualsiasi altro pesce osseo. La maggior parte delle catture di tonno rosso sono prelevate dal Mar Mediterraneo, la più importante area di pesca del tonno rosso al mondo.
Nell'ultimo decennio del XX secolo la pesca del tonno rosso nel Mediterraneo è entrata in una fase di rapido e forte deterioramento, quando la  nuova pratica di allevamento e ingrassamento di tonni selvatici catturati in natura, precedentemente sconosciuta nel Mediterraneo, è proliferata senza controllo. Ciò ha generato una perversa spirale di pesca perché la crescente domanda di grandi tonni selvatici ha alimentato un massiccio sviluppo delle flotte industriali di pesca a circuizione, determinando la loro espansione su praticamente tutte le acque del Mediterraneo dove il tonno rosso si aggrega per  riprodursi.

Dal 2001 il WWF ha guidato la campagna internazionale per evitare il crollo della popolazione di tonno rosso Atlantico e Mediterraneo e per garantire una pesca razionale e sostenibile. Il WWF è stato e continua ad essere molto influente nella maggior parte delle decisioni della Commissione internazionale per la conservazione dei Tunnidi dell'Atlantico (ICCAT), l'organo che regola la pesca di questi grandi pesci pelagici.

Inoltre dal 2008, il WWF avanti progetti di marcatura del tonno rosso per approfondire le conoscenze sul suo comportamento migratorio, permettendo di consigliare i manager della pesca su come meglio proteggere la specie. Attraverso l’attività di marcatura sul campo, il WWF e i suoi partner possono continuare a colmare le lacune sulla biologia di questa specie e aiutare a dare a questo pesce emblematico una possibilità di sopravvivenza a lungo termine. 
 

Collaboriamo con Impact Hub Milano, l’incubatore d’impresa focalizzato sull’innovazione sociale e ambientale, per promuovere progetti di innovazione finalizzati a diminuire l’impatto della plastica e di altri materiali di scarto sugli ecosistemi marini e costieri del Mediterraneo. L’iniziativa vuole favorire le start-up coinvolte nel tema del recupero dei rifiuti dal mare e in grado di applicare l'innovazione sociale e l'imprenditoria alla protezione e alla sostenibilità dell'acqua salata. Bulgari sostiene l'idea e promuove nelle sue strategie per lo sviluppo sostenibile il massimo ricorso a pratiche di riutilizzo e riciclaggio.

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Il WWF per le tartarughe marine

La tartaruga marina è da sempre la specie simbolo sulla quale si concentra l’impegno del WWF per il mare. Caretta caretta, Chelonia mydas e Dermochelys coriacea sono le tre specie che popolano le acque del Mediterraneo. La Caretta è però l’unica che depone le sue uova lungo le coste italiane ed i mari attorno alla penisola rivestono grande importanza per le popolazioni del bacino.

Le tartarughe marine sono oggi seriamente minacciate dall’uomo: la cementificazione, il degrado delle coste e dei litorali prescelti per la nidificazione e soprattutto l'impatto con i sistemi di pesca costituiscono le principali minacce per questa specie, basti pensare alle reti a strascico, agli ami dei palangari ed alle reti fisse, dalle quali un gran numero di tartarughe viene catturato accidentalmente, causando la morte di più di 40.000 tartarughe l'anno.

Il WWF svolge da anni attività finalizzate alla ricerca ed alla conservazione delle tartarughe marine tramite un network di operatori e di centri di recupero presenti in varie regioni italiane, la cui attività, regolarmente autorizzata dal Ministero dell’Ambiente, consiste nella riabilitazione di singoli individui recuperati, nella sensibilizzazione di categorie coinvolte nella salvaguardia di questi animali, nella marcatura degli esemplari rilasciati, nella salvaguardia dei siti di nidificazione.

Ogni anno sono oltre 500 le tartarughe marine curate presso i centri di recupero convenzionati con il WWF di Policoro, Molfetta, Lampedusa, Favignana e Torre Guaceto e sono centinaia i volontari che partecipano ai campi estivi dedicati a monitoraggio e sorveglianza delle nidificazioni in Sicilia, Basilicata, Calabria, Puglia e Toscana, nelle aree storicamente interessate dalle deposizioni. Attività di recupero e di studio delle tartarughe si svolgono anche in Friuli, coordinata dagli operatori dell’Oasi WWF di Miramare ed in Veneto.






Turtle Heroes

Sono medici veterinari, biologi, volontari.
Sono donne, uomini, ragazzi e adulti.

Sono i nostri TurtleHeroes e sono sempre 
​in prima linea per difendere le tartarughe marine!

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Cosa puoi fare tu

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