Avvoltoi

Aiutaci a salvare gli avvoltoi!
  • 7
    coppie di capovaccaio si riproducono attualmente in Sicilia.
  • 60
    circa sono le coppie riproduttive di gipeto sull’arco alpino.
  • 170
    circa sono le coppie nidificanti di grifone in Italia.

L’ABC DELLA SPECIE

Grazie alla riduzione del bracconaggio e in virtù di specifici progetti di ripopolamento e reintroduzione, gli avvoltoi sono tornati a popolare i nostri cieli. Solo fino a metà del secolo scorso resistevano quasi solo in Sardegna e in Sicilia, ora popolano di nuovo anche le Alpi e gli Appennini. La storia recente del gipeto e del grifone sono quelle che potremmo chiamare vicende zoologiche a lieto fine. Il gipeto si era estinto sulle Alpi nel 1913 e poi alla fine degli anni ’60 in Sardegna, l’avvoltoio monaco anche lui nel 1961, il grifone restava con poche coppie in Sardegna, il capovaccaio isolato in poche aree impervie della sud Italia e Sicilia. Questa la situazione dopo la metà del XX secolo. Poi la svolta: i progetti di rilascio del gipeto sulle Alpi (oltre 220 individui rilasciati dal 1986 ad oggi) e del grifone sull’Appennino e in Sicilia hanno riportato la situazione di queste due specie in una situazione del tutto inimmaginabile. Se per due specie il futuro è oggi più roseo, lo stesso non si può dire per gli altri due avvoltoi: qualche individui solitario di avvoltoio monaco fa ormai la sua comparsa molto raramente in Italia, mentre la popolazione di capovaccaio continua a diminuire drammaticamente, nonostante i molti sforzi di conservazione. Un’unica notizia positiva: dal 2019 una coppia di capovaccaio ha iniziato a riprodursi in Sardegna, dove non era mai stato presente prima.

CARATTERISTICHE E CURIOSITÀ

Il capovaccaio è sull’orlo dell’estinzione nel nostro Paese, passando dalle 71 coppie negli anni ’70 alle attuali  circa 10, di cui ben 7 in Sicilia. È anche noto con il nome di avvoltoio degli Egizi perché era considerato sacro alla dea Iside e impiegato come simbolo reale, sacro ai faraoni.

Il capovaccaio è noto per essere tra le poche specie di uccelli a utilizzare “utensili”, è stato infatti osservato prendere dei sassi con il becco e lanciarli per rompere le uova di struzzo; le uova più piccole vengono prese direttamente con il becco e lanciate a terra.

Il gipeto, in spagnolo è “quebrantahuesos”, spacca-ossa, per la sua abitudine di nutrirsi del midollo contenuto nelle ossa che riesce a estrarre facendole cadere dall’alto sulle rocce per romperle.

Il grifone è l’unico avvoltoio europeo che nidifica in colonie su pareti rocciose. Gipeto e capovaccaio si riproducono sempre su pareti rocciose, ma con singoli nidi, mentre l’avvoltoio monaco si riproduce su grandi alberi isolati.

LE MINACCE

L’uccisone illegale con uso di bocconi avvelenati e arma da fuoco, il disturbo dei siti riproduttivi e le modificazione delle pratiche di allevamento sono tutti fattori che determinano il grave grado di minaccia degli avvoltoi. Se la situazione dell’uso del veleno per uccidere predatori e avvoltoi non è più quella degli anni ’70, periodicamente e localmente si assiste all’uccisione di avvoltoi in tutta Italia. Nel 2007 14 grifoni sono stati trovati morti dopo aver mangiato su una carogna avvelenata, in Sardegna tutti i gipeti rilasciati con un progetto ambizioso e coraggioso sono stati uccisi in poco tempo e non finiscono qui gli episodi di barbarie che persistono ancora oggi. La sopravvivenza degli avvoltoio è legata ad un sottile filo, basta poco per invertire la tendenza.

COSA FA IL WWF

Nel 2019 un raro esemplare femmina di avvoltoio monaco è stato accolto dal centro Centro Recupero Animali Selvatici WWF di Vanzago (Milano) in condizioni precarie e stremato. Dopo essere stato curato e alimentato è stato riportato in Francia nell’area del Verdon da dove proveniva. Qui un progetto della Voltures Conservation Foundation mira alla tutela e salvaguardia di diverse specie di avvoltoi a rischio estinzione in tutta Europa. Non è purtroppo un caso isolato, infatti nel 2015 è stata la volta di un grifone a ricevere le cure del Centro Recupero Fauna Selvatica WWF di Valpredina (Bergamo). Sono solo due degli ultimi episodi che testimoniano l’importanza dell’attività di recupero degli animali feriti che svolgiamo da anni.

Siamo anche impegnati direttamente sul campo sin dal 2016 in un progetto in Sicilia per la tutela del capovaccaio e di altre due rare specie di rapaci mediterranei – il falco lanario e l’aquila di Bonelli. I risultati di questa importante iniziativa si possono consultare direttamente sul sito del Progetto ConRaSi.

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