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Il declino dell'anguilla

A causa della pesca eccessiva e spesso illegale l'anguilla, un tempo comune in tutti i mari, è oggi a rischio

La sua popolazione è crollata del 90% negli ultimi anni

L’anguilla europea nasce nel Mar dei Sargassi, nell’oceano Atlantico, al largo della Florida. Trasparente e simile a una foglia di salice, è incapace di nuotare e si affida alla corrente. Avvicinandosi fino alle nostre coste raggiunge lo stadio giovanile con un aspetto simile alla forma adulta, ma sempre trasparente come il vetro: è lei la vittima principale della pesca di frodo. Se riesce a scampare alla pesca, dopo 10 o 20 anni riprende il viaggio di ritorno fino all’Atlantico occidentale, per riprodursi (una volta) e morire. Ma negli ultimi 30 anni il numero di anguille europee è crollato di oltre il 90%, a causa soprattutto della pressione enorme dovuta al traffico illegale destinato al mercato asiatico, tanto è vero che dal 2009 è stata inserita nella Lista Rossa della IUCN come specie a rischio critico. Oggi questo grande migratore rischia di estinguersi, tanto che la UE ha deciso il blocco dell’esportazione dell’anguilla nel mercato extra europeo. E’ notizia recente la super multa inflitta da un magistrato spagnolo ad un cittadino iberico che cercava di esportare in Marocco 65 kg. di anguille. In Italia ai primi di febbraio la guardia costiera di Viareggio (Lucca) ha sequestrato diversi attrezzi artigianali (nasse, cerchiaie, retini a maglia fitta e secchielli) posizionati nel porto per la pesca, illegale, del novellame di anguilla, le cosiddette ceche, individuando anche alcuni pescatori di frodo. “Le ceche – si legge in un comunicato della Capitaneria di Porto – sono un prodotto ittico molto ricercato il cui consumo, tuttavia la loro pesca provoca danni all’ecosistema marino, andando ad incidere sugli esemplari appena nati di una specie in via di estinzione, protetta da convenzioni e norme internazionali e nazionali a tutela della fauna marina”. Tre quarti delle anguille consumate in Europa provengono da allevamenti, il resto viene pescato in mare. Nei Paesi Bassi i piatti a base di anguilla sono una tradizione di lunga data.

La pesca eccessiva dei giovani

Salvare le anguille dal rischio estinzione è l’obiettivo condiviso, nell’ambito del progetto europeo Lifeel, da Università di Ferrara e Bologna, istituzioni e mondo della pesca. «Le cause della drastica diminuzione delle anguille – ha sottolineato Mattia Lanzoni, ricercatore in etologia del Dipartimento di scienze dell’ambiente e della prevenzione dell’ateneo di Ferrara -, sono da attribuire principalmente al cambiamento degli habitat, alla pesca eccessiva di quelle giovani e ai cambiamenti climatici». È in corso, grazie al progetto Lifeel di tutela e conservazione dell’anguilla europea, il monitoraggio del tragitto, ancora in gran parte avvolto dal mistero, che porta le anguille a riprodursi nel lontano mar dei Sargassi. Il WWF con il progetto europeo SWiPE (Successful Wildlife Crime Prosecution in Europe), lavora in Italia per favorire il contrasto ai crimini contro la fauna selvatica, promuovendo e rafforzando il coordinamento con magistrati e forze dell’ordine.Un giro illegale stimato in 50 milioni di Euro l’anno.

Il mercato illegale

Come se non bastasse tonnellate di anguille vengono pescate e commerciate illegalmente in Asia. Dopo che Europol ha sgominato i principali gruppi criminali in Spagna e in altri paesi, il mercato illegale è stato ridotto a circa 50 tonnellate di anguille all’anno. Si tratta comunque di due o tre volte di più dell’intero mercato legale europeo. Questo “oro bianco” produce nel traffico illegale un giro d’affari che puo’ essere stimato in 50 milioni di euro dice Andrew Kerr, a capo del Sustainable Eel Group (Seg), che lavora in tutta Europa per cercare di preservare la specie. “Più di un miliardo di anguille arrivano qui ogni anno dopo un viaggio straordinario – dice Kerr intervistato da EURONEWS.COM – . Hanno la forma di una foglia e galleggiano, contorcendosi nella corrente. Vanno alla deriva attraverso l’Atlantico e risalgono i fiumi d’acqua dolce, guadagnano peso per 10, 15, 20 anni e poi fanno il viaggio di ritorno attraverso le Azzorre fino al Mar dei Sargassi”.
C’è chi suggerisce di vietare la pesca delle anguille. Ma per Andrew Kerr questa soluzione potrebbe portare ad un bracconaggio incontrollato. Le misure del regolamento europeo sembrano essere più efficaci. “Tra il 1980 il 2010 il declino è stato del 15% ogni anno – dice Kerr -. Dopo l’approvazione del regolamento UE sulle anguille nel 2007, a partire dal 2010 quel calo ha iniziato a stabilizzarsi e negli ultimi 11 anni c’è stato una piccola ripresa. Quindi siamo a un punto di svolta. Ma non basta regolare la pesca. Dobbiamo cambiare il modo in cui sono gestite le nostre acque dolci”.Infatti c’è un altro problema alla base del declino delle anguille, la frammentazione degli habitat fluviali. Da grandi migratrici, questi pesci soffrono le barriere e le dighe che interrompono la continuità fluviale. “Ci sono 1,2 milioni di dighe in Europa, cioè circa una diga ogni 400 metri di corso d’acqua – dice Eric Feunteun, professore di ecologia marina -. Tutto ciò contribuisce al declino di questa specie che ha bisogno di migrare e di vivere in un corso d’acqua non modificato, che offra il cosiddetto continuum fluviale dalla sorgente al mare”.

  • Un futuro incerto per l'anguilla
    Un futuro incerto per l'anguilla

    L'articolo dal sito del WWF internazionale

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