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All’isola di Mauritius si rischia il disastro ambientale

Oltre mille tonnellate di carburante sono state sversate dal cargo MV Wakashio, la nave giapponese che lo scorso 25 luglio si è arenata sulla barriera corallina, al largo della punta sudorientale dell’isola di Mauritius. Il WWF è profondamente…

Oltre mille tonnellate di carburante sono state sversate dal cargo MV Wakashio, la nave giapponese che lo scorso 25 luglio si è arenata sulla barriera corallina, al largo della punta sudorientale dell’isola di Mauritius.

Il WWF è profondamente preoccupato per le conseguenze di questo tragico incidente. Come era prevedibile, la grave fuoriuscita di petrolio ha provocato e provocherà impatti immediati e a lungo termine sul delicatissimo ecosistema costiero e sulle comunità che dipendono da queste risorse per la loro economia. Il carburante sversato minaccia le aree costiere delle Isole Aigrettes nella baia di Mahebourg (Riserva Naturale di 27 ettari) e il Parco Marino Blue Bay, un importante sito Ramsar (Convenzione sulle zone umide di importanza internazionale), designato nel 2008 e noto per la sua eccezionale diversità corallina. L’area è un habitat complesso con barriere coralline, foreste di mangrovie, lagune, estuari e spiagge a sud-est di Pointe d’Esny. 

Il WWF è molto vicino alla popolazione di Mauritius, che sta facendo il possibile per contenere questa fuoriuscita, ripristinare gli ecosistemi danneggiati e ridurre l’impatto ambientale. Questo tragico episodio evidenzia ancora una volta il legame critico tra ecosistemi marini e costieri, e il benessere umano. Inoltre, sottolinea la necessità di una strategia regionale coordinata per garantire un’efficace gestione integrata degli oceani, che possa sia garantire una risposta immediata ed efficace a questo tipo di incidenti, ma soprattutto aiuti a prevenire tali disastri in futuro. 
Questo incidente marittimo è solo l’ultimo di una serie di incidenti avvenuti recentemente nella regione dell’Oceano Indiano sud occidentale (SWIO): tra questi una drammatica fuoriuscita di fosfati nel Madagascar meridionale nell’agosto 2009 e la morte di massa di delfini nel 2008, spiaggiati a seguito dell’uso di onde sismiche usate per l’esplorazione petrolifera dalla Exxon Mobil, nel Madagascar nordoccidentale. 

Secondo il report del WWF Reviving the Western Indian Ocean Economy” pubblicato nel 2017, l’economia blu a Mauritius può generare un PIL di 12,6 milioni di dollari USA. Sarebbe questo il rendimento del capitale blu dell’Oceano Indiano sud occidentale, un patrimonio che comprende sia i “beni primari” (pesca, mangrovie, barriere coralline, alghe) sia quelli “adiacenti” (come la presenza di coste produttive e l’assorbimento del carbonio), che è stato stimato con un valore di almeno 333,8 miliardi di dollari. Questi beni economici, insieme al patrimonio culturale e naturale che rappresentano, sono minacciati dall’attività mineraria e in particolare dall’estrazione e dal trasporto di petrolio e gas.

Ratsifandrihamanana, direttore territoriale del WWF Madagascar ha dichiarato: “Questa fuoriuscita di petrolio è una grave minaccia per le risorse ecologiche, comprese le barriere coralline, i pesci e altre forme di vita costiera e marina della costa sudorientale di Mauritius. Gli impatti che questo disastro avrà sui 2.300 pescatori artigianali e sull’1,5% del PIL di Mauritius derivante dall’industria della pesca, sono devastanti. Il WWF sollecita la cooperazione regionale per contenere e rimediare a questo disastro ecologico e raccomanda che il governo di Mauritius intraprenda un’azione forte per ottenere un adeguato risarcimento ai sensi della Convenzione del Fondo del 1992 e della Convenzione internazionale sull’inquinamento da idrocarburi; 1990 Preparedness, Response and Co-operation (OPRC), e della 2001 International Convention on Civil Liability for Bunker Oil Pollution Damage (Convenzione internazionale sulla responsabilità civile per i danni causati dall’inquinamento da idrocarburi delle navi), fondi che dovranno essere investiti nel ripristino ambientale”.

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