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Il mio incontro col re dei ghiacci

Stefano Pozzi, guida artica alle isole Svalbard, si è trovato a pochi passi dal più grande carnivoro del pianeta Terra e ci racconta quanto la sopravvivenza dell’orso polare sia in pericolo

L’orso polare è un animale maestoso e solitario. Alle isole Svalbard, in Norvegia, ce sono oltre 3.000, in numero più elevato rispetto alle persone che nell’arcipelago ci abitano. In queste isole remote gli abitanti hanno imparato a convivere con gli orsi, studiando come muoversi ed evitare racconti ravvicinati, che risulterebbero pericolosi per entrambi.

Orso Polare, foto di Stefano Pozzi

A pochi passi dal gigante bianco

L’incontro più memorabile che ho avuto con un orso è stato proprio il primo, 8 anni fa ad Adolfbukta, una baia che si trova a 60 chilometri da Longyearbyen. Eravamo accampati di fronte al ghiacciaio Nordernsjoldbreen già da quattro giorni e stavamo facendo un corso di sicurezza sul ghiacciaio. Penso fossero circa le 2 di notte quando mi sono svegliato di soprassalto. Ho aperto immediatamente il sacco a pelo e messo la testa fuori dalla tenda. Davanti a me, a meno di 30 metri, c’era un’orsa impegnata a mangiarsi le nostre provviste.

Orso Polare, foto di Stefano Pozzi

Dopo due ore e vari tentativi per evitare che l’orsa si avvicinasse troppo a noi, ci ha raggiunti l’elicottero del Sysselmann, il governatore delle Svalbard, e il vento generato dalle eliche ha convinto l’orsa ad allontanarsi dal nostro cibo. Questo incontro è stata davvero una delle esperienze più incredibili che abbia mai vissuto: trovarmi così vicino ad un animale tanto maestoso e allo stesso tempo pericoloso, è sicuramente una sensazione difficile da dimenticare.

Stefano Pozzi
Stefano Pozzi alle Isole Svalbard

Ma questo incontro mi ha fatto anche molto riflettere. Quello che è certo è che un orso raramente cerca e si nutre di cibo “umano”, soprattutto se il suo cibo preferito, cioè la foca, si trova in abbondanza. La dieta dell’orso, infatti, è fatta per il 90% da foche e si stima che un orso polare adulto di media grandezza, per sopravvivere debba nutrirsi almeno di una foca alla settimana. I mesi di marzo e aprile, in particolare, sono fondamentali per il grande carnivoro, poiché coincidono con il periodo in cui le foche partoriscono i loro cuccioli in grotte scavate diligentemente dalle madri tra la neve e il ghiaccio marino. Appena nati i cuccioli di foca non hanno grasso sufficiente per sopravvivere nel mare e sono quindi costretti a rimanere nascosti nelle loro tane, sperando di passare inosservati all’incredibile olfatto dell’orso. La loro presenza è fondamentale per la sopravvivenza dell’orso, senza foche nell’Artico, anche gli orsi sparirebbero per sempre.

Il più grande carnivoro del Pianeta in pericolo

L’orso polare è un mammifero marino (il suo nome scientifico è Ursus maritimus), questo significa che vive, dorme e caccia in ambiente marino, in particolare sul ghiaccio marino. Il ghiaccio marino è per gli orsi, quello che la foresta amazzonica rappresenta per i giaguari. È il loro habitat, la loro casa. Come sappiamo, a causa del surriscaldamento degli oceani, il volume del ghiaccio marino nell’Artico si è ridotto dell’80% negli ultimi 30 anni: dai 16,85 milioni di km³ del 1979 si è passato a soli 4,05 milioni di km³ nel 2019.

Gli effetti sulle popolazioni di orsi polari sono devastanti: il loro habitat naturale è decimato e le foche migrano in mare aperto, oggi a volte anche un mese prima rispetto al decennio precedente. Questo quindi costringe il più grande carnivoro del pianeta Terra ad avvicinarsi all’uomo, andando in cerca di cibo per sopravvivere.

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La soluzione per salvare l’orso polare dall’estinzione è evidente ma quasi utopica: bisogna fare tutto il possibile per vincere la crisi climatica e accelerare l’azione verso l’azzeramento delle emissioni e dell’utilizzo dei combustili fossili. Solamente fermando l’immissione di anidride carbonica e metano nell’atmosfera potremo arrestare il processo di surriscaldamento globale che stiamo vivendo. Il momento per farlo è adesso.

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