Olio di palma sostenibile, le pagelle del WWF | WWF Italy

Olio di palma sostenibile, le pagelle del WWF

Notizie pubblicate su 21 September 2016
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Se molte aziende hanno intrapreso azioni per un corretto e consapevole approvvigionamento  di olio di palma, altrettante non sono riuscite a mantenere le promesse fatte ai propri clienti o ancora non hanno fatto nulla per contribuire a ridurre la deforestazione e gli altri impatti negativi in quegli habitat tropicali, tra i più vulnerabili del pianeta, dove viene prodotto l’olio vegetale più popolare del mondo.

L'edizione 2016 del WWF Palm Oil Buyers Scorecard, le “pagelle” sull’utilizzo di olio di palma certificato sostenibile, analizza i 137 principali rivenditori, produttori di beni di consumo e aziende di fornitura di olio di palma, provenienti dagli Stati Uniti, Canada, Europa, Australia, Giappone e India. Le aziende analizzate includono, tra gli altri, marchi iconici come Carrefour, L'Oreal, McDonald, Nestle', Tesco, Walmart.

Come nelle precedenti edizioni, vengono misurate le performance delle aziende su temi fondamentali, come l'adesione alla Roundtable on Sustainable Palm Oil (RSPO), l’impegno nell’acquisto di olio di palma certificato e la trasparenza. Le scorecard si basano sui dati del 2015 e forniscono una valutazione sul raggiungimento, o meno, degli obiettivi assunti di approvvigionamento di olio di palma 100% certificato.

"Il WWF pubblica questa nuova versione 2016 delle scorecard per valutare ciò che le aziende hanno effettivamente realizzato, al di là del dichiarato” ha detto Adam Harrison, responsabile WWF per il Palm Oil "Sebbene molte aziende abbiano ottenuto risultati importanti nell’approvvigionamento responsabile di olio di palma, troppe sono venute meno ai propri impegni. Più numerose ancora sono le imprese che non hanno proprio affrontato il problema, il che è inaccettabile in considerazione della facilità di reperimento di olio di palma certificato sostenibile".

Oltre la metà delle aziende si era impegnata con il WWF e con i propri clienti ad utilizzare entro il 2015 il 100% di olio di palma certificato. Se la maggior parte ha raggiunto l’obiettivo, ancora 21 imprese sorprendentemente non hanno conseguito il risultato promesso.

Le scorecard dimostrano invece come sia grandi che piccole imprese possano facilmente acquistare olio di palma certificato sostenibile. Tuttavia, dato il loro forte potere di acquisto, i grandi utilizzatori di olio di palma sono cruciali per una trasformazione efficace del settore. Un numero ristretto di questi grandi attori,  valutati nelle  Scorecard – come Unilever, Ferrero, FrieslandCampina, Reckitt Benckiser, Colgate-Palmolive, e ConAgra Foods – è d’esempio su come oggi sia possibile realizzare un reale cambiamento del settore attraverso l’acquisto di volumi significativi di olio di palma certificato sostenibile, la cui filiera sia in linea con i criteri della RSPO. Le medie imprese, con punteggi altrettanto significativi nell'acquisto di olio di palma certificato, sono Walmart, Mars, Associated British Foods, General Mills, Kellogg’s, e Danone. L’acquisto di olio di palma certificato è solo il primo passo di un percorso che porta ad un reale cambiamento dell’industria.

Nei parametri delle scorecard è inserita, infatti, anche la valutazione degli obiettivi futuri, e dei loro tempi di realizzazione, che riguardano non solo l’acquisto di 100% olio di palma certificato sostenibile ma anche “segregato” (ossia separato dall’olio di palma non sostenibile e con una tracciabilità del percorso dalle piantagioni certificate sostenibili alle linee di produzione). Rispetto a questo ulteriore parametro, la valutazione dei progressi aziendali è molto più irregolare. Nel 2015, solo tre aziende hanno utilizzato il 100% olio di palma certificato sostenibile e segregato - Ferrero, Danone e Arnott - ma di queste solo Ferrero utilizza grandi volumi. Il WWF si congratula con queste imprese per il loro impegno e per aver concretamente intrapreso  la strada che porta ad una reale sostenibilità del settore - che prevede che l'olio di palma certificato sia la norma mentre l'olio di palma non certificato diventi semplicemente inammissibile.

Le scorecard 2016, giunte dal 2009 alla loro quarta pubblicazione, hanno valutato 94 aziende che erano già inserite nell’edizione 2013. Di queste, 75 sono progredite, 11  non hanno mostrato miglioramenti e 8 sono regredite.  Se per la maggior parte delle aziende il percorso verso la sostenibilità si connota come positivo,  il WWF auspica che tutte le aziende lo intraprendano e diventino responsabili nei confronti nell’approvvigionamento dell’olio di palma. Per ulteriori approfondimenti, la valutazione complessiva e le tabelle con i risultati di ciascuna azienda sono disponibili sul sito delle Scorecard.

“Il WWF invita i consumatori a visitare il sito delle scorecard e a usarlo per valutare le aziende, encomiando quelle più avanzate e incoraggiando le altre a migliorare”. ha affermato Harrison. “Il ruolo di ciascuno di noi è fondamentale nel chiedere la piena partecipazione e la trasparenza a tutti coloro che, nel mondo, acquistano olio di palma al fine di arrestare la crescente deforestazione e influenzare positivamente la  trasformazione del settore".
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Le piantagioni palma da olio, che in gran parte si trovano nelle aree tropicali più a sud, nel sud est asiatico, ma sempre di più anche in Africa e America Latina, producono il 65% dell’olio vegetale commerciato nel mondo. L'olio di palma è un ingrediente chiave in molti alimenti, cosmetici, saponi e detergenti e sta emergendo anche come importante biocarburante. La domanda globale di olio di palma è destinata a raddoppiare entro il 2020, con conseguente aumento della pressione sulle foreste tropicali e sulla biodiversità, oltre all’incremento di pericolosi livelli di emissioni di gas serra dalle torbiere tropicali e dei conflitti nelle comunità locali.

I dati delle scorecard sono stati forniti alla RSPO e al WWF dalle stesse aziende e non sono stati oggetto di verifica indipendente. Il WWF invita i consumatori, le imprese e gli investitori a leggere, analizzare e condividere sui social media le informazioni, al fine di contribuire a costruire una cultura della trasparenza nei confronti dell’uso di olio di palma.
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