Agroecologia | WWF Italy

​L’AGRICOLTURA SOSTENIBILE PER IL WWF

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L'agricoltura e la natura sono inseparabilmente legati. L'agricoltura dipende dalla natura e dai servizi ecosistemici, che sostengono il reddito degli agricoltori e il benessere delle persone. Allo stesso tempo, le pratiche agricole insostenibili sono in Europa il primo fattore della perdita di biodiversità e del degrado ambientale (Relazione su “Lo stato della natura nell'Unione europea") 

 

È necessaria una transizione verso sistemi alimentari e agricoli sostenibili per il benessere delle persone e della natura. 

 

L'agricoltura sostenibile è la chiave per produrre alimenti all'interno della capacità di carico del pianeta, mantenendo i servizi ecosistemici da cui dipende, come suoli fertili ricchi di sostanza organica, disponibilità di acqua pulita e conservazione di habitat e specie, come gli insetti impollinatori. Questi servizi ecosistemici sono essenziali per assicurare quantità e qualità del nostro cibo e sostenere lo sviluppo delle economie rurali e delle comunità locali. 

TRE PRINCIPI PER LA SOSTENIBILITÀ AMBIENTALE DELL’AGRICOLTURA

E’ facile parlare di sostenibilità dell’agricoltura, più difficile tradurla nei fatti in buone pratiche virtuose. La sostenibilità ambientale deve essere sempre connessa alla sostenibilità economica e sociale, ma nel tempo senza la sostenibilità ambientale non è possibile garantire un giusto reddito a tutti gli attori delle filiere agroalimentari. 

Per il WWF l’agricoltura sostenibile deve soddisfare tre principi guida: 

 

Ridare spazio alla natura nelle aziende agricole. E’ fondamentare assicurare all’interno delle aziende agricole una superficie minima per il mantenimento delle infrastrutture verdi (siepi, alberate, alberi secolari isolati o inseriti in piccoli boschi, stagni e piccole zone umide, fasce inerbite, prati stabili, ecc.) che sostengono la biodiversità degli agroecosistemi. Obiettivo dovrebbe essere la presenza di almeno il 10% della Superficie Agricola Totale (SAT) dedicata a questi spazi naturali, come indicato dalla Strategia europea per la Biodiversità 2030.

Ridurre la dipendenza dalla chimica di sintesi. Sono necessarie politiche che promuovano modelli di produzione che richiedono un minore utilizzo di sostanze chimiche di sintesi, attraverso la diffusione di pratiche agricole che non richiedono l’uso di pesticidi e fertilizzanti chimici e rafforzano la difesa naturale degli agroecosistemi. L’obiettivo indicato dalla Strategia UE “Farm to Fork” è la riduzione del 50% dell’uso di pesticidi in Europa entro il 2030.

Restaurare e mantenere in equilibrio i cicli fondamentali di azoto, fosforo, carbonio e acqua. Sono questi i cicli biogeochimici della biosfera da cui dipendono le produzioni agricole e che la stessa agricoltura può alterare.. E’ necessario correre ai ripari attraverso la promozione di buone pratiche agricole in grado di riportare in equilibrio questi cicli bio-geo-chimici, riducendo l’uso della fertilizzazione minerale e chimica, favorendo il ripristino e mantenimento della sostanza organica e della biodiversità nei suoli, con pratiche virtuose come ad esempio le rotazioni delle colture. L’obiettivo indicato dalla Strategia UE “Farm to Fork” è la riduzione del 20% dell’uso dei fertilizzanti chimici in Europa entro il 2030.

​Attività e progetti del WWF per una agricoltura sostenibile

LA CARTA DEL MULINO

Il progetto di Mulino Bianco e WWF per una filiera del grano tenero sostenibile

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BEE SAFE

Attività e progetti per la conservazione degli insetti impollinatori

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STOP AI PESTICIDI

Attività per ridurre la dipendenza dai pesticidi delle produzioni agricole

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​TRANSIZIONE ECOLOGICA DELL’AGRICOLTURA: VERSO L’AGROECOLOGIA

L’Associazione Agroecology Europe definisce l’agroecologia come “lo studio integrativo dell’ecologia di tutto il sistema alimentare, che comprende le dimensioni ecologica, economica e sociale, o più semplicemente l’ecologia dei sistemi alimentari”.
A scala di azienda agricola l’obiettivo principale dell’agroecologia è di permettere e massimizzare il corretto funzionamento dei processi naturali tipici di ogni ecosistema (ciclo dei nutrienti, interazione predatore-preda, competizione intraspecifica e interspecifica, ecc.) capaci di assicurare resilienza e stabilità all’agroecosistema, in modo da ridurre l’impiego degli input di origine esterna, in particolare pesticidi e fertilizzanti chimici, e le esternalità negative sull’ambiente connesse al loro utilizzo.

 







IL DECALOGO DELL’AGROECOLOGIA

I principi e le tecniche che caratterizzano la gestione degli agroecosistemi a scala di azienda agricola secondo l’agroecologia sono (da Caporali F., 1993):

  • 1. Creare diversità nell’azienda agricola;

  • 2. Integrare le produzioni vegetali con l’allevamento animale;

  • 3. Sistemare il terreno e lavorarlo al minimo per incrementare la sostanza organica del suolo;

  • 4. Adottare sistemi di colture consociate;

  • 5. Adottare la rotazione delle colture (con la presenza di almeno una leguminosa nelle colture in successione);

  • 6. Impiegare genotipi resistenti agli attacchi parassitari;

  • 7. Trattare il terreno con letame e materiali organici compostati per incrementare la sostanza organica del suolo;

  • 8. Praticare il sovescio;

  • 9. Favorire il controllo biologico di erbe infestanti, fitofagi e fitopatogeni;

  • 10. Proteggere e realizzare infrastrutture verdi (siepi, alberate, piccole zone umide, ecc.) con almeno il 10% della superficie dell’azienda agricola riservata alle aree d’interesse ecologico (EFA)

Queste 10 regole possono essere ricondotte ai tre principi generali dell’agricoltura sostenibile definiti dal WWF Italia.
Per maggiori informazioni: Associazione Italiana di Agroecologia.

L’agricoltura biologica e biodinamica rappresentano oggi i modelli di Agroecologia più avanzati che vanno promossi con maggiore determinazione. L’obiettivo ambizioso ma realistico per l’Italia è raggiungere il 40% della SAU (Superficie Agricola Utilizzata) a livello nazionale certificata in agricoltura biologica entro il 2030, di cui il 100% della SAU in biologico all’interno della rete Natura 2000, per contribuire all’obiettivo indicato dalla Strategia UE “Farm to Fork” del 25% di SAU in biologico entro il 2030 nei paesi dell’Unione Europea.

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Per cambiare il modello di agricoltura dominante è necessario cambiare la Politica Agricola Comune dell’Unione Europea attraverso una seria riforma post 2020. Il WWF coordina per questo la Coalizione italiana #CambiamoAgricoltura sostenuta dal 2017 dalla Fondazione Cariplo, che costituisce oggi la più un’ampia alleanza tra Associazioni ambientaliste e dell’agricoltura biologica a sostegno di una transizione ecologica della nostra agricoltura. Cambiare l’agricoltura europea è ancora possibile, dobbiamo però far sentire forte la nostra voce di cittadini preoccupati per il futuro del pianeta. Segui le attività della Coalizione #CambiamoAgricoltura sulla pagina Facebook dedicata.