Mar Mediterraneo | WWF Italy
Torre Guaceto, mare 
	© Claudia Amico

Mar Mediterraneo

Il Mediterraneo è un mare di straordinaria bellezza ,e con oltre 17.000 specie, racchiude in sé un'enorme complessità di flora e fauna.
Nel canale di Sicilia una dorsale situata a 400 metri di profondità separa le isole della Sicilia dalle coste della Tunisia e divide il mare in due bacini principali che costituiscono, da una parte il bacino occidentale (di circa 0,85 milioni di Km2) e, dall’altra il bacino orientale (di circa 1,65 milioni di Km2).

Una larga parte del bacino del Mediterraneo è costituito da un mare profondo che include diverse caratteristiche inusuali come alte temperature e un’omeotermia (una temperatura stazionaria e omogenea) al di sotto dei 300-500 m di profondità al fondale, dove la temperatura non scende mai sotto i 12,8°C. 

Le temperature profonde del Mediterraneo sono circa 10°C più calde di quelle dell’Oceano Atlantico alle stesse profondità.

Le ultime stime effettuate sulla biodiversità marina del Mediterraneo indicano la presenza di circa 17.000 specie. La biodiversità del Mediterraneo rappresenta, a seconda dei gruppi tassonomici, dal 4 al 25% della diversità di specie marine globali. Il Mediterraneo contiene circa il 7.5% delle specie mondiali in una superficie pari a 0.82%. Si può quindi dedurre che la ricchezza di specie per area è circa 10 volte superiore alla media mondiale.

Il Mediterraneo è minacciato  dalla pesca eccesiva ed illegale, dall’inquinamento (plastica e contaminanti chimici), dal traffico marittimo in continuo aumento, dall’invasione di specie aliene e dall’acidificazione delle acque, tutti fenomeni che incidono sulla biodiversità e sul delicato equilibrio su cui si regge l’ecosistema del Mare Nostrum.

 

Progetto MERCES: il ripristino degli habitat Marini

Il Mediterraneo è stato definito “sotto assedio” a causa dell'intensa pressione esercitata dalle attività umane.

Sono però necessarie ulteriori informazioni per determinare l’impatto che queste attività hanno sull’ecosistema marino e le sue risorse. MERCES (Marine Ecosystem Restoration in Changing European Seas), progetto finanziato dall’UE, ha come obiettivo di colmare questa lacuna, approfondendo le conseguenze dell’interazione tra esseri umani, ambiente e specie marine e proponendo operazioni di restauro degli ambienti marini. Il concetto di "restauro/recupero" consiste, da un lato, nella rimozione dell'impatto antropico, e dall'altro al ripristino di equilibri strutturali e funzionali dell'ecosistema.

Studio MedTrends

I prossimi 20 anni vedranno una vera e propria corsa all’oro nei mari del Mediterraneo: è il risultato della prima analisi svolta nel bacino sugli scenari di sviluppo di tutte le attività produttive. Lo studio MedTrends analizza 10 settori economici marittimi chiave, illustrando e mappando il loro stato attuale e le tendenze future di sviluppo (fino al 2030), i fattori che li guidano, le loro interazioni e i relativi impatti ambientali.

Attualmente, oltre il 20% del Mediterraneo è dato in concessione per l’industria petrolifera e del gas e la produzione entro il 2030 di gas offshore verrà quintuplicata, soprattutto nell’area orientale del bacino. Per l’Italia sono previste 40 istanze di permesso di Ricerca e 9 istanze di Coltivazione e le zone più interessate sono il medio e basso Adriatico, il Canale di Sicilia e la Sardegna occidentale. Il tasso di sviluppo del trasporto marittimo cresce ogni anno del 4%. mentre in Italia il trend prevede che dai 10 milioni di container standard si passi a 12,5 milioni entro il 2020 e ai 17,5 entro il 2030.

Il turismo prevede oltre 500 milioni di arrivi internazionali entro il 2030 mentre i crocieristi che sbarcano in Italia potrebbero superare i 17 milioni entro il 2020 e salire fino ai 24 milioni entro il 2030. L’urbanizzazione costiera, che oggi già compromette gran parte del paesaggio mediterraneo, invaderà oltre 5.000 km di costa entro il 2025 e solo in Italia si rischia un consumo di suolo di 10 km all’anno. Anche l’acquacoltura crescerà del 112% entro il 2030 (paesi UE) così come la pesca ricreativa. L’unico settore  a mostrare una tendenza al calo è quello della pesca professionale: oggi oltre il 90% degli stock ittici pesce è eccessivamente sfruttato e la tendenza degli altri settori come l’attività mineraria marina e l’estrazione di petrolio e gas chiaramente avranno un ulteriore impatto negativo su di esso.

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Mediterraneo in numeri

  • Superficie: 2.969.000 Km2 (rappresenta circa lo 0.82% della superficie degli oceani globali)
  • Profodità: in media di soli 1460 metri ed una profondità massima di 5267 metri nella fossa di Matapan.
  • Presenza umana: 200 milioni di presenze annue in 21 Stati. 
  • Specie attualmente scoperte: 17.000 

Il WWF per il Mediterraneo

La tutela del Mediterraneo costituisce una sfida fondamentale per le attività del WWF in Italia. Nel 1978 il WWF lanciò una grande campagna per sensibilizzare l’opinione pubblica sull’importanza del Mare Nostrum e della sua ricchezza di vita che si chiamava “Il mare deve vivere”, oggi il WWF rafforza le sue attività e il suo messaggio chiamando tutti all’azione  perché “Senza il mare non si vive”.

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Progetto MERCES

L'obiettivo del progetto MERCES è quello di mostrare come il "restauro ambientale" costituisca una necessaria prospettiva per recuperare habitat profondamente danneggiati nel tempo oltre alle prospettive economiche connesse allo sviluppo di una "industria" dedicata a queste attività. Grazie ad un esteso partenariato, in cui partecipiamo come WWF Italia, il progetto intende combattere la distruzione dell'habitat e fronteggiare i cambiamenti climatici.

Ultima spiaggia

Per salvare le coste ed i mari Italiani occorre agire subito: con il dossier  “L’ultima spiaggia – Lo screening dei mari e delle coste della Penisola” abbiamo individuato delle aree sensibili da preservare e gli strumenti istituzionali da porre in essere per diminuire i fattori di pressione e promuovere una crescita blu sostenibile. Nonostante nel bacino del Mediterraneo il 93% degli stock ittici sia già oggi in sovra sfruttamento,  il 25% della piattaforma continentale italiana sia interessata da attività estrattive  e l’Italia sia ai primi posti in Europa per traffico di merci trasportate via mare e come meta per il turismo crocieristico, è ancora possibile salvare la ricchezza dei nostri mari. Anche nella nostra fascia costiera non bisogna ridursi all’ultima spiaggia. Negli ultimi 50 anni abbiamo registrato in tutta Italia uno sviluppo lineare medio dell’urbanizzazione di 10 km l’anno, con una densità dell’urbanizzazione in una fascia di 1 km dalla linea di costa che è passata nella Penisola dal 10 al 21%, mentre in Sicilia ha raggiunto il 33% e in Sardegna il 25%.
Nel dossier abbiamo individuato quindi le aree marine e costiere da tutelare per la loro importanza biologica e gli strumenti istituzionali da attivare ad iniziare da una moratoria della nuova edificazione nella fascia costiera, sino a quando non saranno approvati i piani paesaggistici in tutte le Regioni.
 
Scarica l'almanacco delle trasformazioni delle coste italiane >> 
 
Scarica il dossier "Cemento coast to coast" >>