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Dopo il ricorso degli ambientalisti il Consiglio di Stato riduce i periodi di caccia in Toscana

Con la pubblicazione dell’ordinanza 6157/2018, emessa dalla Terza sezione del Consiglio di Stato, vengono sospese alcune parti del calendario venatorio della Toscana e si impone alla regione la riduzione dei periodi di caccia. La caccia alle specie per…

Con la pubblicazione dell’ordinanza 6157/2018, emessa dalla Terza sezione del Consiglio di Stato, vengono sospese alcune parti del calendario venatorio della Toscana e si impone alla regione la riduzione dei periodi di caccia.
La caccia alle specie per le quali era stata concessa la preapertura dovrà essere bloccata con quindici giorni di anticipo, lo stesso arco temporale previsto per le preaperture, mentre la caccia alla Beccaccia dovrà essere adeguata al parere emesso dall’ISPRA, che ne pone la conclusione al 10 gennaio 2019, cioè con 21 giorni di anticipo rispetto a quanto previsto dal calendario venatorio approvato dalla Regione Toscana.
 
“Accogliamo con grande soddisfazione questo risultato – commentano ENPA, LAC, LAV, LIPU e WWF –. La pronuncia del Consiglio di Stato è una conferma indiretta della propensione della Regione Toscana a cedere alle richieste della parte più estremista del mondo venatorio, anche quando queste comportano la violazione delle norme nazionali, mettendo a rischio il futuro delle specie oggetto di caccia, molte delle quali già in forte diminuzione”.
 
Ora la Regione Toscana deve dare esecuzione all’ordinanza, adeguando immediatamente il calendario venatorio regionale a quanto disposto dal Consiglio di Stato. Il mancato ricalcolo dei limiti temporali della stagione di caccia potrebbe infatti configurare l’uccisione illegittima degli animali da parte dei cacciatori, comportando così un ulteriore danno nei confronti della fauna selvatica, patrimonio indisponibile dello Stato.
 
Un’eventualità che potrebbe costare molto cara agli amministratori inadempienti, come accaduto a giugno scorso all’ex Presidente e all’ ex dirigente dell’ufficio caccia, della Provincia di Bolzano, condannati a pagare più di un milione di euro allo Stato per avere permesso ai cacciatori l’uccisione di animali selvatici al di fuori delle previsioni del calendario venatorio, in analogia a quanto potrebbe accadere in Toscana.
Per il futuro le Associazioni auspicano un approccio nuovo da parte della regione sulla materia venatoria. In Toscana non si può continuare a gestire la fauna come un oggetto di svago per una piccola minoranza: “La fauna, non ci stancheremo mai di ricordarlo, è un patrimonio indisponibile dello Stato e come tale va gestita nell’interesse di tutti. Invitiamo il Presidente Rossi a confrontarsi con il mondo ambientalista sulle politiche venatorie che ha attuato fino ad oggi”.

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