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Il futuro del Pianeta e delle persone dipende dalle scelte che facciamo a tavola

Dalla deforestazione all'erosione del suolo, dall'inquinamento alla desertificazione, dallo sfruttamento delle risorse idriche fino ai cambiamenti climatici: il sistema agroalimentare è la più grande minaccia per la biodiversità globale. Un'alimentazione sostenibile può salvare il Pianeta e mantenerci in salute.

LOCALE: privilegia prodotti locali e di stagione

Acquistare locale vuol dire privilegiare la filiera corta, cioè ridurre i passaggi tra i produttori e i consumatori, col duplice vantaggio di contribuire a mantenere un reddito adeguato agli agricoltori italiani e ridurre le emissioni connesse con il trasporto degli alimenti. L'aumentata mobilità delle merci possiede un grave impatto sul clima con un drastico incremento delle emissioni di CO2, oltre che di altri inquinanti. Il trasporto aereo di prodotti alimentari (fragole, mele, pomodori, asparagi, zucchine eccetera) da un capo all'altro del Pianeta può generare circa 1.700 volte più emissioni di CO2 che un trasporto in camion per 50 km. Fino ad alcuni decenni fa, gli alimenti percorrevano brevi tragitti per andare dal produttore al consumatore; oggi, invece, attraversano oceani e continenti. Le stime attuali mostrano come il 98% della produzione agricola fresca italiana sia trasportata a una distanza superiore a 50 km dal luogo di produzione.
Uno dei principi più importanti di una dieta sana e sostenibile è proprio la varietà: consumare frutta e verdura di stagione aiuta a rispettare questo principio. Inoltre i prodotti di stagione, soprattutto se locali, impiegano poco tempo per arrivare sulle nostre tavole mantenendo così un più elevato apporto nutrizionale rispetto a quelle che, fuori stagione, devono permanere a lungo nei frigoriferi prima di giungere ai banchi del supermercato. Associate agli aspetti salutistici ci sono le questioni ecologiche: i prodotti di stagione aiutano l’ambiente perché in generale determinano minori emissioni. È il caso del pomodoro dove, per la coltivazione in serra, il fattore di emissione è circa 60 volte superiore a quello della coltivazione in campo.

BIO: prediligi prodotti provenienti da agricoltura biologica

L´agricoltura biologica è un metodo di produzione che non solo consente di disporre di cibi più sani e saporiti ma che comporta anche una serie di benefici ambientali. 
Rispetto ai cambiamenti climatici in atto, è noto come le coltivazioni biologiche siano in grado di migliorare fortemente la capacità dei suoli di assorbire e fissare il carbonio, sottraendo così anidride carbonica dall´atmosfera. Un campo coltivato con metodo biologico sequestra oltre 5 volte il carbonio di uno coltivato con metodologie convenzionali. Alle pratiche agricole biologiche sono anche solitamente associati minori consumi di energia dovuti all´impiego di tecniche e macchinari meno energivori rispetto a quelli usati nelle coltivazioni convenzionali. L'agricoltura biologica, proibendo l’uso di fertilizzanti chimici e i pesticidi per le piante, antibiotici e ormoni per gli animali, riduce significativamente il rischio di contaminazione dei corsi d’acqua e di bioaccumulo di sostanze tossiche nella rete alimentare. Viene inoltre messa in atto una riduzione dell´irrigazione intensiva contribuendo a salvaguardare le risorse idriche, dal momento che oggi l´agricoltura in Italia è responsabile di oltre il 60% dei consumi idrici nazionali.

VEGETALE: mangia più cereali, legumi, ortaggi e frutta, che carne

Attualmente, 820 milioni di persone non hanno cibo a sufficienza, mentre oltre 2 miliardi di persone sono obese o in sovrappeso, e l'incidenza globale di diabete è quasi raddoppiata negli ultimi 30 anni. Allo stesso tempo il settore della produzione alimentare è il singolo maggiore emettitore di gas serra nonché il principale responsabile della perdita di biodiversità. È necessario ripensare in modo radicale all'alimentazione globale se vogliamo evitare milioni di morti e un impatto catastrofico sul Pianeta che ci sfama. Una dieta ricca di varietà di alimenti vegetali (cereali, frutta, verdura, legumi) e moderate quantità di pesce e carne, come la dieta mediterranea è ampiamente riconosciuta per i suoi molteplici benefici per la salute e per il suo basso impatto ambientale. Questa alimentazione cede sempre più il passo al cambiamento delle abitudini e degli stili di vita, da pasti diversificati ed equilibrati a pasti più monotoni ad alto contenuto di grassi, carni, zucchero e sale. Le conseguenze sono negative sia sulla salute umana sia sull'ambiente. In Europa e in Italia dobbiamo ridurre drasticamente il consumo di carne, riavvicinandoci ad uno stile di vita mediterraneo, riappropriandoci di antiche abitudini e tradizioni, con alimenti semplici, non elaborati.

RESPONSABILE: scegli il pesce giusto! Consuma pesce adulto e specie meno conosciute

Consumare responsabilmente significa anche scegliere specie ittiche superiori a certe dimensioni: questo significa favorire la crescita e la capacità di riproduzione degli stock in quanto si evita di mangiare pesci che non hanno ancora concluso il loro ciclo di crescita. Fondamentale è poi orientare le proprie scelte su specie poco conosciute per ridurre l’impatto negativo della pesca sugli stock delle specie più sfruttate.

SANO: mangia cibi salutari e nutrienti e riduci al minimo gli alimenti eccessivamente trasformati

I piatti pronti hanno fatto registrare, tra tutti gli alimentari, il record di aumento delle quantità acquistate, con una crescita di oltre il 10% l’anno. Il cosiddetto “food to go” piace sempre di più agli italiani dove negli ultimi 20 anni si è dimezzato il tempo passato dietro ai fornelli, soprattutto a causa di un ritmo di vita sempre più frenetico. Uno stile di vita che ha portato a preferire cibi pronti o rapidi da preparare. Con conseguente boom per il food delivery, che è utilizzato oramai dal 26% degli italiani, e per l’instant food negli acquisti al supermercato. Questa tipologia di alimenti che include anche sughi, surgelati, caffè in cialde, piatti pronti refrigerati, barrette di cereali, frutta già tagliata in vaschetta e prodotti light ha impatti molto elevati per l’ambiente, prioritariamente dovuti alle richieste di energia nelle fasi di produzione e conservazione, ma non sono trascurabili gli impatti sulla contenendo spesso  elevate quantità di sale, zuccheri aggiunti e grassi a scapito di fibre e micronutrienti. Il loro consumo, cresciuto in maniera significativa negli ultimi cinquant'anni, è considerato uno dei determinanti dell'aumento delle condizioni di sovrappeso e obesità in Italia e di conseguenza, delle malattie croniche correlate.

VARIO: diversifica la tua dieta

Per tutti gli esseri viventi il cibo è necessario per vivere, ma la qualità, la quantità e la tipologia di questo cibo possono influire molto sullo stato di salute, sia nostro sia dell’ambiente. Imparare a diversificare gli alimenti significa insistere meno su prodotti più comuni e ridurre di conseguenza l’impatto negativo che comporta la loro produzione. Solo in questo modo potranno essere assunti nelle giuste quantità tutti i nutrienti di cui il nostro corpo ha bisogno. Una dieta bilanciata, infatti, deve garantire un apporto adeguato di energia e nutrienti, prevenendo sia carenze che eccessi nutrizionali, entrambi dannosi per la nostra salute. Diversificare in tavola è salutare e nutriente, ma anche divertente perché consente di creare sempre nuove ricette e sapori!

ANTISPRECO: riduci gli sprechi e consuma tutto ciò che acquisti

Il cibo rappresenta oggi l’elemento più critico della nostra società visto che le produzioni alimentari sono tra i principali responsabili di problematiche ambientali gravissime come la perdita di biodiversità, i cambiamenti climatici, il calo delle falde idriche, l’erosione del suolo. Il paradosso è che l’agricoltura ne subisce anche gli effetti e l’intera produzione alimentare ne è minacciata.
Uno dei paradossi inaccettabili del nostro tempo è lo spreco alimentare: produrre cibo che nessuno mangia, oltre alle gravi ripercussioni etiche, serve solo a esacerbare le già elevatissime pressioni sul pianeta. Gli sprechi riguardano tutti i passaggi che portano gli alimenti dal campo alla tavola e colpiscono indistintamente tutti i Paesi. In Italia è nelle nostre case, nei nostri frigoriferi dove si ha il 70% circa dello spreco complessivo. Sprechiamo perché il cibo è scaduto nel 63% dei casi o ammuffito nel 51%, si è acquistato troppo nel 58% dei casi o cucinato troppo nel 43%.Buttiamo oltre 700 grammi di cibo a testa e con esso quasi 4 euro a settimana e quindi circa 200 euro in un anno. Dalla creatività ai fornelli per reinventare gli avanzi, ad una buona lista della spesa, fino all’utilizzo strategico del frigorifero abbattere lo spreco a casa è semplice e soddisfacente.

Perché attuare un consumo alimentare sostenibile?

Fermare la perdita di biodiversità

Una volta perduta, non può essere recuperata. La nostra biodiversità sta scomparendo: la produzione di cibo ha causato fino ad oggi il 70% della perdita di biodiversità terrestre e il 50% di quella d’acqua dolce. Ma la biodiversità è alla base dei nostri sistemi alimentari il che pone il futuro del nostro cibo, di un’alimentazione sana e nutriente e della sicurezza alimentare in grave pericolo. Meno biodiversità significa meno organismi, piante e microrganismi che sostengono la produzione di cibo attraverso i servizi ecosistemici: insetti, pipistrelli, uccelli, mangrovie, coralli, piante marine, lombrichi, funghi, batteri mantengono i terreni fertili, purificano l'acqua e l'aria, mantengono le risorse ittiche e forestali in buona salute, e aiutano a combattere i parassiti e le malattie delle coltivazioni e del bestiame, detossificano dagli agenti chimici e impollinano le piante. Il 75% delle colture alimentari mondiali dipende proprio dall'impollinazione ma la perdita di api sta aumentando e il 17% delle specie di impollinatori vertebrati è minacciato di estinzione. Foreste, pascoli, mangrovie, praterie terrestri e sottomarine, barriere coralline e zone umide in generale - gli ecosistemi chiave che forniscono numerosi servizi essenziali per l'alimentazione e l'agricoltura - sono anch'essi in rapido declino. Occorre adottare sistemi “sostenibili”, in grado di “rispondere alle crescenti sfide, tutti devono fare la propria parte, ponendo la tutela della biodiversità e l’ecologia al centro delle strategie nazionali e internazionali.

 

Garantire cibo sano e nutriente per tutti

La fame è cresciuta negli ultimi tre anni, tornando ai livelli di un decennio fa. Sono 821 milioni di persone nel mondo soffrono la fame, quasi una su nove. La situazione sta peggiorando in Sud America e nella maggior parte delle regioni dell'Africa. L'altro lato della fame è l’obesità che tra gli adulti sta peggiorando e più di uno su otto al mondo è obeso. Il problema è più significativo in Nord America, ma anche l'Africa e l'Asia stanno vivendo una tendenza al rialzo. La denutrizione e l'obesità coesistono in molti paesi e possono anche essere visti fianco a fianco nella stessa famiglia. Uno scarso accesso al cibo nutriente a causa del suo costo elevato, lo stress di vivere con insicurezza alimentare e gli adattamenti fisiologici alla privazione del cibo aiutano a spiegare perché le famiglie con insicurezza alimentare possono avere un maggiore rischio di sovrappeso e obesità.
Non bisogna sottovalutare l’incidenza del cambiamento climatico che sta già minando la produzione di importanti colture come grano, riso e mais nelle regioni tropicali e temperate e, senza costruire resilienza climatica, si prevede che la situazione peggiorerà con l'aumentare delle temperature.

 

Proteggere la nostra salute

Per tutti gli esseri viventi il cibo è necessario per vivere, ma la qualità, la quantità e la tipologia di questo cibo possono influire molto sullo stato di salute. Siamo tutti estremamente consapevoli e giustamente preoccupati di ciò che respiriamo (smog, fumo e inquinanti) ma tendiamo a sottovalutare il ruolo prioritario che l'alimentazione riveste come determinante del nostro benessere fisico. Un decesso su cinque, 11 milioni di persone l’anno nel mondo, è legato a malattie cardiovascolari, cancro e diabete, su cui agisce in modo cruciale una dieta povera e squilibrata. Una dieta sbilanciata è responsabile di più morti di qualunque altro fattore di rischio al mondo e lo sono soprattutto l'alto consumo di sale e il basso consumo di alimenti salutari, come cereali integrali, frutta, semi e frutta secca e vegetali.
È quindi fondamentale rivedere gli attuali modelli alimentari: la dieta mediterranea – patrimonio dell’Unesco -  rappresenta un’alimentazione bilanciata capace di prevenire l’insorgenza di molte malattie e ridurre il rischio ad esse associato.

 

Fermare la deforestazione

Il nostro Pianeta dispone di una quantità finita di terreni agricoli coltivabili, la maggior parte dei quali sono già coltivati o utilizzati, oppure sono stati danneggiati dall’erosione o da un utilizzo eccessivo, mentre la ricerca di “nuovi” terreni provoca la deforestazione e l’allontanamento delle popolazioni locali. L’agricoltura è la principale responsabile della deforestazione a livello mondiale. Le minacce più gravi per le foreste sono rappresentate dagli incendi forestali e dai roghi, dal disboscamento illegale e dalla conversione delle foreste in pascoli, terreni arativi e piantagioni. Dal 1990 circa 420 milioni di ettari di foresta sono andati perduti a causa della conversione del suolo ad altri usi, ogni anno vanno persi circa 10 milioni di ettari. La recente pandemia da COVID-19 ha fatto luce sull'importanza della conservazione e dell'uso sostenibile della natura, riconoscendo che il benessere delle persone è collegato alla salute delle foreste e degli ecosistemi. Milioni di persone in tutto il mondo dipendono dalle foreste per la propria sicurezza alimentare e per il proprio sostentamento. Tutelare le foreste è fondamentale anche per preservare le risorse naturali, dal momento che queste aree accolgono buona parte della biodiversità terrestre del nostro pianeta e contribuiscono a mitigare l'impatto dei cambiamenti climatici. Oggi sono nove le principali materie prime, nel mondo, la cui produzione sta mettendo a rischio la biodiversità del Pianeta e in particolare le foreste: sono le piantagioni che servono per produrre olio di palma, soia, carne di manzo, canna da zucchero, cacao, caffè, gamberi, gomma polpa di legno e carta e legname tropicale. Per invertire la tendenza della deforestazione e della perdita di biodiversità è necessario un cambiamento radicale nel modo in cui produciamo e consumiamo il cibo

Ridurre le emissioni di gas serra

I cambiamenti climatici sono una delle sfide più complesse che il mondo deve affrontare per i danni enormi che causano – e continueranno a causare - alle economie delle società umane sul Pianeta, alla salute pubblica, alla povertà, ai conflitti per l’accesso alle risorse naturali, in particolare all’acqua, e alle migrazioni umane, alla sicurezza alimentare. Ma la prima causa dei cambiamenti climatici è il sistema alimentare stesso. Sebbene l’agricoltura (e quindi la produzione di cibo) sia il settore più esposto ai rischi dei cambiamenti climatici indotti dai gas serra, l’agricoltura stessa è responsabile di circa il 35% delle emissioni di anidride carbonica, metano e protossido di azoto dovute alle attività umane, in cui la zootecnia, da sola, contribuisce per il 18%. Si tratta di una percentuale superiore a quella generata a livello globale dai trasporti e dalla produzione di elettricità. Il consumo energetico dovuto alla produzione, lavorazione e trasporto del cibo ha sicuramente un peso non trascurabile, ma in realtà la maggior parte delle emissioni è dovuta alla deforestazione tropicale, al metano prodotto dagli allevamenti di bovini e dalle risaie e dal protossido di azoto prodotto in terreni eccessivamente fertilizzati. Inoltre l’agricoltura ha già trasformato e modificato il 40% delle terre emerse. Per ridurre gli effetti del cambiamento climatico è necessario un sistema alimentare più sostenibile, capace di ridurre significativamente gli impatti sui sistemi naturali e la biodiversità e di diete equilibrate, basate prioritariamente su alimenti vegetali e su cibi poco lavorati, in modo da rispondere anche ad esigenze di benessere fisico e salute.

Ridurre lo sfruttamento delle risorse idriche

L’acqua è fonte di vita e costituisce il nesso che lega tutti gli esseri viventi su questo Pianeta. Solo il 2,5% di tutta l’acqua sulla Terra è acqua dolce e l’80% non è disponibile perché è racchiusa nelle calotte polari e nei ghiacciai. Laghi, bacini, fiumi e zone umide rappresentano meno dell’1% dell’acqua disponibile e sono risorse limitate e vulnerabili. La scarsità idrica è in continuo aumento, così come la salinizzazione, l'inquinamento delle falde acquifere, il degrado delle risorse idriche e in generale degli ecosistemi ad esse legati. Molte zone umide stanno scomparendo. L’agricoltura come viene praticata oggi è una delle cause di questi fenomeni, poiché rappresenta il 70% di tutto il consumo d'acqua a livello mondiale. Ne consegue che l’acqua e la sicurezza alimentare sono strettamente connesse: la scarsità d’acqua in agricoltura rappresenta in molte zone un serio problema per la produzione alimentare. I cambiamenti climatici porranno ulteriori pressioni sulle risorse idriche per l’agricoltura. Di conseguenza oggi, la capacità degli ecosistemi di fornire continuamente i servizi per il benessere e lo sviluppo dell’umanità non può più essere data per scontata. La gravità delle attuali sfide in materia di disponibilità di acqua può essere affrontata solo con una gestione sostenibile del ruolo che può avere l’agricoltura e anche modificando la nostra alimentazione. Adottando una dieta di tipo mediterranea è possibile 'risparmiare' più di 2.000 litri d’acqua al giorno a persona rispetto ad altri tipi di dieta più ricchi di carni e derivati animali.

Ridurre l’inquinamento

La produttività agricola, in termini di rendimento delle colture, si è accresciuta grazie all'aumento delle monocolture e all'irrigazione, al miglioramento dei macchinari e al maggiore utilizzo di agenti chimici quali pesticidi e fertilizzanti. Gli inquinanti agricoli che destano maggiore preoccupazione per la salute umana sono i patogeni derivanti dall'allevamento, i pesticidi, i nitrati nelle falde acquifere, tracce di elementi metallici. Al contempo, l'intensificazione della produzione da allevamento - gli animali da allevamento sono più che triplicati dal 1970 - ha portato all'emergere di una nuova classe di inquinanti: antibiotici, vaccini e promotori ormonali della crescita che, attraverso l'acqua, passano dagli allevamenti negli ecosistemi e nell'acqua che beviamo. A livello globale, circa 115 milioni di tonnellate di fertilizzanti a base di azoto vengono sparsi ogni anno, il 20% circa dei quali finisce con l’accumularsi nel suolo e nella biomassa, mentre il 35% finisce negli oceani. A livello globale, 4,6 milioni di tonnellate di pesticidi chimici vengono rilasciati nell’ ambiente ogni anno (FAO, 2018). Nell'uomo, l’esposizione a livelli tossici di alcuni pesticidi ha effetti molto complessi che compaiono anche a dosi infinitesimali e vengono in genere valutati per ogni singolo principio attivo, anche se in realtà siamo esposti a veri e propri cocktail di molecole. Infine, l'inquinamento idrico dovuto a materiale organico originato negli allevamenti è oggi di gran lunga più diffuso che l'inquinamento organico legato alle aree urbane. A livello agricolo, l’eliminare o comunque minimizzare l'utilizzo di fertilizzanti e pesticidi, stabilire zone cuscinetto tra corsi d' acqua e confini agricoli, migliorare gli schemi di controllo del drenaggio possono essere importanti soluzioni. A livello del cittadino diete più sostenibili e riduzione degli sprechi alimentari possono fornire un grande contributo.

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