Quanto è stato perso | WWF Italy

Quanto è stato perso

Sebbene tutti gli ecosistemi siano in grado di adattarsi agli stress associati alla riduzione della biodiversità in una certa misura, la perdita di biodiversità riduce la complessità di un ecosistema. I ruoli un tempo ricoperti da più specie interagenti o più individui interagenti vengono irrimediabilmente persi. 
Come in un puzzle a cui vengono a mancare alcuni pezzi, anche in questo caso le singole ma fondamentali componenti vengono perse, e l'ecosistema perde la sua capacità di riprendersi da un disturbo.
 

Una perdita senza precedenti 

La perdita di biodiversità causata dall'uomo e dalle attività dell'uomo tendono ad avere effetti di lunga durata, e spesso permanenti, sugli ecosistemi.

Gli umani, i loro raccolti e i loro animali da cibo occupano una quota crescente dell'area terrestre della Terra:

  • Il 75% dell'ambiente terrestre e circa il 66% dell'ambiente marino sono stati modificati in modo significativo

  • la metà della terra abitabile del mondo (circa 51 milioni di km quadrati) è stata convertita in agricoltura 

  • circa il 77% dei terreni agricoli (circa 40 milioni di km quadrati) è utilizzato per il pascolo da bovini, ovini, caprini e altri animali

  • più di un terzo della superficie terrestre del mondo e quasi il 75% delle risorse di acqua dolce sono ora destinate alla produzione di colture o bestiame

  • le emissioni di gas serra che sono raddoppiate, provocando un aumento delle temperature medie globali di un grado 1°C

Questa massiccia conversione di foreste, zone umide, praterie e altri ecosistemi terrestri ha prodotto un calo del 60% del numero di vertebrati in tutto il mondo dal 1970, con le maggiori perdite nelle popolazioni di vertebrati che si verificano negli habitat di acqua dolce (83%).
 

Quella a cui stiamo assistendo oggi è ormai considerata unanimemente dagli scienziati la sesta estinzione di massa, a causa del tasso di estinzione così accelerato da provocare l’attuale vertiginoso declino della biodiversità. 




Specie a rischio

 
© R.Isotti, A.Cambone - Homo Ambiens / WWF
Circa il 25% delle 93.579 specie per le quali è valutato lo status di conservazione sono attualmente minacciate di estinzione globale (ovvero, elencate nella Lista rossa IUCN come vulnerabile, in pericolo o in pericolo critico).

Ad essere minacciati a livello globale sono: 
- il 41% delle specie di Anfibi
- il 13% delle specie di Uccelli
- il 7% delle specie di Pesci ossei
- il 25% delle specie di Mammiferi
- il 19% delle specie di Rettili

La situazione non è migliore per le piante. A rischio sono il 36% delle Dicotiledoni, il 17% delle Monocotiledoni, il 40% delle Gimnosperme (Conifere e altri gruppi) ed il 16% delle Pteridofite (Felci).

Perdita di Habitat

Le foreste intatte, nelle quali non vengono rilevati impatti umani rilevanti, stanno diminuendo in tutti i Continenti, a causa di disboscamento industriale, espansione agricola e incendi. Solo il 39% della superficie terrestre è ancora classificato come vegetazione primaria (cioè non è mai stata gestita, bonificata o pascolata). L’estensione delle aree forestali rappresenta il 68,1% delle aree originariamente coperte da foreste.

Ancora peggiore la situazione delle zone umide, di cui si stima abbiamo perso circa l’87% dal 1700 ad oggi.

Negli ultimi 20 anni l'Artico ha visto grandi trasformazioni nei suoi habitat, soprattutto a causa dei cambiamenti climatici. Le aree ricoperte da ghiacciai stanno diminuendo, lasciando spazio a zone acquitrinose e paludi (in aumento del 19%). In queste aree le foreste stanno sostituendo un habitat unico come la tundra, che si è ridotta del 91%.