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Foreste vetuste Mediterranee alleate del clima

Sono scrigno di biodiversità e sistemi di accumulo di carbonio utili a mitigare i cambiamenti climatici

Giornata degli alberi

Il 21 novembre di ogni anno si celebra la Giornata nazionale degli alberi e in questo giorno vogliamo raccontare il valore delle foreste vetuste (old-growth forests): aree boschive intatte, invecchiate in modo naturale e che vivono da molti decenni in una situazione di equilibrio senza alcun tipo di influenza o disturbo antropico.

Le foreste vetuste in Europa

Queste foreste hanno sviluppato una struttura e ricchezza di specie estremamente complessa e di conseguenza un peculiare interesse di conservazione: sono caratterizzate dalla presenza di piante di dimensioni notevoli molte delle quali senescenti, abbondante presenza di alberi morti in piedi e legno morto al suolo, un’elevata eterogeneità ecologica e composizione di specie native.

Si stima che oggi le foreste vetuste europee siano estremamente rare, occupando solo lo 0,7% dell’area boschiva totale; anche in Italia i boschi vetusti hanno un’estensione molto limitata. La loro salvaguardia è considerata indispensabile, anche perché risultano essere modelli di riferimento per indirizzare appropriatamente le attività di gestione delle diverse tipologie di bosco (es. faggete, pinete montane). Per questo è in atto un’attività d’individuazione, studio e censimento di tutti i boschi con le caratteristiche di vetustà.

Valore ecologico e ambientale

I boschi vetusti costituiscono un patrimonio di inestimabile valore dal punto di vista ecologico ed ambientale. L’importanza del legno morto infatti risiede nel suo divenire un luogo di vita per centinaia di specie animali e vegetali. Ciascun microhabitat può ospitare diversi tipi di organismi: dai funghi saproxilici, che contribuiscono al processo di decomposizione del legno, ai coleotteri le cui larve si cibano di legno morto, a specie di piante vascolari che se ne avvantaggiano per la germinazione, agli uccelli che usano le cavità su alberi senescenti, o morti, per la nidificazione. È stato ad esempio rilevato che tra il 20% e il 40% delle specie di uccelli in una comunità forestale dipende dalla presenza di cavità in alberi morti.

Le foreste vetuste sono considerate gli ecosistemi forestali più ricchi, molto importati anche da un punto di vista climatico data la grande quantità di carbonio da loro assorbita nel corso dei decenni e ora conservata nella biomassa legnosa e nel suolo forestale. Ma, sebbene vi sia una crescente attenzione per questi ecosistemi ad alta naturalità, la conoscenza degli impatti a lungo termine dei cambiamenti climatici in ambiente Mediterraneo è ancora limitata.

Resistenza al cambiamento climatico

Uno studio pubblicato di recente sulla rivista internazionale Science of Total Environment rivela che i boschi vetusti che vegetano sulle montagne del Mediterraneo data la loro complessa struttura e composizione, risultano più resistenti al cambiamento climatico rispetto ad altri tipi di foreste, quali boschi giovani e monospecifici o popolamenti artificiali.

Un gruppo di scienziati italiani e spagnoli in una ricerca condotta nel Parco Nazionale del Pollino nel sud Italia sono riusciti a dimostrare che i boschi vetusti, nonostante l’acuirsi dei fenomeni estremi legati ai cambiamenti climatici e la ragguardevole età secolare degli alberi più vecchi, continuano a mostrare una crescita stabile o addirittura più sostenuta ad alta quota.

Dai risultati si evince che i sistemi più sono complessi a livello strutturale e funzionale, come i boschi vetusti, e maggiormente sono in grado di resistere ai cambiamenti climatici rispetto a quelli in cui l’uomo è intervenuto con la gestione. Si tratta di un risultato rilevante considerato quello che sta avvenendo in ambiente mediterraneo negli ultimi decenni dove diversi ecosistemi forestali a causa dei cambiamenti climatici mostrano segni evidenti di declino della crescita e peggioramento dello stato di salute con conseguenze negative in termini di sequestro del carbonio, biodiversità e servizi ecosistemici.

Patrimonio da proteggere

Nella strategia europea della biodiversità per il 2030 è previsto che tra il 10% della superficie europea terrestre da proteggere rigorosamente, vengano incluse “tutte le rimanenti foreste primarie e vetuste”. La protezione di quelle tipologie forestali europee che rappresentano parte delle rimanenti foreste secondarie più antiche è il fine da perseguire, affinché si possano conservare determinati ecosistemi forestali tipici di alcune specie che necessitano di habitat estesi e indisturbati. Tra gli obiettivi a scala regionale e locale un punto chiave può svolgerlo la gestione sostenibile e di tipo adattativo, che miri alla protezione ed espansione della conservazione delle foreste vetuste, veri e propri patrimoni della regione mediterranea meridionale, in modo da poter garantire la continuità di questi complessi sistemi che, inoltre, rappresentano un enorme potenziale per svariati studi scientifici.

La conservazione e il restauro degli ecosistemi montani rappresenta un traguardo importante nelle politiche di conservazione, pertanto investire anche sulle foreste vetuste risulta essere una strategia necessaria nella transizione ecologica in atto per garantire alle generazioni future un pianeta vivibile.

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