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Check-up parchi

La nostra ricerca sullo stato di salute delle aree protette italiane

© Mastrella

Qual è lo stato di salute delle aree protette italiane?

Il Check-up dei parchi Nazionali e delle Aree Marine protette ci ha permesso di scattare un’istantanea dell'attuale situazione della natura d'Italia. Dal nostro studio emerge che il lungo cammino iniziato con la legge quadro sulle aree protette (la 394/91) è ancora ben lontano dall’essere completato. I problemi principali che riguardano il sistema delle aree protette sono principalmente legate agli strumenti di gestione, alla carenza di personale qualificato e alla carenza di risorse disponibili per progetti di conservazione.

Dai dati raccolti emerge che urbanizzazione, turismo, incendi e cambiamenti climatici sono percepite come le principali pressioni che attualmente insistono sulla biodiversità, a cui si affiancano abusivismo edilizio e smaltimento rifiuti nei Parchi di piccole dimensioni ed inquinamento idrico nei Parchi costieri.


 

I Parchi nazionali

Un altro dato importante che vi segnaliamo è che solo nel 30% dei casi è stato approvato in via definitiva il Piano per il Parco e che meno del 10%  si è dotato di un Regolamento, sebbene i Parchi abbiano definito in maniera sufficiente specifici obiettivi di conservazione e relative strategie. Il contesto di legalità in cui i Parchi operano viene considerato buono, sebbene le risorse economiche e di personale per il controllo delle attività illegali siano ritenute largamente insufficienti. 

Sul piano della biodiversità, i Parchi hanno realizzato check-list, mappe di distribuzione e attività di monitoraggio di specie e habitat prioritari su cui basare gli interventi di conservazione, sebbene la risorse economiche impiegate in queste attività siano ritenute insufficienti. Infatti, sia le spese per le attività di monitoraggio che quelle per progetti di conservazione risultano entrambe inferiori al 10% del proprio budget (per la quasi totalità dei Parchi). Nonostante gli strumenti e le competenze del personale siano ritenute adeguate, le condizioni di impiego e l’aggiornamento sono ritenuti inadeguati.  


Ma quali sono le risorse che lo Stato assegna alle proprie aree protette? 

Ai Parchi Nazionali terrestri, che tutelano 1,5 milioni di ettari del nostro territorio nazionale (il 5% della penisola) negli ultimi anni sono stati assegnati in media 81 milioni di euro. 





Report Completo Check up ParchiCheck-up Parchi Nazionali Italiani: leggi il report completo >>

Le aree marine protette

Nonostante i suoi 7.500 chilometri di coste l’Italia sembra essere aver voltato le spalle al mare, basti pensare che le 29 Aree marine protette incidono solo su 700 km di costa e 228 mila ettari di mare e che nel 2017 sono stati destinati per il loro funzionamento e gestione solo 7 milioni di euro (3,6 euro a ettaro di mare protetto).

Rifiuti spiaggiati e plastiche in mare, turismo e traffico navale, bracconaggio e pesca illegale sono i fattori che attualmente affliggono con maggiore intensità la biodiversità delle AMP italiane. Per il futuro, le principali minacce sono invece ritenute essere i cambiamenti climatici, seguiti da rifiuti spiaggiati e plastiche o reti fantasma in mare. Per quanto riguarda strategie e strumenti di gestione, quasi il 70% delle AMP ha un Piano di gestione approvato in via definitiva e quasi l’80% degli enti ha approvato il proprio Regolamento

Per quanto riguarda la biodiversità, le AMP riportano un buon punteggio nella realizzazione di check-list, mappe di distribuzione e attività di monitoraggio di specie e habitat prioritari. Tuttavia, le risorse economiche impiegate in queste attività sono ritenute del tutto insufficienti, nonostante circa la metà delle AMP investa oltre il 15% del proprio budget in monitoraggi e altrettanto in progetti di conservazione. I risultati però evidenziano un mancato raggiungimento degli obiettivi di conservazione prefissati dalle AMP.

Per quanto riguarda la pesca commerciale e ricreativa, l’effetto della presenza di una riserva, misurato come aumento nel tempo delle specie commerciali all’interno verso l’estero dei confini, è mediamente leggero o insufficiente e, se il livello di pesca non è in linea con gli obiettivi di conservazione, non si prendono provvedimenti per modificare la gestione della pesca. Sebbene la sorveglianza della legalità nelle AMP non dipenda direttamente dagli enti gestori, si evidenziano giudizi fortemente negativi sulla capacità di far rispettare le leggi e, in particolare, di reprimere la pesca illegale. Il personale e le risorse economiche sono insufficienti al controllo delle attività illegali all’interno dell’AMP e l’organizzazione della sorveglianza è inadeguata a contrastare le attività illegali.

Consideriamo i finanziamenti complessivi largamente insufficienti a garantire le attività di conservazione della biodiversità. Il personale delle AMP impiegato in attività di conservazione della biodiversità è ritenuto del tutto insufficiente, così come le condizioni di impiego e l’aggiornamento scientifico. 

 Check-up Aree Marine Protette: leggi il report completo >>

Le nostre proposte

Analizzando quanto emerge dal Check-Up, riteniamo che sia necessario un “tagliando” della Legge quadro sulle aree protette che abbia l’obiettivo di rafforzare il ruolo di sistema delle aree protette, di realizzazione della Strategia Nazionale sulla Biodiversità, di garantire una maggiore connessione con le aree contigue, di incrementare l’autorevolezza e le competenze di chi rappresenta o lavora nei parchi.

Riteniamo necessaria una semplificazione di alcuni processi gestionali ed amministrativi, per facilitare una corretta possibilità di autofinanziamento e crediamo sia indispensabile un intervento sul sistema delle Riserve Naturali dello Stato che rientrano nel perimetro di aree protette.

Chiediamo una modifica normativa della Legge quadro per tutto il comparto delle Aree Marine Protette, sia in termini di governance che in termini di risorse a disposizione, sia finanziarie che umane. Le AMP costituiscono loro malgrado un’inaccettabile “serie B” delle aree protette.

Vogliamo un rafforzamento più credibile della nostra natura protetta che non può prescindere da una governance più forte e credibile.

Ci auguriamo che un elemento di novità arrivi subito, già dai numerosi presidenti di Parchi Nazionali ancora da nominare: servono figure di qualità, coerenti con una corretta “visione” dei Parchi, in possesso di capacità e competenze coerenti per garantire il giusto equilibrio tra gli interessi nazionali e locali. 

Chiediamo un incremento di almeno 40 milioni sulle risorse nel capitolo di bilancio del Ministero dell’Ambiente per la gestione ordinaria delle aree protette nazionali terrestri e marine, che oggi destina a questo scopo circa 80 milioni di euro, portando quindi la dotazione complessiva a 120 milioni di euro.

È necessario che il sistema delle aree protette nazionali venga implementato con il completamento di tutti i parchi “sospesi” - cioè rimasti solo sulla carta - e con una soluzione definitiva per Stelvio e del Delta del Po, diventati parchi anomali, affidati a Regioni e Province autonome, che devono tornare a essere Nazionali a tutti gli effetti

Chiediamo infine che i Parchi Nazionali e le Aree Marine Protette siano integrati in una Rete Ecologica Nazionale, che può avere il suo primo nucleo pilota nel Santuario Pelagos, una delle maggiori aree di tutela dei cetacei al mondo e la più grande area protetta transnazionale (87.500 kmq), che risulta ancora di fatto incapace di dare una protezione adeguata ai mammiferi marini, soprattutto in termini di collisioni con grandi navi, e dove è fondamentale che si crei un network di aree protette marine e terrestri.

Ai parchi serve una regia generale per far decollare il sistema: l'appello di Donatella Bianchi in difesa della natura d'Italia. 

“Quello dei parchi nazionali e delle aree marine protette è un sistema che fino ad oggi ha consentito di proteggere una parte fondamentale del nostro capitale naturale ma che ad oggi non riesce a decollare. È necessario lavorare per affermare una regia generale in grado di coordinare e organizzare al meglio questo sistema che protegge porzioni essenziali del nostro capitale naturale. È ormai evidente che la Legge Quadro sui Parchi necessita di un ‘tagliando’ che, superando luci e ombre che caratterizzano il sistema delle nostre aree protette, assegni ai Parchi e alle Aree Marine protette una maggiore autonomia dagli interessi locali e politici e dall’altro favorisca le connessioni con tutte le attività green e sostenibili.

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Cosa abbiamo fatto per la tutela dei parchi?

La Camera ha approvato la Controriforma sui parchi!

Per mesi abbiamo chiesto ai decisori politici di correggere questa riforma, costruita per soddisfare solo interessi economici, che poco o nulla hanno a che fare con la tutela della natura. Per mesi abbiamo chiesto un progetto di visione strategico per le nostre Aree Protette, mentre quello che è stato approvato dalla Camera non fa che peggiorare la situazione della nostra natura. 

Per questo la nostra mobilitazione continuerà al Senato, dove questo provvedimento potrebbe avere il via libera definitivo.  

Come hanno votato i deputati sui parchi? Tutti i voti sulla controriforma della legge 394/91

Con questa riforma le nomine dei presidenti e dei direttori saranno condizionate dalle logiche politiche e dagli interessi locali; sarà più facile l’ingresso dei cacciatori nei parchi; si introduce un sistema di royalties una tantum per cui non solo «se paghi puoi inquinare» ma se inquini puoi pagare a prezzo di saldo; esiste, infine, il rischio che con questo testo si apra un varco alle trivellazioni in aree protette.

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Con la riforma, la Camera SNATURA i Parchi

Sono riprese alla Camera le votazioni sulla riforma della Legge sui Parchi e sembra che martedì prossimo sarà approvato da Montecitorio un testo che, non solo non affronta le criticità delle nostre aree protette, ma che le espone ancora di più a logiche di lottizzazione che nulla hanno a che vedere con la tutela del patrimonio naturale che appartiene a tutti gli italiani

Il testo che la Camera dei Deputati sta per approvare presenta limiti gravi ed evidenti che abbiamo evidenzia da mesi e contro i quali abbiamo più volte invitato i parlamentati ad una riflessione più attenta, visto il valore e la delicatezza della materia trattata. Purtroppo i nostri appelli sono caduti nel vuoto.

La riforma che verrà approvata nei primissimi giorni della prossima settimana viola due principi fondamentali: il principio per cui la funzione primaria dei Parchi è quella della tutela e conservazione, da cui solo dopo può discendere qualsiasi valorizzazione legata allo sviluppo sostenibile; il principio dell’intangibilità del territorio delle aree protette nei confronti di opere e attività impattanti, principio leso, tra l’atro, da una modulazione delle royalties che, rischia di introdurre la logica del «se paghi, puoi impattare».

Siamo difronte ad una vera e propria controriforma che introduce elementi di grave pericolosità e che manca la grande occasione di dare alle Aree Marine Protette la stessa dignità, in termini di organizzazione e dotazione, dei Parchi Nazionali terrestri: questo è un vero e proprio paradosso visto che il motivo per cui si pensò di rivedere la Legge 394/199 partiva proprio dall’esigenza di intervenire sulle Aree Marine Protette.

Quello che la Camera con molte probabilità approverà martedì è un testo scritto su misura per i portatori di interessi locali, mentre la Natura d’Italia aveva bisogno d’altro. Una riforma che fa fare un passo indietro allo Stato rispetto a competenze costituzionali inderogabili che vengono messe nelle mani dei poteri territoriali.

Le nostre Aree Protette meritano di più, meritano un progetto alto e visionario che rafforzi e rilanci davvero i nostri Parchi Nazionali, le nostre Aree Marine Protette alla stregua delle migliori esperienze internazionali. Ecco perché continueremo la nostra battaglia per difendere i tesori naturali d’Italia!
 

Parchi in Italia

Come potrebbe cambiare la gestione dei parchi e quali sono i principali punti critici della legge in discussione alla Camera.

Riforma parchi: cosa vogliamo cambiare >>

Cosa rischiano i Parchi italiani

La Natura d’Italia, già aggredita da cemento e inquinamenti di ogni genere, è protetta da un insieme di Parchi e Riserve realizzato grazie alla legge n. 394 del 1991. Questa legge ha garantito all’Italia la tutela del 10% del suo territorio attraverso uno dei più importanti e diversificati sistemi di aree naturali protette d’Europa.

 

Tutto questo è a rischio!

Una proposta di legge, già approvata dal Senato e ora in votazione alla Camera, indebolisce gravemente il sistema delle aree protette e con esso i beni e i valori tutelati. La protezione della natura, il cui compito è attribuito allo Stato dalla Costituzione, di fatto passa sotto la diretta influenza degli Enti territoriali rischiando di diventare ostaggio di logiche partitocratiche e localistiche.

Parchi fantasma e parchi interrotti

Le aree nazionali che esistono
solo sulla carta e di cui nessuno
si occupa. 

Parchi interrotti >>
©: WWF

Aree protette, tesoro italiano.

I parchi italiani sono fondamentali per la conservazione della natura in Italia, ma a 26 anni dalla legge n.394 è necessaria una nuova riforma che ne rafforzi l'efficacia.

Leggi il nostro Dossier con le osservazioni alla proposta di legge in discussione alla Camera. 
 

Dossier "Aree protette, tesoro italiano" >>
©: Alberto Gagliardi

Le nostre aree protette sono a rischio

Alla Camera è in votazione una proposta di legge, già approvata dal Senato, che indebolisce gravemente il sistema delle aree protette italiane mettendo in pericolo il nostro patrimonio naturale.

Salviamo la natura d'Italia >>

Attivati sui social e aiutaci a salvare la Natura d'Italia!

Lunedì 20 giugno, la Camera ha approvato la Controriforma della legge sui parchi, una riforma che snatura le nostre Aree protette, piegandole alle logiche del mercato. 

Adesso la riforma passa al Senato, ma noi continueremo a far sentire la nostra voce, perché la natura d'Italia non è in vendita! 

Partecipa anche tu: condividi sui social i nostri messaggi e schierati dalla parte della natura dì'Italia. 

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