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Da luglio a fine anno solo pesce di importazione per gli europei

La domanda di prodotti ittici in Europa è troppo alta e i consumatori non sono abbastanza attenti

Da ora a fine anno solo pesce di importazione per i consumatori UE

C’è un momento dell’anno che segna il limite oltre il quale i consumatori europei terminano ‘virtualmente’ il consumo di pesce pescato nei loro mari e iniziano a utilizzare quello d’importazione.

Proprio a luglio, nel periodo in cui siamo più abituati a mettere in tavola ricette a base di pesce, il WWF ricorda che siamo vicini al Fish Dependence Day: il momento in cui l’Europa esaurisce l’equivalente della propria produzione annua interna di pesce, molluschi e crostacei.

Se nei primi 6 mesi dell’anno avessimo consumato solo risorse dei nostri mari, da luglio alla fine dell’anno queste non sarebbero più disponibili e l’Europa dovrebbe ricorrere alle importazioni per sostenere la crescente richiesta dei consumatori. La domanda europea di prodotti ittici è infatti troppo alta: ogni cittadino europeo consuma in media circa 23 chili di pesce l’anno, e gli italiani superano la media con i loro 29 chili di pesce pro capite l’anno.

Stato drammatico per i nostri oceani

Il Fish Dependence day negli ultimi tre decenni è stato anticipato di anno in anno, un segnale dell’impoverimento progressivo delle risorse e connesso alla crisi globale della pesca. Il drammatico stato in cui versano gli oceani e in particolare il Mar Mediterraneo, non è più in grado di sostenere i livelli di domanda del mercato. Il 75% degli stock ittici monitorati nel Mare nostrum risulta sfruttato al di sopra della loro capacità di rigenerarsi, mentre a livello globale sono circa il 33% gli stock ittici monitorati che risultano sovrasfruttati. Condizioni acuite da numerosi impatti, per primo il cambiamento climatico.

Se non riusciremo a invertire questo trend, il rischio sempre più probabile è di andare verso il collasso degli stock ittici, con gravi conseguenze su tutto l’ecosistema marino. Mai come oggi, dopo quasi due anni di pandemia, è stato di così vitale importanza mettere in atto comportamenti sostenibili per la salvaguardia degli ecosistemi marini e delle comunità che da essi dipendono

Giulia Prato, responsabile Mare del WWF Italia
Pesca artigianale / Liguria foto / saxifrag / Hans Dekker

Il WWF promuove una pesca più sostenibile a 360 gradi: con i pescatori locali affinché pratichino attività di pesca più sostenibili in termini ecologici e socio-economici e perché si impegnino in pratiche di diversificazione delle loro attività come quella del pescaturismo. Le stesse pratiche locali che devono però essere supportate da una legislazione che riconosca e formalizzi la cogestione delle risorse tra pescatori, enti di ricerca, istituzioni e società civile a livello locale.

Le istituzioni nazionali e sovranazionali sono attori di fondamentale importanza perché si possano porre le giuste basi per attuare regolamentazioni e controlli in contrasto con la pesca illegale, non regolamentata e non riportata (IUU) e a tutela di chi invece opera in maniera responsabile.

Indispensabile è anche il coinvolgimento attivo delle aziende che operano nel settore, perché si impegnino nella trasformazione delle proprie filiere, modificando le loro attività verso metodi di approvvigionamento e tracciabilità più sostenibili, dal mare al piatto.

Il ruolo dei consumatori

Anche i consumatori hanno un ruolo fondamentale in questa Scelte informate e responsabili sono un elemento cruciale per il proprio futuro e per quello del pianeta. Per questo nasce la guida online del WWF al consumo sostenibile di prodotti ittici, che spiega quali sono i piccoli gesti responsabili per dare il nostro importante contributo alla salvaguardia degli oceani e del Mediterraneo. Qualche esempio? Privilegiare specie poco comuni e preferibilmente locali, al posto del consumo delle specie più diffuse; utilizzare le etichette come fonte di informazioni utili nella scelta del pesce più sostenibile, evitare di acquistare esemplari troppo giovani, imparando a rispettare le taglie minime legali di ogni specie.

La campagna #DoEatBetter mostra cosa possono fare tutti gli attori del mercato e noi consumatori per il nostro mare.

Dobbiamo trattare gli oceani con più attenzione se vogliamo che la vita marina torni a prosperare e che il pesce continui a nutrire noi e le generazioni future.

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